La guerra dell’energiaCome si sta muovendo l’Italia per non dipendere troppo dal gas russo

I rifornimenti da Mosca, che rappresentano il 40% del totale importato dal nostro Paese, per ora non mancano. Ma la missione italiana in Algeria mira ad aumentare le forniture già per il prossimo inverno e quello successivo

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A soli quattro giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina la ricerca di fonti alternative per l’approvvigionamento italiano di gas è cominciata. Il ministro degli esteri Di Maio lo scorso lunedì è volato ad Algeri, e lo ha fatto per negoziare, per conto del governo, un aumento delle forniture verso il nostro Paese. 

Il gas russo (che con i suoi 29 miliardi di metri cubi all’anno rappresenta circa il 40% del totale importato dall’Italia) per ora non manca. Il flusso verso il nostro paese, gestito innanzitutto da Gazprom, non è diminuito e non è detto che accadrà. Ma è evidente che la guerra in Ucraina da una parte, e le sanzioni economiche dirette verso la Russia dall’altra, aumentano notevolmente le probabilità che questo accada e così, la politica, è costretta a cercare delle soluzioni alternative. E a farlo immediatamente.

Di Maio, dicevamo, è volato ad Algeri. Lo ha fatto accompagnato dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e da un funzionario del ministero della Transizione ecologica. La delegazione italiana, accolta da quella del premier Aymen Benabderrahmane, in questo modo, ha dato il via alla ricerca di nuove fonti energetiche in modo da garantire all’Italia l’energia necessaria sul breve e medio periodo. 

Nel complesso oggi l’Italia importa 76 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Di questi 29 arrivano dalla Russia, circa 21 dall’Algeria (dati del 2021). Il flusso di gas dall’Algeria è già in forte aumento: il 2021 ha visto un +76% rispetto al 2020. Ma Transmed, il gasdotto che collega l’Algeria all’Italia passando per la Tunisia, potrebbe aumentare ulteriormente la quantità di gas esportata ogni anno verso il nostro Paese, fino a raggiungere i 30 miliardi di metri cubi. Transmed è di proprietà di Sotugat, nella sua parte tunisina, di Sonatrach in quella algerina, di Eni e Sonatrach nella parte sottomarina e di Snam in quella italiana

Il negoziato tra Roma e Algeri punta a rafforzare i rapporti commerciali tra i due Paesi, ma soprattutto a un obiettivo di breve termine: aumentare le forniture verso l’Italia già il prossimo inverno, quello del 2023, e quello successivo. Naturalmente l’Algeria non può sostituire completamente le forniture russe, ma può sin da subito farlo per un terzo dell’ammontare necessario. Sarebbe a dire per una decina dei trenta miliardi di metri cubi annui di provenienza russa. 

Nel frattempo si lavora su più fronti: nelle stesse ore in cui Di Maio era in Algeria, il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani è volato a Bruxelles per partecipare al Consiglio europeo straordinario dei ministri dell’Energia. Come ha riferito alla Camera lo stesso premier Draghi, oltre che sull’Algeria, l’Italia punta anche su un possibile aumento delle forniture dall’Azerbaijan, dalla Tunisia, dalla Libia e dal Qatar. C’è poi il gas liquefatto trasportato via mare, con cui sia l’Italia che l’intera Unione europea avevano già provveduto a schermarsi dall’instabilità dei flussi e dei prezzi del gas russo negli scorsi mesi. 

Come scrive Gabriele Carrer su Formiche, la situazione per il momento «è di fiducia almeno fino alla prossima stagione invernale». Il ministro Cingolani, commentando proprio la necessità di ridurre la dipendenza italiana dal gas russo ha detto di avere «un piano molto chiaro». E ha aggiunto: «Posso preannunciare, in base alle analisi fatte, che nel brevissimo termine non c’è alcun problema».

Insomma, ciò che conta di più sono i tempi, e lo strumento fondamentale per risolvere il problema alla radice, come fatto notare più volte da analisti e operatori del settore, è lo stoccaggio. Lo stesso Cingolani ha voluto ribadire che “c’è da affrontare il problema dello stoccaggio” e che “gli stoccaggi di gas si fanno prima dell’inverno, poi si arriva a questo periodo in cui si ha il 20-25% del livello”. Intanto la primavera è alle porte, e questa è un’ottima notizia: significa che l’uso del gas diminuirà proprio nelle prossime settimane.