Prove Generali di VenezuelaLa Commissione parlamentare grillina che si crede Autorità di regolamentazione

Il deputato di Italia Viva Luigi Marattin si è dimesso in disaccordo con la scelta della presidente Carla Ruocco di convocare l’ad della compagnia di assicurazioni, Philippe Donnet, per «svolgere un’attività di approfondimento sulle recenti dinamiche di governance e azionarie che hanno coinvolto la compagnia». Ma è un’entrata a gamba tesa nella battaglia per il rinnovo dei vertici di una società privata

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A un mese dall’assemblea degli azionisti che rinnoverà i vertici di una società privata, l’amministratore delegato della stessa società viene chiamato in audizione da una commissione parlamentare d’inchiesta per esporre informazioni di bilancio, piani industriali e persino per chiedere conto di decisioni interne riguardanti un proprio dirigente.

Sembra una dinamica da Venezuela (cit. Carlo Calenda) o qualcosa di simile, invece la Commissione d’inchiesta è quella del Parlamento italiano sul sistema bancario e finanziario.

Philippe Donnet, ceo di Generali, è stato convocato in audizione per le 12 di martedì 5 aprile dalla presidente della Commissione parlamentare, Carla Ruocco (Movimento 5 stelle), a chiarire le ultime evoluzioni della partita per la contesa della prima compagnia italiana. A Donnet è stato richiesto di fornire una relazione informativa su sette punti che mettono a fuoco le criticità di alcune dinamiche gestionali della compagnia.

Una convocazione che ha provocato le dimissioni dalla Commissione del deputato di Italia viva Luigi Marattin.

«Da tempo mi sento a disagio in questa commissione, perché c’è un equivoco di fondo: se sei una commissione d’inchiesta indaghi sul passato delle banche, e la stessa storia del nostro Paese ci dice che questo è un lavoro che va fatto con grandissima attenzione. Invece la commissione è impegnata in tutt’altro: facevo parte di un’autorità di regolamentazione finanziaria e non lo sapevo», dice a Linkiesta Luigi Marattin, che sarà sostituito nella commissione da un collega del gruppo di Italia Viva.

La lettera inviata da Carla Ruocco quasi non sembra vera. Con il primo dei sette punti si richiede a Donnet una «puntuale descrizione della tempistica e delle attività svolte da parte del Consiglio di Amministrazione uscente che hanno portato alla presentazione di una lista di candidati per il prossimo rinnovo del Consiglio di Amministrazione».

Poi, prosegue, «la descrizione dell’andamento delle quotazioni dei titoli Generali su base mensile e relative all’ultimo triennio, ivi compresa il livello dei prezzi massimo e minino, del prezzo di riferimento, dei volumi di negoziazione e della relativa volatilità».

E ancora: «Le principali evidenze, su base annua e relative all’ultimo triennio, sull’andamento della situazione economico-finanziaria e patrimoniale, ivi compresi i dividendi distribuiti, di Assicurazioni Generali; le motivazioni e le valutazioni di competenza che hanno condotto Assicurazioni Generali di recente a sospendere con effetto immediato e fino a ulteriore avviso Luciano Cirinà, Austria & CEE (ACEE) Regional Officer nonché i chiarimenti su recenti rumors di stampa circa la notizia che Assicurazioni Generali non avrebbe concesso la richiesta di aspettativa dalla carica presentata dallo stesso Luciano Cirinà».

A proposito di Cirinà. Dopo la sospensione, il consiglio di amministrazione di Generali ha deciso di interrompere con effetto immediato il rapporto di lavoro per «violazione degli obblighi di lealtà e dalla grave violazione di altri obblighi previsti dal contratto di lavoro». E va ricordato che Cirinà è il candidato della lista di Francesco Gaetano Caltagirone (primo azionista privato con il 9%) nella carica di amministratore delegato.

Le richieste della Commissione vanno oltre il mandato parlamentare. Lo dimostra anche il fatto che siano diametralmente opposte a un avvertimento lanciato, ormai tre anni fa, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riportato anche dallo stesso Marattin nel post con cui ha motivato le sue dimissioni.

La lettera risale al 29 marzo 2019, Mattarella richiamava esplicitamente la necessaria attenzione affinché «le attività della Commissione non si sovrapponessero a quella delle Autorità indipendenti, affinché vigilino sul corretto funzionamento delle nostre istituzioni».

Molto semplicemente, la commissione non si è comportata da commissione d’inchiesta: «Entra a gamba tesa in una partita delicata come quella di Generali – conclude Marattin – convoca il ceo, chiede i dati, chiede spiegazioni sui dirigenti: questa è l’attività di un’autorità di regolamentazione indipendente, non di una commissione d’inchiesta del Parlamento».

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