Oltre le sanzioniL’ex ministro polacco che propone di creare un fondo per i soldati russi disertori

Radoslaw Sikorski, oggi eurodeputato, ha proposto a Ursula von der Leyen di «stabilire un fondo per dare 3mila euro a ogni soldato russo che disertasse e un permesso di lavoro per tre anni più il riconoscimento di rifugiati alle loro famigli, e un extra bonus se portano qui i loro tank o elicotteri. Questo aiuterebbe. Molti soldati russi non vogliono combattere e vogliamo privare Putin del suo esercito»

Creare un fondo europeo per sostenere i soldati russi disertori. L’idea arriva da Radoslaw Sikorski, ex ministro degli Esteri polacco dal 2007 al 2014 e della Difesa dal 2005 al 2007, membro del partito Piattaforma Civica fondato da Donald Tusk, che dal 2019 è eurodeputato e membro del Ppe.

Nel 2014 Sikorski ha avuto un ruolo di spicco come mediatore in Ucraina, insieme ai ministri degli Esteri di Francia e Germania di allora, nella crisi sfociata poi nella rivolta di Maidan, che ha portato alla sconfitta del presidente putiniano Victor Yanukovich, rimosso dall’incarico dal Parlamento ucraino.

Al Corriere dice: «Ho proposto un’idea alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: stabilire un fondo per dare 3mila euro a ogni soldato russo che disertasse e un permesso di lavoro per tre anni più il riconoscimento di rifugiati alle loro famiglie, e un extra bonus se portano qui i loro tank o elicotteri. Questo aiuterebbe. Molti soldati russi non vogliono combattere e vogliamo privare Putin del suo esercito».

L’Ue come può aiutare l’Ucraina «con una posizione ferma contro questa invasione non provocata», ribadisce. «La situazione è drammatica. Bisogna sostenere le fondazioni che stanno raccogliendo soldi per i rifugiati ucraini ma anche per articoli di protezione personale per i soldati. Il compito più urgente è proteggere le persone nelle grandi città. Cibo e medicine stanno finendo. Ci dovremmo concentrare su come aiutarli. Dobbiamo inoltre sostenere l’Unione del gas. Se resta necessario acquistare gas russo, lo dovremmo fare in modo collettivo così da avere sicurezza di approvvigionamento a un prezzo più competitivo».

La Polonia si è offerta di essere l’hub delle armi da consegnare agli ucraini. «Ma è un rischio che siamo disposti a correre perché Putin ha lanciato una guerra che non è stata provocata e proviamo solidarietà con gli ucraini, hanno il diritto di difendersi», spiega. «Avremmo dovuto consegnare molte armi anche prima dell’invasione, ora è più difficile ma la Polonia con la Slovacchia e con la Romania stanno da un lato ricevendo i rifugiati e dall’altro inviando sostegno umanitario e difensivo».

E in Polonia intanto è arrivato oltre un milione di rifugiati. «C’è una manifestazione di simpatia senza precedenti verso gli ucraini», dice Sikorski. «Sono accolti dalle famiglie polacche. C’è il sentimento diffuso che gli ucraini stanno combattendo la nostra battaglia. Se non blocchiamo la Russia in Ucraina arriverà ai nostri confini. Spero che l’Ue aiuti finanziariamente l’integrazione dei rifugiati, la maggior parte sono famiglie di combattenti».

Ma in Polonia resta il problema della mancanza di rispetto dello Stato di diritto. «Putin non starebbe facendo quello che sta facendo se la Russia fosse una democrazia, se in Russia lo Stato di diritto fosse rispettato», conclude Sikorski. Questo è il momento in cui si deve insistere sul rispetto dello Stato di diritto. Il partito al potere in Polonia deve solo incolpare se stesso per avere infranto la nostra Costituzione e i Trattati dell’Ue: se sono seri dovrebbero rimuovere gli ostacoli per fare in modo che la Polonia sia un membro in regola nell’Ue».