Crisi energeticaE quindi, dovremo riaprire le centrali nucleari?

Elon Musk ha caldeggiato questa soluzione in un tweet, ma non c’è concordia sul tema: per capire se davvero in Europa vedremo una “rinascita” dell’atomo, però, bisogna guardare alla Germania

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Sembra sempre più evidente che la guerra in Ucraina sia destinata a cambiare il nostro modo di gestire l’approvvigionamento di energia. «Speriamo che ora sia assolutamente ovvio che l’Europa dovrebbe riavviare le centrali nucleari inattive e aumentare la produzione di energia di quelle esistenti» ha commentato Elon Musk poche ore fa. Il fondatore di Tesla si riferisce al fatto che molte centrali nucleari in Europa sono state chiuse di recente, ed effettivamente nel giro di poco potrebbero essere rimesse in funzione.

Il motivo, come ha detto lo stesso Musk, è che questo oggi sembra essere «critico per la sicurezza nazionale e internazionale». Il riferimento è all’urgenza dei Paesi europei di mettersi al riparo da possibili diminuzioni delle quantità di gas e petrolio in arrivo dalla Russia. Affrontare quest’urgenza, secondo Musk e altri esperti del settore, sarà possibile soltanto con una combinazione di soluzioni, tra le quali ci dovrà essere anche un aumento dell’attività delle centrali nucleari e una riattivazione di quelle appena dismesse. Ma è possibile?

La fase di spegnimento delle centrali nucleari del più popoloso Paese europeo, la Germania, in teoria dovrebbe essere completata entro la fine del 2022. La guerra in Ucraina potrebbe però spingere il governo guidato dal cancelliere Scholz a decidere di ritardare la loro chiusura. L’ipotesi è stata ventilata dallo stesso Scholz e dal vice cancelliere e ministro dell’economia Robert Habeck pochi giorni fa.

Per capire se davvero in Europa vedremo una “rinascita” dell’energia nucleare bisogna guardare proprio alla Germania, e non solo perché è la nazione più popolosa e la prima economia del vecchio continente, ma anche perché la Francia (che si trova al secondo scalino del podio) è già ampiamente proiettata verso una produzione energetica affidata alle centrali nucleari. Parigi ricava già oltre il 70% della propria energia dal nucleare, e dall’Eliseo è già arrivato l’annuncio che ne verranno costruite altre sei. Berlino, invece, dipende fortemente dal gas (che corrisponde a circa un quarto di tutta l’energia consumata sul suolo tedesco), soprattutto quello russo, che costituisce il 38% del totale.

Nel 2021 la Germania ha prodotto circa il 12% della sua energia attraverso le proprie centrali nucleari. Dopo l’incidente della centrale di Fukushima nel 2011, però, è stata presa la decisione di intraprendere un percorso di progressivo spegnimento di tutti gli impianti. C’entra la diffusa paura per l’ambiente e la sicurezza, ma anche una convinzione politica piuttosto diffusa. D’altronde i movimenti ambientalisti (e quelli tedeschi sono tra i più influenti) sono storicamente contrari all’impiego del nucleare, basti pensare che il simbolo dei Verdi, il sole sorridente, viene direttamente dai movimenti anti-nucleare scandinavi.

L’incidente giapponese di Fukushima ha risvegliato le paure nate con quello di Chernobyl molti anni prima, e così delle diciassette centrali nucleari tedesche, in un solo decennio, ben quattordici sono state spente. Oggi ne rimangono solamente tre: Isar 2, Emsland e Neckarwestheim 2, gestite rispettivamente dalle aziende energetiche tedesche E.on, Rwe e EnBW. Insieme, le tre centrali producono circa 4200 gigawatt, che corrispondono soltanto al 5% del fabbisogno energetico tedesco. Dire se davvero il governo di Berlino deciderà di farle rimanere in funzione è difficile. Il primo ostacolo è proprio il partito dei Verdi, che ha avuto ottimi risultati alle scorse elezioni federali ed esprime quindi sia il già citato vice cancelliere e ministro dell’economia Robert Habeck sia il ministro degli esteri Annalena Baerbock.

Se davvero la Germania decidesse di ritardare lo spegnimento, non sarebbe da escludere nemmeno ciò che Elon Musk auspica: la riattivazione degli impianti appena spenti. Stando a ciò che scrive l’agenzia di stampa Reuters la legislazione attuale prevede che gli operatori perderanno il diritto di gestire gli impianti alla fine del 31 dicembre 2022. Ma se il regolatore tedesco, che fa capo al Ministero dell’Economia, dovesse stabilire che questi reattori sono fondamentali per la sicurezza dell’approvvigionamento tedesco, ecco che allora potrebbe permettere di farli funzionare ancora a lungo, cosa che, scrive sempre Reuters, «tecnicamente è fattibile». 

Va notato che EnBW ha commentato così la possibilità di prolungare l’operatività dell’impianto Neckarwestheim 2: «Se è necessario per la sicurezza dell’approvvigionamento, EnBW ovviamente è pronta ad esaminare le misure e a fornire consigli al governo tedesco».

Sul breve periodo, però, paesi sprovvisti di centrali nucleari come il nostro non possono puntare sul nucleare per sostituire il gas russo. Questo perché il tempo mediano per la costruzione di una centrale rimane di 7 anni.

L’urgenza di tornare a investire sul nucleare ha anche un’altra ragione, slegata dalla possibile mancanza di gas e petrolio russo nel prossimo periodo: la crisi ambientale. Il nucleare, infatti, produce molte meno emissioni di gas serra rispetto all’uso di carbone e petrolio. Anche per questo, già prima dell’invasione russa dell’Ucraina, il dibattito su una nuova fase di produzione energetica nucleare era molto acceso.