Nuova epocaCome l’Europa vuole diventare energeticamente indipendente

Per Macron, la guerra in Ucraina ha «cambiato un’era», anche sul fronte dell’approvvigionamento energetico. Cosa c’è nella «strategia di indipendenza energetica europea» citata dal presidente francese?

Unsplash

Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che l’invasione dell’Ucraina ha «cambiato un’era» qui nel continente europeo. In un discorso in tv durato 14 minuti, rivolto alla nazione, il capo dell’Eliseo ha parlato di «una sfida senza precedenti» davanti alla quale bisogna rispondere con prontezza. Se si fa caso ai dettagli, quello di Macron, sembra un manifesto per una nuova indipendenza del blocco europeo, come quando dice che «Non possiamo più dipendere dagli altri perché ci sfamino, si prendano cura di noi, ci informino e ci finanzino».

Insomma, secondo il presidente francese l’Unione europea deve fare dei passi in avanti nel rendersi indipendente e autonoma dal punto di vista militare. Lo ribadisce dicendo che noi europei non possiamo dipendere dagli altri «perché ci difendano, che sia sulla terra, sul mare, sott’acqua o nell’aria, nello spazio e nel cyberspazio».

Ma è la frase che ha aggiunto pochi secondi dopo a essere la più significativa, quando sottolinea che lui stesso difenderà una «strategia di indipendenza energetica europea». L’energia, d’altronde, è fondamentale non soltanto per la nostra economia, ma anche per gestire i rapporti di potere tra i vari blocchi politici. Si è sempre creduto, per esempio, che acquistare ingenti quantità di gas dalla Russia avrebbe reso i rapporti tra stati europei e Mosca distesi e pacifici. Oggi sappiamo che non è andata così.

Il discorso di Macron è importante perché in questo momento sembra rispecchiare la linea di pensiero di tutta l’Europa, che immediatamente dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe si è insospettabilmente compattata. Anche i leader di Paesi che non fanno parte dell’Unione Europea, come il Regno Unito, o che non fanno parte della Nato, come la Finlandia, davanti alla violenza dell’aggressione russa sembrano aver preso coscienza di una nuova necessità: quella di fare blocco comune e, con una voce unica, cercare di mettere il Cremlino nelle condizioni di essere obbligato a trattare o, nella migliore e meno probabile delle ipotesi, a fermare le violenze in Ucraina. Dopo decenni di nazionalismi anti-europei e l’unità europea descritta come un fardello da sopportare, ora, davanti a un pericolo come quello del regime putiniano, è chiaro a tutti che è meglio cominciare a badare a sé stessi.

Certo, oggi il primo riferimento in tema di indipendenza energetica è cercare di fare a meno del gas russo. Come abbiamo scritto qui su Linkiesta stiamo assistendo a un’accelerazione dei tentativi di trovare altre fonti di approvvigionamento del gas: è per questo che il ministro degli Esteri Di Maio lo scorso 28 febbraio, a soli quattro giorni dall’inizio del conflitto in terra ucraina, si è recato ad Algeri per negoziare un aumento delle forniture dal Nord Africa. Perché è vero che il gas algerino non può rimpiazzare completamente quello russo, ma può comunque raddoppiare, contribuendo a risolvere una parte significativa dell’eventuale problema. «Eventuale» perché per ora il gas di Mosca non ha smesso di arrivare in Europa occidentale.

C’è da dire – per dare un’idea delle dimensioni della questione – che modificare l’assetto energetico di un Paese come il nostro significa andare a incidere sulle fondamenta su cui si regge l’equilibrio di potere tra il Paese stesso e il blocco politico di cui fa parte. Ma anche tra l’Italia e gli altri blocchi politici. Ed è anche per questo che il discorso di Macron sull’indipendenza energetica europea è legato alla difesa: perché le due cose, per forza di cose, sono interdipendenti. Se l’Unione Europea vuole davvero rafforzare la propria coesione interna e dipendere meno dall’esterno per i beni essenziali deve anche fare ciò che non ha mai voluto fare dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi: aumentare le spese militari. Il motivo per cui non è successo è semplice: dopo il conflitto mondiale che dilaniò il vecchio continente la reazione dei Paesi europei fu, con le dovute eccezioni, quella di abbracciare un pacifismo e una neutralità pressoché totali. Paesi come l’Italia e la Germania, per espiare le proprie colpe dell’epoca nazi-fascista hanno di fatto castrato la propria proiezione nel mondo, delegato la difesa quasi interamente agli Stati Uniti e contenuto al minimo le spese militari. La mossa scellerata di Putin, però, nel giro di pochi giorni ha sparigliato le carte: il governo tedesco ha annunciato un aumento della spesa militare di 100 miliardi e l’Italia, tramite il ministro Guerini, ha fatto sapere di avere intenzioni simili. 

Sembra che stia scricchiolando quello che Olivier Dupuis e Carmelo Palma chiamano “free ride”: «la classe politica e l’opinione pubblica degli Stati membri ha totalmente disimparato a considerare quella della difesa come una responsabilità politica e ora usa gli interessi nazionali e le urgenze domestiche come un modo per sottrarsene». Ma con una guerra in Europa, questo continuo deresponsabilizzarsi, sembra ormai insostenibile. 

Oggi, come dicevamo, per quanto l’obiettivo dell’indipendenza sia arduo da raggiungere, sembra essercene la volontà politica. Enrico Letta ha fatto un discorso simile a quello di Emmanuel Macron, in cui ha detto che gli stati europei non sono mai stati così uniti e che «l’Europa deve far nascere un’Unione dell’energia»

Insomma, lo sforzo politico per raggiungere una nuova indipendenza energetica europea passa anche da un cambio di prospettiva in campo militare. E, come dicevamo all’inizio di questo articolo, è già cominciato con la ricerca di fonti alternative per l’approvvigionamento di gas. Ma c’è di più: sul breve e medio termine oltre al gas arriveranno nuove valutazioni sull’opportunità di investire sull’energia nucleare. La Francia (che già oggi si garantisce così la gran parte dell’energia di cui necessita, e che non a caso ha una proiezione nel resto del mondo enormemente maggiore a quelle di Italia e Germania) pianifica di costruirne delle altre. Il dibattito sul nucleare era già emerso con insistenza negli scorsi mesi e anni, perché le emissioni di gas serra sono enormemente più basse di quelle causate dal consumo di petrolio e carbone. Ma di nucleare se n’è parlato molto anche per via del recente aumento del prezzo del gas. Oggi, con l’invasione dell’Ucraina, il discorso potrebbe finalmente portare a decisioni rapide e concrete. 

Infine è probabile che aumenteranno gli investimenti nelle rinnovabili. Perché se davvero si punta a un Europa che provvede energeticamente a sé stessa, questo è un tassello imprescindibile. La Germania, cioè la prima economia europea, ha già annunciato un nuovo piano del governo che prevede, già entro il 2035, che il 100% dell’energia utilizzata nella locomotiva d’Europa sarà prodotta in questo modo. Il che è certamente un’ottima notizia per l’ambiente e per rallentare il riscaldamento climatico, ma allo stesso tempo è un passo verso una completa indipendenza energetica del continente che, questo è indubbio, riscriverà gli equilibri geopolitici.