Un mese dopoLa guerra lampo di Putin è fallita ma abbiamo bisogno di armi per proteggerci dal cielo, dice Zelensky

Il presidente ucraino concede un’intervista a Repubblica. «La perdita più grande che subiamo sono le persone», spiega. Ma «combatteremo tutti fino all’ultimo». E ribadisce che è disposto a incontrare anche subito Vladimir Putin, «a patto di non subire ultimatum»

AP/Lapresse

«La guerra lampo di Putin è fallita, la nostra resistenza continua, il nemico è demoralizzato». Il presidente Volodymyr Zelensky risponde a un’intervista a Repubblica da una località segreta in Ucraina. È la prima volta che concede un’intervista ad un quotidiano italiano dall’inizio dell’invasione russa. «Gli ucraini abbattono le bandiere russe sotto i proiettili, la nostra nazione è devastata, intere città come Hostomel, Volnovakha e Bucha semplicemente non esistono più, le hanno spazzate via» dice, ammettendo che «la perdita più grande che subiamo sono le persone». E alla Nato chiede «mezzi di difesa aerea per proteggerci dal cielo», ma è disposto a incontrare anche subito Vladimir Putin «a patto di non subire ultimatum».

«Non c’è niente di ucraino nelle mani della Russia», dice Zelensky. «Sì, hanno sequestrato alcuni territori, hanno occupato alcune nostre città, come dei veri terroristi nucleari hanno sequestrato le centrali nucleari di Zaporizhzhia e Chernobyl, per ricattare tutto il mondo, ma tutto questo non appartiene a loro, perché gli ucraini stanno resistendo. L’esercito, i cittadini ucraini, le autorità a Kiev e in varie regioni, si sono tutti radunati e hanno opposto una feroce resistenza, frenando questa aggressione, la più brutale dai tempi della Seconda guerra mondiale. Stanno distruggendo le nostre infrastrutture, le nostre case, le scuole, gli ospedali, gli asili nido, stanno creando delle barriere, bloccando gli aiuti umanitari, stanno detenendo le persone in condizioni disumane – senza luce, acqua, cibo e medicine, ma la gente continua a partecipare alle proteste nelle città occupate. Le persone sotto i proiettili abbattono le bandiere russe e si oppongono all’occupazione. Questo sta accadendo nel nostro Est e nel Sud, vicino a Kiev, a Melitopol, Mariupol, Kherson, Volnovakha, Popasna, Irpin, Makariv, Bucha, Chernihiv… Ovunque, gli ucraini dimostrano un’impressionante forza d’animo che resiste al potere di armi, missili e attacchi aerei, bombardamenti costanti e così via».

Zelensky però pensa che i russi alla fine non prevarranno: «Crediamo che l’intero mondo civilizzato alla fine si unirà a noi e insieme porremo fine a questa guerra. Perché la guerra non è in Ucraina, la guerra è in Europa. Lo dico spesso a tutti i leader mondiali: l’Ucraina è attualmente un avamposto di questa guerra che sta trattenendo l’aggressore. Ma Putin non si fermerà qui e andrà oltre, questo deve essere chiaro per tutti gli europei, per tutti i leader d’Europa e del mondo. L’impunità per l’attività criminale crea l’illusione che qualcuno potrà cambiare l’ordine mondiale, che lo Stato di diritto si può violare con la forza. Conosciamo tutti la storia della Seconda guerra mondiale e come è iniziata».

In ogni caso, dice, i piani di Putin sono stati disattesi: «Secondo i piani del nemico, si prevedeva la conquista dell’Ucraina entro pochi giorni, 48 o 72 ore. Ma la guerra lampo è fallita e l’eroica resistenza degli ucraini, che stanno difendendo la loro terra, le loro case, le loro famiglie, la loro libertà e sovranità, va avanti da ormai un mese. Il nemico è demoralizzato. Durante questo mese, l’esercito russo ha subito maggiori perdite di persone e attrezzature rispetto ai dieci anni di guerra in Afghanistan. Il mondo non ha conosciuto una guerra così brutale negli ultimi 80 anni. Questa è una guerra senza regole da parte dell’esercito russo e alcun rispetto di qualsiasi convenzione. Usano le armi e le bombe vietate dalle convenzioni internazionali. Uccidono i civili, le donne e i bambini. Stanno bombardando gli ospedali, le scuole, i teatri dove i civili si nascondono nei sotterranei, e lo stanno facendo deliberatamente. Derubano le case e gli appartamenti, portando fuori i piatti, i vestiti e i mobili sui loro mezzi corazzati. Stuprano le donne, torturano i prigionieri e uccidono i bambini. Mettono le bombe sulle strade e sui campi, bombardano le colonne di persone che vengono evacuate. Ma con tutti questi crimini non sono in grado di spezzare lo spirito libero degli ucraini».

Ma cosa c’è dietro l’aggressione di Putin contro l’Ucraina? «Questa è un’aggressione iniziata in Ucraina contro l’Europa e il mondo intero. Penso che questa sia la ragione per sfidare l’ordine mondiale e imporre nuove regole al mondo con l’uso della forza», risponde. Ma aggiunge che è pronto a incontrare il presidente russo: «Sono sempre stato pronto per questo incontro negli ultimi anni, da quando sono stato eletto presidente dell’Ucraina. La guerra nel nostro Paese va avanti da otto anni, anche se la Russia ha in passato affermato al mondo che le truppe russe non erano presenti nel nostro Est. La guerra su larga scala della Russia contro l’Ucraina è in corso da un mese. Sono pronto per questo incontro ora, come ho più volte affermato pubblicamente».

E aggiunge: «Siamo pronti a discutere i termini del cessate il fuoco, i termini della pace, ma non siamo pronti a subire ultimatum».

Ma «le nostre maggiori perdite oggi sono le persone. Civili che muoiono perché subiscono continui bombardamenti, attacchi aerei e missilistici su città e villaggi ucraini. Dai primi giorni di guerra noi ucraini abbiamo chiesto alla Nato di chiudere il nostro cielo da bombe e aerei nemici. Questo, purtroppo, non è avvenuto. Ma, a questo punto, potete darci un’arma che possa aiutarci a proteggere il nostro cielo. Darci aerei, mezzi di difesa aerea e così via».

Zelensky dice di essere «grato al presidente del Consiglio Mario Draghi per la sua posizione chiara e il desiderio di vedere l’Ucraina tra i membri della Ue. Dopotutto, oggi è l’Ucraina che difende tutti i valori e le libertà europei in una sanguinosa lotta, perché questi sono anche i nostri valori e libertà. Non è questa una prova sufficiente che l’Ucraina è da tempo un Paese europeo? Ma stiamo pagando un prezzo troppo alto per questo: la vita della nostra gente».

E che cosa si aspetta dall’Italia? «Fate pressione sull’aggressore, aumentate le sanzioni contro quei russi che hanno iniziato e conducono questa guerra, rinunciate alle merci russe, ritirate le vostre aziende dal mercato russo. La Russia deve subire le conseguenze delle sue attività criminali: nella sua economia, negli scaffali vuoti nei negozi, negli yacht e nelle ville sottoposti a blocco, nell’impossibilità di viaggiare nel vostro bellissimo Paese».

A un mese dall’inizio dell’aggressione, «la nostra più grande perdita sono le persone», dice il presidente. «Sì, le infrastrutture, i ponti e le strade che abbiamo ricostruito negli ultimi anni, i complessi residenziali, le nuove scuole, gli ospedali vengono distrutti. Diverse città sono state semplicemente spazzate via dalla faccia della terra: Hostomel, Volnovakha, Bucha. Più di 550 istituzioni educative in Ucraina hanno subito danni, tra loro 72 completamente distrutte. 246 ospedali sono stati bombardati, 13 dei quali distrutti. Queste sono statistiche che crescono ogni giorno. Il trauma psicologico subito da bambini e giovani durante questa guerra si rifletterà nelle future generazioni di ucraini. Tutte le persone civili in Europa e nel mondo devono capirlo. E fare tutto il possibile per porre fine a questa guerra».

E poi conclude: «Dopo aver vinto le elezioni presidenziali, nel mio discorso inaugurale, ho detto ai cittadini ucraini “Ognuno di noi è presidente”, nel senso che siamo tutti uguali e tutti noi siamo responsabili per il futuro del nostro Paese. Oggi ognuno di noi è un difensore della nostra terra, del nostro Stato e del nostro futuro comune. Sono orgoglioso dei cittadini ucraini: militari e civili, volontari, medici, insegnanti, autisti, i nostri bambini che sono costretti a sopportare questa sofferenza. È un grande onore per me di essere il presidente di questo popolo». «Ognuno di noi è il presidente e ognuno di noi è il guerriero. Combatteremo tutti fino all’ultimo».

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