Amazing ChanelPutin schiera le piazziste di Instagram e ora traballa il fronte del ridicolo

L’influencer russa Marina Ermoshkina ha pubblicato un video in cui rompe la sua borsa (vera? falsa? falsa comprata per vera?) per protestare contro la presa di distanza del marchio francese dal Cremlino. Ma meglio non ridere

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Chi ha diritto di dirsi vittima della guerra? Sì, va bene: i morti, i feriti, gli invasi. Certo non quelli che restano senz’aria condizionata, ci stanno facendo la morale da giorni tutti, o almeno tutti quelli che non hanno mai avuto le caldane da menopausa.

Chi ha diritto di spiegarci la guerra? Certo non questi inviati d’oggi, mi diceva giorni fa un inviato del Novecento: non ce n’è uno che parli russo, cosa vuoi che capiscano. Ho annuito col disinteresse con cui annuivo di fronte a «mangia le verdure, pensa ai bambini che muoiono di fame in Africa», finché non ho visto riportato il video di Marina Ermoshkina.

Il giornalismo che riporta quel che qualcuno ha già raccontato su un social mi pare sempre un clamoroso spreco d’investimenti (intesi come gli investimenti dei genitori dei giornalisti, che hanno speso inutilmente per far studiare gente che ricopia gli status e conta i cuoricini, che hanno foraggiato figli i quali hanno drenato risorse che i genitori avrebbero potuto scialare alle corse dei cavalli).

Però il video di Marina è effettivamente irresistibile, sebbene io debba fidarmi della traduzione automatica di Instagram, essendo un’inetta che non ha studiato il russo. Con un paio di forbici che credo siano da giardinaggio (non so il russo, non so il giardinaggio: non so niente), Marina taglia una borsa di Chanel. Prima di arrivare a questa scena, quanto di più vicino a Abramo che sgozza Isacco il postmoderno abbia prodotto – e senza neanche il lieto fine d’un qualche dio che ferma la mano che sta per compiere l’abominevole gesto – prima di arrivare a questa scena dobbiamo dire alcune cose.

La prima è che Chanel e Hermès sono i due marchi di cui le bottegaie di Instagram si comprano le borse. Vi ci volete fotografare? Iscrivetevi alle liste d’attesa nei negozi, e portate con voi la carta di credito. Noi neppure ci pensiamo a mandarvi in regalo i nostri balocchi perché vi ci fotografiate rendendoli desiderabili: i nostri balocchi erano desiderabili prima che nasceste e lo saranno dopo che avranno sbaraccato Instagram, erano desiderabili quando quelle che li portavano venivano scattate in bianchennero da paparazzi professionisti, non hanno certo bisogno del miserabile valore aggiunto di desiderabilità dato da una triste foto piazzista con cancelletto #adv.

La seconda cosa da dire è che, proprio per questo, quei due marchi sono i più desiderati dalle esibizioniste modaiole, esattamente come a scuola bramavamo tutte il bel tenebroso che ci sbagliava nome persino dopo che gli avevamo concesso l’accesso alle mutande, e non volevamo il devoto quattrocchi disposto a farci il compito se solo gli facevamo gli occhi dolci. Quindi le piazziste d’oggi, abituate a non pagare niente mai, le borse Chanel se le comprano.

Ci sarebbe una terza cosa da dire, attiene alla leggenda ma è giusto specificarla per un quadro completo della situazione. Poiché, anche volendole pagare, non è così semplice ottenere certi oggetti del desiderio della pelletteria (le borse vengono prodotte in quantità limitata, devi metterti in lista, e ricordiamo tutte cosa saggiamente scrisse Carrie Fisher: la gratificazione istantanea ci mette troppo), allora le ragazze d’oggi si rivolgono ai negozi dell’usato, a eBay, alla rinuncia al feticcio da parte di qualcuna così sicura di sé da cedere il simbolo del proprio essere ricca. Io stessa ho una Birkin falsa, pagata una cifra per cui la polizia della vergogna dovrebbe arrestarmi, e vi giuro che è tale e quale a quelle vere (la Birkin è una borsa di Hermès, lo specifico se siete gente che si vanta di non conoscere il lusso).

La leggenda dice che esistano casi di piazziste dell’Instagram che sono state truffate da chi su eBay ha piazzato per vero l’introvabile feticcio taroccato, e a quel punto che fai? La indossi comunque, facendo finta di niente e sperando nessuno scopra il tuo sporco segreto, o la usi per una dimostrazione politica?

Amazing_Marina (che non per caso condivide il nome con la più meravigliosa stronza della letteratura recente, la amazing Amy dell’Amore bugiardo, romanzo di Gillian Flynn e poi film di David Fincher) quindi prende questa Chanel vai a sapere se vera, e la sforbicia in un gesto degno d’un padiglione della Biennale per una ragione che noi inadeguati inviati di questo secolo – che siamo inviati al fronte ucraino o al fronte dell’Instagram – dobbiamo accontentarci di cercare di capire dalla traduzione automatica della didascalia del video.

Dice Marina che non solo Chanel ha chiuso i negozi in Russia, ma – se vai a comprarti i balocchi a Parigi o in altro luogo del globo non dechanellizzato – ti fa firmare un foglio in cui prendi le distanze dalla Russia. Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome, e io non ti manderò più in giro con una Carpisa.

Sarà vero? Non lo sappiamo, giacché questa guerra (come qualunque evento notiziabile di questo secolo) è una sorta di perpetuo talk-show: nessuno sa niente, nessuno verifica niente, l’importante è spararla sempre più grossa, fare sempre più casino, diventare sempre più virali. E, anche, essere disposte a rendersi ridicole, facendo a pezzi un balocco che sì, è costoso, sì, è il punto d’arrivo d’una filiera industriale che impiega un sacco di gente, sì, è una frazione del fatturato fantastiliardario d’una multinazionale, ma soprattutto – ammettiamolo mentre ridiamo di Marina che due settimane prima pubblicava la classica tazza di tè e mazzo di tulipani vicino a MacBook con mela tagliata come simbolo dell’abbandono dei marchi occidentali, e la settimana prima pubblicava sé stessa sulla copertina di Cosmopolitan (non mi viene in mente marchio più occidentale) – soprattutto è robetta da femmine.

Intanto Marina c’informa che le altre Chanel le venderà e il ricavato andrà alle vittime del Donbass, alle quali ha già devoluto il prezzo della Chanel sforbiciata.

Chissà se Marina ha diritto di dirsi vittima della guerra, chissà se noi abbiamo diritto di ridere. Faccio però sommessamente notare che ridere delle femminucce amazing non conduce a niente di simile a un lieto fine: ripassate amazing Amy se non mi credete.

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