Chiuso per aggressioneIl settore del lusso chiude tutto a Mosca

Come risposta all’attacco contro l’Ucraina, i grandi marchi hanno attuato blocchi totali e parziali sul territorio russo. Un gesto concreto, dal momento che significa alienarsi una fetta di mercato di circa 7 miliardi l’anno (1,2 miliardi per le produzioni italiane)

AP Photo/Alexander Zemlianichenko

Sono stati inizialmente cauti i marchi del lusso – alcuni dei quali impiegano personale sul territorio russo, bielorusso e ucraino – a prendere posizione. Ma via via sono arrivate prese di distanza sempre più esplicite: a partire da quella di Giorgio Armani durante la fashion week milanese per arrivare a quelle recentissime risuonate nei saloni dove si sono svolte le sfilate a Parigi. Clamorose quelle di Marine Serre e Demna Gvasalia da Balenciaga.

Tra le une e le altre sono arrivate poi donazioni mirate consegnate all’UHNCR e alla Croce Rossa: per milioni di euro.

Alienarsi una fetta di mercato (intorno ai 7 miliardi l’anno complessivamente, 1,2 miliardi per le produzioni italiane) può essere doloroso, ma col passare dei giorni nessuno ha potuto ignorare gli eventi.

Kering (Gucci, Balenciaga, Saint Laurent…). LVMH (Louis Vuitton, Christian Dior, Fendi, Tiffany…) hanno abbassato le saracinesche e sospeso qualsiasi operazione locale sin dallo scorso venerdì. Contemporaneamente lo ha fatto Hermés. Richemont (Cartier, Chloè, Van Cleef & Arpels…) lo aveva fatto il giorno prima.

Il Gruppo Prada (Prada, Miu, Miu, Church’s…) e Puma hanno smesso ogni attività sabato 5. Da domenica 6 Chanel ha chiuso le sue boutique e sospeso ogni attività di e-commerce: anche per la crescente complessità ad operare dovuta alle sanzioni finanziarie applicate dall’Occidente alla Russia. Così è accaduto per le piattaforme di e-commerce Farfetch, Mytheresa e Yoox Net-a-Porter, mentre le società di trasporto DHL e FedEx hanno interrotto le spedizioni nel paese.

Più difficile appare attuare un blocco selettivo per brand che operano non direttamente ma attraverso importatori quasi monopolisti: è il caso del colosso del lusso russo Mercury, rivenditore non solo di moda ma pure di automobili di lusso come Ferrari o Bentley.

Blocco totale invece per il colosso svedese dell’arredamento Ikea (tra Russia e in Bielorussia 15mila dipendenti, 17 magazzini e tre siti produttivi). In blocco anche H&M, Nike, Volkswagen, Mercedes, Bmw, Ford, Toyota e Harley-Davidson.