L’avvocato pacifistaConte chiede a Draghi di riferire in Aula sulle armi, ma dalla Difesa hanno già sgonfiato la sua polemica

Ci sarà nuovo decreto interministeriale con invio di armi «della stessa natura della precedente tranches di aiuti», fanno sapere dal ministero. Guerini riferirà al Copasir e non ci sarà un altro dibattito parlamentare

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

«Il tema è l’indirizzo politico, cioè per cosa forniamo le armi e non quanto sono grandi: magari un carro armato è meno offensivo di certe armi più trasportabili, leggerezza e pesantezza non sono il criterio». Parola di Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio e guida del Movimento cinque stelle, che in un colloquio con il Fatto Quotidiano spiega la sua linea sull’invio di nuove armi all’Ucraina da parte dell’Italia.

«Il Movimento Cinque Stelle si oppone all’invio di aiuti militari e a controffensive che esulino dal perimetro del legittimo esercizio del diritto di difesa in base all’articolo 51 della Carta dei diritti dell’uomo», dice. «Il no all’escalation militare è la linea del Piave del M5s».

Poi, spiega di aver chiesto «al premier Draghi e al ministro della Difesa Guerini di riferire in Parlamento, in modo che ci sia piena condivisione e possibilità di conoscere gli interventi programmatici del governo». E aggiunge: «Quello che ci sta a cuore è che l’Italia contribuisca a determinare un indirizzo nelle sedi internazionali, non può essere che accade un incidente e poi assistiamo a un’escalation. Quando c’è un conflitto del genere va governato sulla base di una linea e va definito un perimetro. Dobbiamo riconoscere come legittimo l’esercizio dell’autotutela». Conte esclude l’opzione della controffensiva. E comunque, dice, «bisogna ragionarne anche con Zelensky».

In ogni caso, dal ministero della Difesa ieri è già arrivato il chiarimento che sgonfia la polemica di Conte: ci sarà nuovo decreto interministeriale con invio di armi «della stessa natura della precedente tranches di aiuti». Punto. Il ministro Guerini, come per la volta precedente, riferirà domani al Copasir. Non è previsto un altro dibattito parlamentare. E l’elenco delle armi da inviare, come per il primo decreto, resterà secretato.

Intanto nei Cinque Stelle resta la grana del presidente della commissione Esteri Vito Petrocelli, di cui Conte ha chiesto l’espulsione immediata dal Movimento. L’ex premier dice che «se non troveremo altra strada», i Cinque Stelle sono disposti a dimettersi in massa dalla commissione per farlo rimuovere. «Siamo disponibili a ogni misura per garantire che lui non resti a presiedere. Ma non può essere una nostra iniziativa: dobbiamo deciderlo con gli altri partiti». Nell’attesa, ieri è stato espulso dal gruppo del Senato.

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