Soncini si fa dei nuovi amiciIn Italia ci sono ancora i giornali di una volta, approssimativi oggi come allora

Pretendiamo un’informazione rigorosa sulla pandemia o sulla guerra ma non si riesce ad avere un rigore minimo nemmeno parlando di Jennifer Lopez e Ben Affleck. Rispetto alle testate che pago e che copiano da periodici spagnoli ancora più cialtroni che citano come fonte degli immaginari «medios americanos», Commenti Memorabili punto it è il Wall Street Journal

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Il sesso vende? Nel 2022, col porno sul telefono senza neanche pagare, la vita sessuale degli altri ci procura ancora un frisson? È questa la ragione di quel che ho passato due giorni a cercare di capire, cioè come mai i giornali italiani siano così fessi?

Questo è un articolo in cui mi faccio nuovi amici nei giornali italiani. Questo è un articolo (un altro) su Jennifer Lopez e Ben Affleck. Questo è un articolo sulla scemenza di pretendere un’informazione rigorosa sulla pandemia o la guerra quando non si riesce ad avere un rigore minimo nemmeno parlando di temi meno complessi quali le vite degli attori.

Questo è un articolo sul fatto che, come quando le storie d’amore finiscono, non è colpa di nessuno. Non di chi commissiona gli articoli italiani, non di chi scrive gli articoli italiani, non di chi non è disposto a pagare per gli articoli italiani. Non è colpa di nessuno, è colpa di tutti, è colpa del sistema, del caso, delle cavallette, ormai è andata così, e la situazione non è recuperabile.

Solo che forse “ormai” non è l’avverbio giusto. Sono tre anni che non dico più che la qualità dei giornali italiani è precipitata. Da quando, nel 2019, dovendo scrivere del ventennale della morte di John Kennedy jr. e Carolyn Bessette (e pure di Lauren Bessette, la sorella di cui nessuno si ricorda mai: uno degli svantaggi quando tua sorella sposa il più figo del mondo e morite assieme), ho recuperato dal disordine la cartellina coi ritagli dei giornali dell’epoca.

Se all’epoca non vi eravate appassionati all’incidente, magari non ve ne ricordate: l’aereo guidato da John Kennedy jr cadde e risultò disperso quando qui era la notte fonda del venerdì, il che significa che i giornali italiani non fecero in tempo a scriverne il sabato. Non erano anni di internet: il pubblico apprese del mancato atterraggio dell’aereo dai tg del sabato, e le grandi firme dei giornali, scomodate a scrivere della maledizione dei Kennedy, ebbero tutto il tempo d’informarsi.

I giornali della domenica hanno intere pagine sulla questione, firmate dalle migliori menti che allora correvamo in edicola per leggere, e sono così pieni d’imprecisioni che passa la voglia di lamentarsi di quel che leggiamo oggi. Se gli unici articoli che abbiate mai letto sull’aereo caduto di Kennedy sono quelli pubblicati in Italia il 18 luglio del 1999, magari siete ancora convinti che Caroline Kennedy sia morta: in un giorno e mezzo, i nostri editorialisti non erano riusciti a capire neanche di chi era sorella e di chi era cognata la sorella e cognata che si trovava sull’aereo.

Tutto questo per dire che quando sabato alcuni rispettabili giornali italiani si sono sognati che ci fosse un accordo prematrimoniale tra Jennifer Lopez e Ben Affleck, e che in quell’accordo prematrimoniale ci fosse scritto che dovevano fare sesso almeno quattro volte a settimana (altrimenti? multa? divorzio?), e che di ciò valesse la pena far scrivere scrittrici d’un certo calibro, io mi sono fatta venire meno crisi isteriche di quelle che mi sarei fatta venire fino al 2019, quando ancora credevo d’aver da giovane abitato nella giornalistica via Gluck.

La prima cosa di cui mi sono ricordata è stato un tizio che fa i giornali con cui l’anno scorso stavo chiacchierando d’un altro tizio, uno che un tempo scriveva tantissimo e ora non si legge quasi mai. Quello con cui parlavo mi disse che certo, nessuno gli chiedeva articoli, perché quando lo chiami quello ti dice che la cosa di cui hai pensato di farlo scrivere è una stronzata, e quando riattacchi ti senti più scemo di quando hai chiamato, e nessuno vuol sentirsi scemo.

All’epoca avevo pensato a me (strano), e sempre a me (sempre strano) ho pensato sabato. Agli anni trascorsi a sentirmi proporre da capiredattori di scrivere di qualcosa che era evidentemente una stronzata, e a trasecolare perché a loro non pareva tale. Forse dovrei chiamarli e chiedergli retrospettivamente scusa per averli fatti sentire scemi: mica è colpa loro, se sono scemi. Mica è colpa loro, se avevano un buco in pagina e non gli veniva in mente un’idea più brillante per riempirlo.

Forse è come essere intonati: non capisci come si faccia a essere stonati, ma mica è un merito, t’è capitato di nascere intonata. T’è capitato di saper riconoscere le stronzate, ti sembra una dote che è ovvio avere. Se una tizia racconta che l’ex fidanzato cantante l’ha fatta abortire riempiendola di botte, riconosci nei dettagli del racconto gli indizi della stronzata, nel modo in cui ne scrive i segni dello squilibrio, e dici a chi ti chiede l’articolo: no, guarda, non è il caso. Quando un po’ di tempo dopo il cantante viene scagionato, chi di mestiere dovrebbe riconoscere le notizie ti chiede con gli occhioni sgranati: ma tu come facevi a saperlo? E tu, anni dopo, ancora ti domandi come avesse fatto lui a non capirlo subito, che non era vero niente. Tu che neanche sai cantare.

Ma il caso di sabato fa più ridere perché c’è una regola abbastanza ovvia riguardo alle celebrità anglofone: se c’è una notizia su di loro, ci sono testate anglofone che se ne occuperanno. Lo sa chiunque scriva in Italia di celebrità americane, anche perché quelle sono le testate da cui in genere scopiazza il proprio pezzullo. Se sabato, andando in giro per tabloid, cercavi di capire da dove avessero ripreso questa evidente stronzata, non trovavi niente: non un rigo su People, o su Us, o sul Mail. Nemmeno sul National Enquirer, che sarebbe stato grave (allora non sapete selezionare le fonti) ma almeno spiegabile.

Era un’esclusiva italiana? Qualcuno citava come fonte Esquire, che nell’edizione anglofona è uno dei giornali più belli del mondo e non poteva essere vero. E infatti l’articolo era, una settimana prima, sul sito di Esquire spagnolo, che a sua volta rimandava a Cosmopolitan spagnolo, che quanto a fonti fantasticava di «muchos medios americanos». I giornali americani immaginari.

Poiché gli spagnoli saranno pure più cialtroni di noi, ma Esquire scriveva questa puttanata una settimana prima, Cosmopolitan pure, persino Marca (un giornale di calcio) si era inventato la clausola prematrimoniale una settimana prima, mi sono andata a leggere tutti i siti italiani che avevano ripreso la scemenza del giorno, alla ricerca della risposta a «perché oggi».

E a un certo punto sono arrivata a commenti memorabili punto it, che non so bene cosa sia, un sito di meme, una di quelle cose moderne, un posto in cui le puttanate sarebbero fisiologiche.

E invece loro, al terzo paragrafo, scrivono: «La notizia continua a diffondersi a macchia d’olio attraverso tutti i social media […]. In realtà si tratta di una clausola che J. Lo e Ben Affleck avrebbero concordato nel 2002, quando si fidanzarono per la prima volta».

E i giornali che pago da decenni l’hanno ripescata per festeggiare il ventennale, o per consolarci dicendoci che anche i ricchi piangono e considerano scopare una cosa per cui stabilire i turni come per buttare giù l’umido. Ma soprattutto per dire a me, che mi ostino a pagare degli abbonamenti, che in confronto a loro Commenti Memorabili è il Wall Street Journal.