Il populismo dal volto foggianoIl Papeete quotidiano di Conte che il Pd continua incredibilmente a non vedere

A differenza di Salvini che abbaia ma non morde, il leader grillino non cerca mai una mediazione col presidente del Consiglio. Ma per Letta non è un problema

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Dice Enrico Letta che «Salvini sta facendo di tutto per far cadere il governo, Conte no». Tutta l’amicizia che il segretario del Partito democratico ha per l’avvocato del popolo non basta a spiegare questa affermazione. Che è sbagliata in via di fatto.

Prendiamo ad esempio la giornata di ieri. Dopo un lunghissimo tira e molla che ha molto innervosito il presidente del Consiglio, per usare un eufemismo, si è trovato un possibile punto di mediazione sulla contrastata questione delle concessioni balneari (allungando i termini per le richieste, rivalutando gli indennizzi) con la Lega che è scesa giù dalle barricate, l’accordo non è ancora siglato ma Salvini ci spera, anche perché il 30 maggio il provvedimento va in Aula e il governo alla peggio è intenzionato a porre la fiducia e nessuna persona normale può pensare alla caduta del governo sulle concessioni balneari, nemmeno uno come il capo leghista.

Mentre sempre ieri al Senato i grillini (che a palazzo Madama sono in mano a Giuseppi) hanno tentato il blitz in Aula cercando di cambiare la decisione della conferenza dei capigruppo (che aveva accettato la proposta del ministro pentastellato Federico D’Incà): i contiani hanno tentato di portare Mario Draghi in Aula giovedì 26, richiesta avanzata da M5s e Fratelli d’Italia – convergenza significativa – però respinta dall’Assemblea: era chiaro l’intento di indebolire Draghi prima del Consiglio Europeo del 30-31 maggio riproponendo la questione dell’invio di armi all’Ucraina e quant’altro, tema sul quale da tempo Conte si è ritagliato lo spazio del pacifista.

Da questa doppia scena di ieri sembrerebbe di capire che mentre Salvini abbai un po’ su tutto per giungere infine a una mediazione tale da giustificare il suo ruolo politico nella maggioranza, Conte invece lavori come una goccia cinese non chiudendo mai una polemica.

L’avvocato cioè mantiene sempre aperta una finestra d’opportunità per mettere Draghi nel mirino con una tattica che peraltro è stucchevole, prevedibile, noiosa: ogni volta reclama il presidente del Consiglio in Aula e ogni volta in Aula il Movimento balbetta, fino alla occasione successiva. Il fatto è che il legale foggiano ha bisogno di tenere la temperatura più alta possibile per dare un senso alla su leadership di un Movimento a pezzi: ma temperatura alta fino a che punto?

È senz’altro vero che i peones a cinque stelle non hanno la benché minima intenzione di interrompere la legislatura per evidenti ragioni legate al proprio futuro personale, ma è anche possibile che a un certo punto l’avvocato del popolo tiri troppo la corda, e un eventuale protrarsi della guerra di Putin costituirebbe per lui un’occasione perfetta per rompere. Al momento è inutile fare previsioni. Se non una: che se ad agosto ci sarà un altro Papeete questa volta a bere il mojito sarà Giuseppe Conte. Ci pensi, Enrico Letta.