Magistratura moraleIl referendum ha risvegliato il manipulitismo manicheo dei giudici

Per opporsi ai quesiti, l’opposizione togata ha scelto di puntare sulla diserzione delle urne

di Tingey Injury Law, da Unsplash

La magistratura che senza nessuna perplessità, e anzi compiacendosene, assisteva all’accreditarsi della dicitura “Mani Pulite”, evidentemente non avvertiva la portata usurpatrice e gravemente incivile di quel modo di dire. Non comprendeva che il magistrato amministra la giustizia, ma non “è” giustizia, né personalmente la rappresenta. Non comprendeva che quella è una categoria sociologica e moraleggiante, già solo per questo discutibile, che non è nemmeno inopportuno ma proprio sbagliatissimo associare all’immagine e al lavoro di un’amministrazione pubblica. Non comprendeva niente di tutto questo e continua a non comprenderlo, tanto che non solo nel dibattito pubblico ma ormai persino negli atti giudiziari capita di trovare riferimento al “Pool”, o a “Mani Pulite”, appunto, come se si trattasse di realtà con dignità istituzionale.

Ma non è successo, e continua a non succedere, per caso. È successo e continua a succedere perché la cultura che si ispira a quel contrassegno si fonda sul presupposto per cui compito del magistrato è di liberare la società dalla sporcizia (può chiamarsi corruzione, evasione, mafia, malapolitica), mentre in uno Stato di diritto il magistrato non ha per nulla quel compito, che spetta al discorso civile, all’azione collettiva, alle forze dell’ordine, alla scuola. Ed è in forza di quel fraintendimento che un magistrato eminente può lasciarsi andare allo sproposito per cui il suo ruolo è di “far rispettare la legge”, ruolo cui ha più titolo il vigile urbano e persino il controllore del bus: perché il magistrato, della legge, deve fare applicazione, che è cosa completamente diversa.

Ebbene, l’opposizione togata ai prossimi referendum, inqualificabile per il modo intimidatorio che ha assunto e per gli obiettivi impropri che si prefigge (non veder prevalere i “no”, ma veder saltare l’esperimento per diserzione delle urne), condivide la tempra usurpatrice del manipulitismo istituzionalizzato, con la parte di società cattiva (i cittadini che chiedono di poter votare, e le forze referendarie che li istigano a tanto) opposta a quella che avrebbe il compito di sorvegliarne le malefatte, vale a dire quella magistratura moralizzatrice.

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