Dopo la guerraIl piano per costruire un’Ucraina ancora più libera, anche in campo economico

Nonostante il conflitto, Kiev ha tagliato le tasse anziché alzarle: è la mentalità giusta per un Paese che aspira a liberarsi di antiche leggi sovietiche, fare riforme in senso libertario, favorire gli imprenditori e approfittare delle opportunità che arriveranno con la fine delle ostilità

di Euan Cameron, da Unsplash

In Ucraina, i think tank libertari e i politici stanno già facendo progetti per il dopoguerra. Il futuro dell’Ucraina è stato uno dei temi principali dello Europe Liberty Forum 2022 che si è tenuto il 12 e 13 maggio. Organizzato dall’Atlas Network, la principale associazione globale di think tank libertari, l’evento doveva inizialmente svolgersi a Kiev, ma è stato spostato a Varsavia a causa della guerra.

Tra i relatori ha partecipato anche Maryan Zablotsky, membro del parlamento ucraino e del partito di governo del presidente Volodymyr Zelensky. Zablotsky ha fatto anche parte della Ukraine Economic Freedom Foundation, un think tank libertario fondato nel 2015. L’imposta sul reddito in Ucraina, ha detto Zablotsky, è stata recentemente abbassata al 2% e sono stati aboliti numerosi regolamenti e tariffe. «Attualmente siamo il Paese economicamente più libero del mondo», mi dice.

È straordinario che un Paese tagli le tasse e abolisca numerose norme mentre è in guerra. Abitualmente, in tempo di guerra, i governi aumentano massicciamente le tasse e ampliano il loro raggio d’azione. Nel 1942, il governo statunitense approvò il Victory Act, facendo schizzare l’aliquota fiscale massima all’88%, un livello che salì ulteriormente, fino al 94% nel 1944, a seguito di varie sovrattasse. In Gran Bretagna, l’aliquota fiscale massima raggiunse il 98% negli anni ’40, mentre in Germania salì al 64,99% nel 1941. «Crediamo di essere più forti quando siamo economicamente più liberi», ha detto Zablotsky. L’obiettivo più importante, ha rivelato, è garantire che le riforme economiche, adottate come misure temporanee, rimangano in vigore anche dopo la guerra.

“Dopo la guerra” è una frase che riecheggia ripetutamente durante tutto il Forum. Nessun ospite ucraino ha parlato di come potrebbe finire la guerra, ma si è concentrato esclusivamente sulle opportunità che si presenteranno dopo la vittoria. Nataliya Melnyk, rappresentante del Bendukidze Free Market Center di Kiev, ha affermato che sarebbe sbagliato aspirare a «ricostruire l’Ucraina». Come ha spiegato, «non possiamo puntare a tornare alle condizioni del periodo prebellico, dobbiamo creare qualcosa di nuovo». Melnyk ha parlato di una «finestra di opportunità» e fatto riferimento ai risultati dell’Indice della libertà economica della Heritage Foundation, che classifica l’Ucraina come il Paese più “economicamente non libero” tra i 45 Paesi della regione europea. Nella classifica globale, l’Ucraina si colloca al 127° posto, dopo Paesi come l’India e il Nicaragua. La Heritage Foundation individua nei diritti di proprietà, nello Stato di diritto e nella regolamentazione del mercato del lavoro i maggiori deficit dell’Ucraina.

Roman Waschuk, ambasciatore del Canada a Kiev dal 2014 al 2019 e ora a capo del Business Ombudsman Council, ha una visione più sfumata: l’Ucraina non è economicamente così poco libera come l’Indice della Heritage Foundation e altre statistiche vorrebbero farci credere. «Queste classifiche prendono in considerazione solo le statistiche ufficiali, che non riescono a cogliere l’enorme economia sommersa dell’Ucraina». Secondo Waschuk, molte persone in Occidente sono rimaste sorprese dal fatto che l’esercito ucraino sia in uno stato molto migliore di quanto si pensasse. Lo stesso, secondo Waschuk, vale per l’economia del Paese.

Soprattutto nel settore informatico, che secondo Nataliya Melnyk comprende almeno 250.000 specialisti in tecnologie specializzate, le aziende fanno largo uso di scappatoie fiscali. L’aliquota fiscale massima in Ucraina era del 20%, ma esiste un regolamento che consente agli imprenditori individuali di pagare solo il 5%. In realtà, dice Waschuk, questa tassa è stata originariamente concepita per i piccoli commercianti individuali, ma è stata utilizzata anche dagli imprenditori, compresi gli specialisti nel settore informatico.

Tutti concordano sull’urgente necessità di una vasta riforma, soprattutto perché molte delle norme in vigore in Ucraina risalgono al periodo sovietico degli anni Settanta. Tom Palmer, vicepresidente esecutivo per i programmi internazionali dell’Atlas Network, ha suggerito che l’operato del ministro dell’Economia della Germania del dopoguerra, Ludwig Erhard, che ha introdotto l’economia di mercato dopo la Seconda guerra mondiale, rappresenti il modello da seguire per il futuro dell’Ucraina. In queste ultime settimane si è parlato anche di un Piano Marshall per l’Ucraina. Palmer ritiene che non sarà un Piano Marshall ad aiutare l’Ucraina, ma solo riforme a favore dell’economia di mercato simili a quelle introdotte da Erhard.

Palmer ha indubbiamente ragione. Il corso economico tracciato dalle politiche di libero mercato di Erhard ha chiaramente contribuito al successivo miracolo economico della Repubblica Federale Tedesca, ben più del Piano Marshall, dal nome dell’allora Segretario di Stato americano George C. Marshall, che fornì aiuti per alleviare le sofferenze e la fame delle popolazioni in tutta Europa dopo la guerra. Il programma aveva una consistenza di 13,1 miliardi di dollari. Nonostante i britannici avessero ricevuto dal Piano più del doppio dei tedeschi, la Gran Bretagna non ebbe uno sviluppo economico neanche lontanamente paragonabile a quello della Germania. Mentre in Inghilterra l’orientamento delle politiche era di stampo socialista, Erhard introdusse l’economia di mercato in Germania, avendo già elaborato le sue politiche durante la guerra.

I think tank libertari in Ucraina hanno legami più stretti con i politici del Paese rispetto ai think tank analoghi della maggior parte degli altri Paesi occidentali. Alexander Danilyuk, cofondatore del Free Market Centre, è stato ministro delle Finanze ucraino dal 2016 al 2018 e Zablotsky, membro del Parlamento, ritiene che la maggioranza dei parlamentari ucraini aderisca ai principi libertari o comunque liberali. Tuttavia, l’Atlas aiuta l’Ucraina anche in modo molto pratico, avendo raccolto finora 2,3 milioni di dollari a sostegno dell’Ucraina. I tedeschi e gli americani che fanno parte del Network non solo contribuiscono con denaro, ma forniscono medicinali, attrezzature varie, droni e giubbotti antiproiettile all’Ucraina. Un articolo di inizio aprile di The Spokesman-Review è apparso con il titolo: “In Ucraina, una rete informale di libertari diventa una rete di resistenza”

Il programma libertario per l’Ucraina è chiaro. «Quando parliamo di “nuova Ucraina”, intendiamo soprattutto tre cose», dice Nataliya Melnyk: «lotta alla corruzione, Stato di diritto e libertà economica». Forse suona un po’ enfatico, dice, ma «la libertà è la nostra religione». Durante l’evento dell’Atlas, ad ogni occasione, le persone continuavano a ripetere: «L’anno prossimo ci incontreremo a Kiev».