Bitter sweetL’aperitivo batte bandiera italiana

Una giornata – mondiale -  per festeggiare, il momento dell’aperitivo, in effetti, ci mancava. Nasce il World Aperitivo Day: noi siamo pronti, e voi?

Se troppe volte i nostri vicini di casa (dai francesi agli spagnoli ai tedeschi e persino gli sloveni) sono stati più bravi a promuovere le loro artigianalità e i propri prodotti, c’è un aspetto sul quale gli italiani non hanno intenzione di farsi anticipare. Si tratta del momento per molti più atteso della giornata, di quella pausa di stacco tra la fine lavoro e il ritorno a casa, di quella scusa per fermarsi nel proprio bar preferito insieme a un amico e poi, come sempre, rientrare tardi. L’aperitivo. Una singola parola che dentro di sé racchiude mille e uno significati e stati d’animo, di svago, relax, vacanza, ozio. Un momento ben preciso della giornata, identificato con le ore a cavallo del crepuscolo ma anche pre-pranzo, in genere intorno al mezzodì. L’aperitivo parla italiano sin da quando quest’usanza ha preso piede nel nostro paese, per poi diffondersi in tanti paesi europei e non solo. Non c’è regione nello stivale dove non si celebri questo momento tanto che, vista la sua importanza storica, culturale e sempre più anche economica, qualcuno ha pensato di istituire una giornata mondiale dell’aperitivo.

L’appuntamento è previsto per il 26 maggio con il World Aperitivo Day, nato da un’iniziativa di MWW Group, il gruppo di comunicazione che ha fondato la Milano Food Week e la Milano Wine Week. Nel corso di questa giornata verrà disposto un vero e proprio manifesto dell’aperitivo, che possa farsi custode delle tradizioni, dei principi e dei valori che gravitano intorno a questo “patromonio”. Al di là di quelle che possono essere state alcune derive tremendamente commerciali come l’happy hour in stile all you can eat, i buffet spropositati e la rincorsa alla sempre più scarsa qualità in virtù di volumi sempre maggiori, c’è anche chi ha fatto dell’aperitivo il fulcro della propria identità e del proprio business. Pensiamo ad esempio agli innumerevoli marchi di Vermouth presenti sul mercato. È proprio dall’invenzione di questo vino fortificato e aromatizzato– risalente a fine settecento in una Torino in crescita nel proprio sviluppo industriale e creativo – che dobbiamo buona parte del resto della storia. Antonio Benedetto Carpano, distillatore ed erborista, inventò quella che oggi viene indicata come la ricetta del vermouth, miscelando vino moscato con artemisia e altre erbe aromatiche. Nel giro di pochi anni nacque la Fabbrica di liquori e Vermouth Carpano di Torino, ancora oggi conosciuta in tutto il mondo per la produzione del suo prodotto originale. Il re Vittorio Amedeo III restò talmente entusiasta dopo averlo assaggiato che il consumo di questa bevanda si diffuse sempre di più anche tra le casate nobiliari, tra intellettuali e letterati.

Ad oggi il colore dell’aperitivo continua ad essere il rosso, che sia scuro e quindi più simile a un vermouth, o più acceso, come appare ad esempio il rosso vivo Campari. Una bevuta che, al di là delle personalizzazioni e dei twist on classics che possiamo trovare nei cocktail bar più moderni, resta leggermente amaricante, erbacea e con una gradevole speziatura. Non c’è dubbio che gli Italiani siano i custodi di questa tradizione e che proprio nel nostro paese si trovi la più grande varietà e qualità di aperitivi. Dai bar vecchio stile dove si è solito consumare al banco il proprio vermouth e soda, generalmente accompagnato da stuzzichini vintage e intramontabili – quali patatine, noccioline, olive, pizzette – ai cocktail bar più di tendenza. Anche in queste realtà, l’aperitivo trova sempre un suo spazio in menu, proprio perché non vi è inizio serata senza e perché le combinazioni e i prodotti sono realmente infinite.
Segnatevi dunque in calendario la data del 26 maggio per festeggiare la nascita di questo primo compleanno importante.
Cin Cin!

 

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