Cibo da non buttareLe leggi in Italia e nel mondo contro lo spreco nella grande distribuzione

La Francia è stata la prima nazione ad affrontare in modo efficace il problema. Nel nostro Paese dal 2016 le aziende che regalano alimenti invece di gettarli via possono pagare meno tasse. E la Spagna ha approvato da poco una norma per punire i supermercati che non gestiscono in modo responsabile il ciclo dei prodotti

Unsplash

La massa del cibo che ogni anno viene sprecato a livello globale corrisponde a 1,6 miliardi di tonnellate. Dieci volte l’isola di Manhattan. Il tutto per un valore complessivo di 1,2 trilioni di dollari. Se i dati attuali sono allarmanti, il futuro potrebbe essere ancora peggiore: secondo le elaborazioni della società di consulenza Boston Consulting Group,  nel 2030 il cibo sprecato arriverà a 2,1 tonnellate per una valore di 1,5 trilioni dollari. 

Vari Paesi stanno cercando di intervenire a loro modo per incentivare i consumatori a non sprecare. Ma anche per educare i supermercati e le grandi catene di distribuzione a una gestione più responsabile dei propri prodotti alimentari. L’ultima nazione a muoversi in questa direzione è stata la Spagna che a inizio giugno ha introdotto una nuova legge che mira a punire i supermercati che non rispetteranno le nuove regole antispreco. 

Nel 2016 il governo Renzi ha approvato una legge che prevedeva meno tasse per le aziende che regalavano cibo e medicinali invece di buttarli. Tra gli altri provvedimenti istituiti dal testo c’era la creazione della family bag, per permettere a clienti e associazioni di beneficenza di portare a casa gli avanzi dai ristoranti. All’epoca i dati erano già preoccupanti: in Italia venivano sprecate quantità di cibo pari a 12 miliardi di euro. 

In media nei primi otto mesi dell’anno una famiglia italiana arrivava a buttare oltre 30 chili di pane e verdure. La legge fu accolta con favore: Marco Lucchini, allora direttore generale della Fondazione banco alimentare onlus, la definì «all’avanguardia». 

Nei primi mesi del 2022, secondo le ultime rilevazioni di Waste Watcher, i livelli di sprechi annuali sono lievemente diminuiti a 10 miliardi e mezzo di euro. Un dato che però non deve far rilassare: si tratta di un incremento del 15 per cento rispetto allo stesso periodo del 2021 che era però viziato dalle limitazioni anti Covid. Un segno che lo spreco può tornare a crescere. 

Va comunque notato che in Italia la maggior parte dello spreco alimentare è dovuto al comportamento dei consumatori: nel 2017 questo fattore era la causa del 43 per cento dello spreco complessivo mentre la distribuzione “solo” del 13,5 per cento.

Un altro Paese che ha provato a ridurre lo spreco nei supermercati è la Francia. Nel dicembre del 2016 il parlamento ha approvato all’unanimità una legge che obbliga i rivenditori a donare gli alimenti vicini alla propria data di scadenza alle associazioni di beneficenza.

L’approvazione del provvedimento aveva rappresentato una vittoria per gli attivisti, i negozianti e le ong che per primi avevano sollevato il problema guidati da Arash Derambarsh, consigliere comunale di Courbevoie. 

Il caso francese è particolare per due motivi: pur essendo il Paese meno sprecone d’Europa, grazie al lavoro degli attivisti, la Francia è stata la prima ad affrontare questo problema. Inoltre, a differenza degli altri Paesi europei, in Francia la maggior parte dello spreco non è dovuto al comportamento dei consumatori, ma è distribuito più o meno uniformemente in tutte le fasi di produzione e vendita. 

Nel corso degli anni i legislatori francesi sono intervenuti a più riprese per inasprire le multe ai supermercati che non rispettano le norme e per estendere l’obbligo di collaborare con gli enti di beneficienza anche ai negozi più piccoli. 

La legge ha aiutato la Francia a rimanere prima nel Food Sustainability Index che misura la capacità dei Paesi di non sprecare il cibo. Al momento l’Italia è 31esima. Mentre gli ultimi sono gli Emirati Arabi Uniti.

Seppur fatte con le migliori intenzioni anche queste leggi possono creare problemi una volta implementate. In California una legge del gennaio di quest’anno ha introdotto l’obbligo per tutti i rivenditori di dare gli alimenti scaduti ai banchi alimentari locali e ha scatenato le proteste delle piccole comunità rurali. I gestori dei negozi hanno detto di essere troppo piccoli per gestire questo tipo di attività e che non sempre il tessuto sociale offre banchi alimentari in grado di recuperare gli scarti alimentari. 

Il problema spesso si pone anche per le stesse associazioni di carità che in aree a bassa densità di popolazione rischiano di spendere più nel carburante usato negli spostamenti per raccogliere il cibo di quanto possa rendere la raccolta del cibo stesso. 

Anche in Ungheria una legge antispreco è stata al centro di polemiche: il provvedimento proposto dal governo sovranista di Viktor Orbán obbliga solo i grandi supermercati, perlopiù stranieri, a effettuare le donazioni di cibo prossimo alla data di scadenza. Questa particolarità ha mandato su tutte le furie le compagnie estere e i critici di Orbán che hanno accusato il governo di volere semplicemente favorire i rivenditori ungheresi. 

Nonostante alcune resistenze e l’impossibilità di intervenire sul comportamento dei consumatori, le leggi contro lo spreco alimentare nei supermercati sono sempre più guardate con interesse da diversi Paesi europei. Il Regno Unito ha iniziato a riflettere su una proposta in merito già ad agosto dell’anno scorso. 

Mentre da tempo l’Unione europea punta a seguire il modello francese e già nel 2016 ha introdotto una serie di provvedimenti con l’obiettivo di dimezzare entro il 2030 la quantità di cibo sprecato.  Sperando di essere ancora in tempo.