Spreco alimentareIn Spagna una nuova legge vieterà di buttare il cibo

Da Madrid arriva l’ennesimo imperativo virtuoso: gli scarti prodotti da ristoranti, negozi e supermercati dovranno essere recuperati grazie a doggy bag e progetti di economia circolare

Si comincia al ristorante, ma poi si prosegue al supermercato, nei bar e nei (grandi) negozi di alimentari. Parliamo della nuova legge anti spreco alimentare approvata dal governo spagnolo, che presto sarà portata in Parlamento per il voto e che prevede la definizione di un preciso sistema di recupero di qualsiasi tipo di avanzo o scarto, con l’aggiunta di multe (anche molto pesanti) per i refrattari a quello che vuole essere un nuovo stile di vita.

Si parte dalla “doggy bag”, la classica vaschetta per il “salvataggio” degli avanzi destinati nominalmente al cane di casa, ma ovviamente disponibili anche per i padroni che ne vogliano approfittare. La nuova legge prevede che tutti i ristoranti spagnoli consegnino ai clienti che ne facciano richiesta gli avanzi del pranzo e che, per farlo, siano attrezzati con contenitori adeguati, biodegradabili o per lo meno di facile smaltimento.

E per capire che non si tratta di un semplice invito ad una maggiore disponibilità, la legge fissa anche le multe per i trasgressori: batoste che possono arrivare anche a migliaia di euro. Ma non basta: altre sanzioni, ancora più pesanti, sono previste per i supermercati, bar e ristoranti che non metteranno in atto un preciso piano di riutilizzazione degli alimenti che non possono più essere messi in vendita all’avvicinarsi della data di scadenza.

Ed è questo l’aspetto più importante della nuova normativa: mettere in movimento una intera organizzazione di recupero degli scarti alimentari di ogni genere per dare un taglio netto all’impressionante ammontare degli sprechi alimentari, che nel 2020 hanno raggiunto in Spagna un totale di un miliardo e 364 milioni di chilogrammi, con una media annua di 31 chili a persona (in Italia buttiamo via circa 30 chili di cibo a persona ogni anno).

Una enorme massa che il governo spagnolo intende dimezzare entro il 2030 attraverso le nuove norme, le multe, ma soprattutto attraverso la creazione di una nuova coscienza generalizzata del problema e delle sue soluzioni.

In pratica tutti i locali di ristorazione e ogni punto vendita di generi alimentari di oltre 1.300 metri quadri di superficie dovranno convenzionarsi con un banco alimentare o con organizzazioni senza fine di lucro per realizzare un sistema di donazioni che risponda alle disposizioni di legge.
Non disporre di questo piano (o definirlo sulla carta senza applicarlo) potrà costare ai titolari fino a 60 mila euro di multa, mentre per le trasgressioni più gravi e ripetute le ammende fissate dalla legge potranno arrivare fino alla cifra record di 500 mila euro.

Nello stesso tempo gli stessi esercizi commerciali potranno vendere con adeguati sconti gli alimenti vicini alla data di scadenza e allestire linee di vendita di prodotti “brutti, imperfetti o di aspetto poco accattivante”, ma perfettamente commestibili.

La lotta agli sprechi, che nelle intenzioni di Madrid dovrebbe prendere il via all’inizio del prossimo anno, ha come priorità quella di destinare tutto ciò che oggi finisce per essere buttato al consumo umano, attraverso la donazione e la redistribuzione degli alimenti a organizzazioni ed enti sociali senza fine di lucro o alla catena dei banchi alimentari.

Il tutto con accordi che dovranno specificare le condizioni (e le spese) di raccolta e la distribuzione dei prodotti, oltre a precise responsabilità sulla tracciabilità del percorso che non dovrà in nessun caso portare ad una nuova commercializzazione.

In seconda battuta la legge prevede le modalità di trasformazione degli alimentari rimasti invenduti, ma ancora intatti e commestibili, in altri prodotti destinabili al consumo umano. Classico l’esempio della frutta non vendibile che non potrà più essere gettata via, ma dovrà essere trasformata in marmellate o succhi.

Infine, nel caso di alimenti non più utilizzabili per il consumo umano, la legge ne prevede l’impiego per l’alimentazione animale, per la produzione di fertilizzanti e per la realizzazione di compost o di biocombustibili.