Futuro virtuale L’importanza di approfondire l’impatto ambientale del metaverso

Tra rete 5G, data center, cloud e un aumento della potenza di calcolo, il fabbisogno di elettricità potrebbe crescere. E con esso anche le emissioni di Co2. Teniamolo presente nella costruzione del nostro futuro digitalizzato, perché è un elemento essenziale e non un dettaglio

Tutti sappiamo che il primo World economic forum in presenza dopo gli anni di restrizioni anti-covid si è riunito come di consueto a Davos, dal 22 al 26 maggio, «nel momento geopolitico e geoeconomico – per dirla con le parole del documento ufficiale di presentazione – più consequenziale degli ultimi tre decenni e sullo sfondo di una pandemia irripetibile».

Questa affermazione si riferisce alla particolare concentrazione di fattori estremamente cruciali e problematici, quali un’altissima inflazione (a maggio 2022, nell’Eurozona, ha toccato il +8,1%: il massimo storico da quando esiste l’unione monetaria), una guerra nel cuore dell’Europa e una grave crisi energetica e delle materie prime. Da non dimenticare la crisi climatica, una globalizzazione con le ossa rotte e una situazione di tensione tra Cina, Russia e Stati Uniti.

Con un simile scenario, è stato del tutto ovvio e naturale concentrare l’attenzione sui macrotemi legati al clima, alla creazione di economie più giuste, alle nuove competenze necessarie per un mercato del lavoro più qualificato e rispondente alle esigenze di sviluppo economico e sociale, all’equità e alla cooperazione globale. E, ovviamente, anche alla sanità e al diritto alla salute.

Anche il grande tema dell’innovazione tecnologica è stato centrale nei giorni del World economic forum. In questo ambito mi ha molto colpito il livello di conoscenza e il grande entusiasmo degli italiani verso le nuove tecnologie. Si parla di metaverso, di realtà virtuale e di realtà aumentata nel sondaggio realizzato da Ipsos in collaborazione con il World Economic Forum, con l’obiettivo di comprendere l’impatto di queste novità sulla vita delle persone nel prossimo decennio.

In generale, circa la metà degli intervistati dichiara di conoscere il metaverso (52%) e di provare sentimenti positivi nei confronti dell’utilizzo della realtà estesa nella vita quotidiana (50%). Tuttavia, l’indagine evidenzia ampie differenze nella familiarità e nel consenso nei confronti di queste nuove tecnologie tra i vari Paesi e gruppi demografici. Ad esempio, la familiarità è molto più alta in Turchia, India, Cina e Corea del Sud rispetto a Polonia, Francia, Belgio, Germania e Paesi Bassi.

In Italia, evidenzia il documento, il concetto di realtà virtuale è conosciuto dall’84% dei cittadini: quattro punti in più rispetto alla media internazionale. Il 66% dei nostri connazionali dichiara di sapere il significato di realtà aumentata, contro il 61% della media globale. Il Metaverso è il concetto che registra la percentuale più bassa. Nonostante ciò, oltre un italiano su due (58%) ritiene di sapere di cosa si tratti: sei punti in più rispetto alla media internazionale pari al 52%.

Dunque, pur con le differenze significative in termini di familiarità ed entusiasmo, l’opinione pubblica internazionale ritiene con pochi margini di dubbio che i vari tipi di applicazioni che “sfruttano” il Metaverso e la realtà estesa cambieranno in modo significativo la nostra vita. 

Soprattutto noi italiani siamo concordi sul fatto che, in breve, muteranno totalmente le modalità attraverso cui ci formeremo (60%, apprendimento virtuale), ci cureremo (56%, risorse digitali per la salute), ci intratterremo (55%, intrattenimento digitale nella realtà virtuale), lavoreremo (54%, ambienti di lavoro virtuali), giocheremo e socializzeremo (49%, giochi virtuali e chat con amici, familiari, eccetera…), viaggeremo (43%, viaggi e turismo virtuali) e ci scambieremo beni (38%, scambio di beni digitali, Nft, oggetti da collezione, criptovalute). 

Se il metaverso è quindi il futuro prossimo che tutti (chi più, chi meno) ci aspettiamo, è lecito chiedere quale sarà il suo impatto in termini di sostenibilità. Da una parte, la virtualizzazione di oggetti, viaggi, edifici, corsi, riunioni, eventi comporterà un risparmio di materie prime, una decrescita di alcuni processi produttivi, una riduzione dei trasporti su scala globale e un risparmio di energia a tanti livelli.

Dall’altra, però, le emissioni di Co2 potrebbero aumentare: tra rete 5G, data center, cloud e un aumento della potenza di calcolo, il fabbisogno di elettricità potrebbe crescere. E con esso anche le emissioni. Anche se, al momento, è difficile fare una stima precisa. Teniamolo presente nella costruzione del nostro futuro digitalizzato, perché è un elemento essenziale e non un dettaglio. 

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