ForzalavoroI salari e la bassa produttività italiana, la concertazione che non c’è e i nuovi ricchi anticapitalisti

Nella newsletter di questa settimana: la discussione sull’innalzamento delle buste paga, l’apertura di Draghi al taglio del cuneo fiscale e al salario minimo, la partita dei rinnovi contrattuali e il borsino del Pnrr. Ma anche il ritorno del Salone del mobile a Milano, i vecchi mostri da ufficio ed Elon Musk e la new wave dei giovani miliardari americani. Ascolta il podcast!

(Unsplash)

SALARI E PRODUTTIVITÀ, PARLIAMONE
Il dibattito su aumento dei prezzi e salari ha fatto tornare la parola produttività sui social e nelle pagine dei giornali. In particolare la produttività del lavoro, ovvero quell’indicatore che spiega l’efficienza con cui un lavoratore o un’impresa generano beni o servizi in un certo periodo di tempo e con una certa quantità di risorse. La produttività ha a che fare quindi con le prestazioni dei dipendenti, ma anche con la loro formazione, l’innovazione, le tecnologie usate e l’organizzazione aziendale.

Disclaimer Detto questo, la produttività in Italia è ferma. Ma, appunto, non significa che è bassa per la pigrizia dei lavoratori italiani. Tutt’altro.

Partiamo dai numeri Tra il 2014 e il 2018 in Italia c’è stato un aumento della produttività dello 0,3%. Mentre in Europa l’indice è salito dell’1,4%. Nel 2018, in particolare, la produttività del lavoro è calata dello 0,3%, a fronte di una crescita delle ore lavorate. Quindi c’è qualcosa che non va. Il tutto, poi, è avvenuto mentre tra il 1990 e il 2020 il salario medio (misurato a prezzi costanti e in parità di potere d’acquisto) è diminuito del 2,9 per cento. A fronte di aumenti, anche a tre cifre, di altre economie occidentali dell’area Ocse.

  • Il grafico Ocse che mostra la discesa dei salari italiani è circolato molto negli ultimi giorni sui social, anche se si tratta di dati non non nuovi, proprio perché si parla tanto della necessità di alzare i salari davanti all’inflazione galoppante per proteggere il potere d’acquisto dei lavoratori.

Le due curve La tesi condivisa da molti però è che per parlare dell’aumento dei salari bisogna aumentare prima di tutto la produttività. Ora che emerge la possibilità di aprire un tavolo negoziale con le parti sociali – quando smetteranno di litigare forse – la questione dovrà essere tenuta in considerazione. Quindi, si spiega, bisogna non solo agire alzando i salari per mettere una toppa all’inflazione, rischiando la spirale tra prezzi e salari di cui ha parlato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Relazioni Il deputato di Italia Viva e presidente della Commissione Finanze della Camera Luigi Marattin su Twitter ha messo in correlazione salari e produttività, scatenando le polemiche, soprattutto di chi ha visto un’accusa all’inefficienza dei lavoratori in questo ragionamento. Ma, come ha spiegato Marattin, nella definizione della produttività conta il lavoro in sé, ma soprattutto il contesto in cui si esplica. Quindi dimensioni d’impresa, innovazione, organizzazione aziendale e anche stabilità delle leggi. Una lista nota dei problemi strutturali dell’economia italiana da una trentina d’anni, in pratica, che poi è anche quella su cui dovrebbero agire le riforme del Pnrr.

Occhio ai servizi Senza dimenticare un’altra cosa, aggiunge poi Ferruccio De Bortoli: il ragionamento deve valere non solo per l’industria, ma soprattutto per i servizi, dove la produttività è diminuita nel 2021 rispetto al 2020, mentre nella manifattura è aumentata. Parliamo di quella parte dell’economia che comprende anche la pubblica amministrazione e che è da sempre la principale causa dei ritardi italiani nel recupero della produttività. Ma proprio per questo, forse, avrebbe maggiore bisogno di attenzioni nell’ottica di un adeguamento dei salari. A differenza della manifattura, dove anche grazie anche agli investimenti in industria 4.0 la produttività si è allineata alle medie europee, nel terziario si assiste a una situazione stagnante. Una questione grave, visto che il terziario vale il 73% del nostro Pil. I servizi sono quelli più colpiti dalla pandemia, ma le aziende  più competitive – che magari avevano già investito nel digitale diventato questione di sopravvivenza con il Covid – hanno anche contribuito molto al rimbalzo della crescita.

Doppia C Il punto di fondo è anche un altro: il lavoro è sempre meno una dimensione facilmente misurabile. Di certo non ha senso parlare di ore lavorate. E poi c’è differenza tra un grafico che non necessariamente produce più valore in due ore invece che in una e un medico può ottenere grandi risultati in dieci minuti se pratica un massaggio cardiaco. Il vero valore del lavoro non è legato alla quantità di tempo investita, quanto all’abilità del lavoratore.

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SOGNANDO LA CONCERTAZIONE
Il presidente del Consiglio Mario Draghi da giorni manda messaggi ed esortazioni al dialogo alle parti sociali per discutere di come affrontare la crisi. La convocazione di sindacati e imprese non avverrà però «fino a quando non ci saranno le condizioni minime per sedersi al tavolo». Da Palazzo Chigi finora hanno registrato solo segnali negativi, tra la minaccia della piazza da parte di Maurizio Landini, la mancata partecipazione di Cgil e Uil al congresso della Cisl e gli ultimi attacchi di Carlo Bonomi al governo.

  • Contro l’inflazione, il governo apre alla possibilità di un intervento sul cuneo fiscale, ma non per i 16 miliardi chiesti da Confindustria. La ministra Gelmini ricorda che va abolito anche l’Irap. Giorgetti ha spiegato che per trovare le risorse serve razionalizzare la spesa pubblica. E Giorgia Meloni sostiene che i soldi per tagliare il costo del lavoro si trovano cancellando il reddito di cittadinanza.
  • Altra questione è il salario minimo. Draghi non è contrario, ma i partiti di maggioranza e le parti sociali sono tutt’altro che uniti sul tema: sono contrari Forza Italia (qui un’intervista al ministro Brunetta), Lega, Confindustria e pure la Cisl.

… e l’Europa Draghi e il ministro Franco avrebbero voluto finanziare il taglio del costo del lavoro con un nuovo Recovery Plan europeo. Ma fin qui la risposta dei partner è stata negativa. Mercoledì il premier sarà all’Eliseo con Emmanuel Macron, insieme al quale sta tentando di rompere la resistenza dei Paesi nordici su un nuovo debito comune. Più facile che alla fine Draghi sia costretto a negoziare con la Commissione europea il sì ad un deficit superiore a quello concordato, considerata anche la proroga della sospensione del Patto di Stabilità.

Poi c’è la partita dei rinnovi dei contratti Il 7 giugno si attende l’aggiornamento del dato dell’Ipca, l’indice depurato dai beni energetici che fa da punto di riferimento per i rinnovi salariali. La trattativa per il rinnovo è appena iniziata per i chimici. Mentre è ancora in stallo tutto il settore dei servizi, vale a dire 3,5 milioni di persone. Confindustria e sindacati chiedono la detassazione degli aumenti, ma il governo è contrario.

Agenda Sul decreto aiuti, oggi è prevista l’audizione del ministro Giorgetti, martedì è il turno del ministro Giovannini. Sempre martedì, l’Istat dà i dati sulle prospettive dell’economia italiana 2022-2023.

 

MINIMO EUROPEO
Bruxelles batte un colpo Ultime trattative in Europa per la direttiva sul salario minimo. La proposta, partita su iniziativa della Commissione europea due anni fa e già approvata da Parlamento e Consiglio in prima lettura, dovrebbe essere approvata questa sera e presentata domani in conferenza stampa. Attenzione, però: la direttiva non fissa un salario minimo comune per tutti, né tantomeno un obbligo. Punta invece a «a istituire un quadro» rispettando le diverse tradizioni di welfare dei 27 per garantire «un tenore di vita dignitoso», ridurre le disuguaglianze e mettere un freno ai contratti precari e pirata.

Intanto in Germania… Il Parlamento di Berlino ha approvato l’aumento del salario orario minimo a 12 euro lordi da ottobre, una misura su cui puntava il cancelliere Olaf Scholz. Ci sarà un primo aumento intermedio a luglio da 9,82 a 10,45 euro. Ma la questione ha suscitato anche polemiche per il timore che possa contribuire alla corsa dell’inflazione.

 

BORSINO PNRR
A meno di un mese dalla scadenza del 30 giugno, che Draghi è chiamato a centrare per assicurarsi la seconda rata da 21 miliardi collegata al Recovery Plan, l’attuazione del piano italiano procede senza intoppi. L’Osservatorio Pnrr del Sole 24 Ore ha presentato lo stato dell’arte dei 45 obiettivi (44 milestone e un target) da conseguire nel primo semestre del 2022 e sembrano non esserci ritardi. Sono già state assegnate gare per 43 miliardi, ha ricordato il sottosegretario Garofoli nel bilancio della fase 2. Resta il nodo dell’aggiudicazione del secondo bando per il 5G dopo il flop del primo.

 

ECONOMIA DI GUERRA
Gli Stati Uniti, secondo Reuters, hanno dato via libera all’Eni e alla spagnola Repsol per tornare a importare petrolio venezuelano in Europa come compensazione per i debiti. Una mossa che rientrerebbe nella strategia adottata da Washington per rispondere al bando del greggio russo seguito all’invasione dell’Ucraina. Anche l’Iran ora, però, potrebbe immettere petrolio nei mercati globali senza una ripresa dell’accordo nucleare del 2015.

 

DOSSIER CALDI
Tutto rinviato Invitalia e ArcelorMittal hanno firmato la proroga all’accordo su Acciaierie d’Italia Holding, dandosi altri due anni fino al 2024 per il passaggio delle quote di partecipazione dello Stato dal 38 al 60%. Nello stesso giorno a Taranto la Corte d’Assise ha depositato l’ordinanza che rigetta la richiesta di dissequestro degli impianti siderurgici.

Ci vuole calma L’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, ha detto che per il completamento del progetto sulla rete unica serviranno 12-18 mesi.

Mayday È convocato per giovedì il tavolo al Mise tra i vertici di Ita, Covisan e Almaviva con i sindacati, la regione Piemonte e il sindaco di Palermo per affrontare il tema dei lavoratori del contact center della compagnia. Orlando, a pochi giorni dalle comunali di Palermo, ha detto che il governo ha trovato una soluzione.

Riecco il Salone Riparte domani, 7 giugno, alla presenza del ministro Giorgetti, il Salone del Mobile di Milano. Per la città, è la festa di riapertura dopo due anni di pandemia, scrive Dario Di Vico sul Corriere. Ci saranno 2mila espositori e più di un quarto viene dall’estero. Un numero da ricordare: l’industria del mobile ha registrato un +24,5% nel primo trimestre di quest’anno.

Occhio ai dati Mercoledì 8 giugno Federmeccanica presenta l’indagine congiunturale. Venerdì 10 giugno arriva il dato Istat sulla produzione industriale di aprile.

 

COSE DI LAVORO
Il polso del lavoro Gli ultimi dati Istat sull’occupazione in Italia ad aprile registrano una riduzione degli occupati di 12mila unità. Ma calano solo autonomi, 40enni e donne. Il numero dei contratti a termine resta a livelli record. Secondo l’analisi delle tabelle Eurostat fatta dall’Ansa, nel Sud Italia ci sono più disoccupati di lunga durata di tutti quelli dell’intera Germania. Mentre in Spagna continuano ad aumentare i contratti stabili dopo la riforma Diaz.

Mondo Musk Il patron di Tesla avrebbe inviato una email ai manager della casa automobilistica in cui si dice che i dipendenti devono fare almeno 40 ore di lavoro in presenza in ufficio. Non solo: Musk ha pianificato anche un taglio del 10% dei dipendenti, viste le «bruttissime sensazioni» sull’economia americana. La risposta di Biden? «Ford investe. Stellantis investe. Buona fortuna per il suo viaggio sulla Luna».

  • I «mostri da ufficio» stanno cercando di tornare al 2019, scrive il New York Times.
  • Ma se la flessibilità di luoghi e tempi di lavoro ormai è una priorità dagli States all’Ue, bisogna però che l’Europa si doti di un quadro giuridico equilibrato sull’economia delle piattaforme – ha scritto su Politico un gruppo di eurodeputati del Ppe.

Da leggere «A volte scherzo sul fatto che ci sono molti più socialisti che hanno bisogno di un consulente finanziario di quanti siano i consulenti finanziari socialisti». Recode racconta il mondo dei «giovani ricchi capitalisti anti-capitalisti».

 

COSE DA TENERE D’OCCHIO 

  • Mercoledì arriva l’Economic Outlook dell’Ocse.
  • Giovedì il direttivo della Bce si riunirà ad Amsterdam: anche se non sono attese decisioni importanti di politica monetaria, l’appuntamento sarà cruciale per avere indicazioni sul rialzo dei tassi che dovrebbe scattare a luglio. Il Financial Times parla dell’ipotesi di un piano della Bce per sostenere il debito dei Paesi periferici.
  • Venerdì invece arriva il dato sull’andamento dei prezzi negli Stati Uniti.

 

Alla prossima settimana,
Lidia Baratta

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