Ama&ChiaraSanremo 2023, comunque vada, sarà un successo perché Ferragni è Ferragni

La star di Instagram ha accettato la proposta di presentare il Festival. Perché questa volta ha detto di sì e perché Amadeus, scegliendo una co-conduttrice che guadagna più di lui, ha fatto il colpo più importante della tv di questi anni

LaPresse

Dicono quelli che la sanno lunga che i Sanremo con lo stesso conduttore funzionano solo se tutto il resto cambia (inserite qui la vostra citazione da quel romanzo di Tomasi di Lampedusa che non avete letto). 

Dicono quelli che la sanno lunghissima che il corteggiamento di Amadeus e di chi lavora con lui a Chiara Ferragni parta da lontano, e che lei abbia sempre cortesemente declinato spiegando che la tv non è il suo mezzo e non se la sente. Questa volta no. 

È perché prima era una scusa? Una telecamera è una telecamera, stai in onda tutti i giorni e certo non può spaventarti una settimana di Sanremo? Non mi convince, come spiegazione: di recente ho sentito Chiara Ferragni dire che TikTok non è tanto il suo mezzo, e – se fa differenze tra piattaforme – figuriamoci tra una piattaforma su cui sei la regista del tuo kolossal, e una diretta televisiva dove la scaletta e le inquadrature le decidono altri. 

È perché tra l’ultima volta che gliel’avevano proposto (cioè: per l’edizione di quattro mesi fa) e ora (per l’edizione che ci sarà tra otto mesi) c’è stata la serie a puntate sulla sua famiglia, e una volta che la assaggi la tv ti seduce e hai voglia di fare quella vera, quella da vagonate di spettatori, non la nicchia della nicchia delle piattaforme? È perché un autore di quella serie smania da decenni per fare l’autore di Sanremo e l’ha convinta ad accettare? Ma può qualcuno convincere Chiara Ferragni di qualcosa di cui non sia già convinta da sola? 

(Mesi fa il marito andò ospite a Radio Deejay a promuovere qualcosa, lei chiese quanti ascoltatori facesse il programma, nessuno dei presenti lo sapeva, qualcuno azzardò un milione, e Chiara disse qualcosa tipo: ma va’, un milione in Italia non lo fa nessuno. Nella frammentazione dei pubblici, Sanremo ultimo rifugio d’una madre della patria che voglia l’unità nazionale ad ammirarla). 

O magari è perché nel frattempo il marito è stato male, e quando pensi che potresti morire o che potrebbe morire la persona che ami riconsideri tutto? Questa stucchevolissima interpretazione è, mi faccio schifo da sola, quella che mi convince di più. Perché no? Perché una non dovrebbe dire se sopravviviamo a questa allora pure Sanremo, se superiamo questa non ho più paura di niente, in cambio di questo lieto fine qui come fioretto mi metto un Dior delle grandi occasioni scendo la scala e dico «dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio» – perché no, è una trama perfettamente credibile, gli snodi sono tutti giusti, il carattere della protagonista ha senso e la curva dei suoi cambiamenti anche. 

Chiara Ferragni a Sanremo è una situazione in cui hanno tutti da guadagnare. 

Gli stilisti, che per una volta mettono i loro abiti sul palco più visto in Italia addosso a una delle donne più osservate del mondo. 

Gli sponsor tutti, che possono contare sul rimbalzo dal palco più nazionalpopolare a quella piattaforma che le aziende si ostinano a considerare all’avanguardia, e sulla quale la bionda ha ventisette milioni di follower (che per febbraio saranno, boh, ventotto?). 

Le coconduttrici delle tre serate scoperte (Chiara Ferragni presenterà il martedì e il sabato), che potranno stare serene: tutti i critici saranno seduti sulla riva del fiume ad aspettare un inciampo qualunque della Ferragni, a loro non baderà quasi nessuno, a parte quelli pronti a dire «Lei sì che è una grande professionista, mica come la Ferragni che non s’è mai capito perché sia famosa» (loro faranno finta di credere agli elogi e di sentirsi fuoriclasse invece che mediane: anni di fatiche, botte, presenti casomai il festival). 

Amadeus, che ha messo a segno il più gran colpo che si potesse fare nella tv di questi anni: convincere la Ferragni a comparire nel programma più importante di quel mezzo che i cretini hanno deciso di considerare residuale e non degno di quel simbolo postmoderno che è lei (qualunque cosa si pensi della Ferragni, non si può essere così cretini da considerarla altrettanto cretina: certo che vuole fare Sanremo, certo che vuole dire a quel pubblico, oltre che a quello di Instagram, quanto soffra una madre lontana dai suoi bambini per lavoro, ma quanto sia importante che i bambini abbiano una madre realizzata). 

I direttori dei rotocalchi, che come loro solito non si sono svegliati per tempo (la foto con Amadeus a casa Ferragni instagrammata ieri sera chissà di quand’è, chissà quand’è che i paparazzi dormivano e non si sono accorti del conduttore di Sanremo che arrivava a City Life), ma ora potranno riempire le pagine di «La prossima conduttrice di Sanremo bisticcia col marito, porta a scuola i figli, esce dal parrucchiere» senza sembrare derivativi di Instagram. 

E Lucio Presta, l’uomo dietro ad Amadeus, l’uomo che quest’anno a Sanremo ci ha portato Zalone (e quest’autunno lo porta a teatro), e l’anno prossimo ci porta la Ferragni (e dopo Sanremo chissà), e spero qualcuno stia mettendo questa stagione di Presta nei piani di studi delle facoltà di comunicazione. 

Chiara Ferragni a Sanremo è un’edizione già fatta, con otto mesi d’anticipo, e adesso resta solo da capire se il marito porta una canzone (come l’anno di Fiorello cantante e Anna Falchi bionda di Baudo, con in più le polemiche perché i follower pesano sul televoto) o se la lascia brillare da sola piangendo un po’ dietro le quinte: più commosso di lei, più emotivo di lei, più valletta di lei. 

È la loro formula di coppia, è il loro marchio, è la cosa più moderna che abbiano inventato: la coppia in cui lei è l’uomo di casa e – a volte la vita è una sceneggiatrice che benedice certi cast – persino la bambina si rifiuta d’imparare a dire «papà», da tanto mamma è la capofamiglia. 

Chiara Ferragni a Sanremo renderà ridicolo chiunque si azzardi a fare la solita polemica su Amadeus che riduce le donne a vallette: per essere valletta devi guadagnare meno del conduttore. Non è mai questione di generi, è sempre una questione di capitale, e nessuno incarna questo concetto che il pubblico postmoderno è così refrattario ad apprendere quanto Chiara Ferragni.