Sostenibilità a 360°Per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 serve anche l’aiuto delle cooperative

Dalla banca dei semi al “Disability Manager”: esempi virtuosi di imprese a forte impatto sociale che stanno lavorando (anche) nell’ottica degli ambiziosi obiettivi imposti dalle Nazioni Unite

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La sfida della sostenibilità riguarda tutti, compresi i più fragili. È questo il messaggio che emerge dall’ultimo rapporto della Confcooperative Roma. L’associazione rappresenta 412 cooperative che possono contare su 27 mila dipendenti e fatturano oltre un miliardo e mezzo di euro l’anno.

Il settore più rappresentato è quello solidale con 151 aderenti, ma quello con più occupati (12 mila) e valore aggiunto maggiore (510 milioni) è quello del lavoro. Nel report viene messo in luce l’apporto delle imprese a forte impatto sociale nella realizzazione degli ambiziosi goal dell’Agenda 2030 dell’Onu.

La banca dei semi
La cooperativa agricola Coraggio ad esempio incentiva il consumo responsabile attraverso campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi dell’ecologia e dell’ambiente. La sua produzione agroalimentare biologica si estende per i ventidue ettari di terreni pubblici della tenuta di Borghetto San Carlo a Roma, area per decenni inutilizzata e a rischio cementificazione.

«Abbiamo impiantato un frutteto di 150 alberi, di sei specie diverse, con 50 di varietà di frutti a rischio erosione genetica. È una sorta di “banca” del genoma della frutticoltura che ci permette di conservare semi e ortaggi particolari, che riproduciamo poi in azienda – afferma il presidente Giacomo Lepri –. Per necessità operiamo in aridocultura, senza uso di acqua: con risorse idriche che si assottigliano occorre ricorrere a una gestione responsabile della risorsa più importante della terra. Portiamo avanti le nostre attività grazie all’autofinanziamento e ai bandi pubblici».

Largo agli anziani
La cooperativa Anver invece da quasi 30 anni favorisce l’accesso all’assistenza sanitaria attraverso un ambulatorio polispecialistico e informazione. I destinatari sono soprattutto gli ultrasessantacinquenni rimasti soli dopo l’uscita di casa dei figli. Non solo. La ditta si prende cura anche dei ragazzi con evidenti difficoltà familiari e a rischio di dipendenze e dispersione scolastica.

«Da circa un anno abbiamo attivato il progetto Nuovo Modello di Cura, legato a diagnostica, dimensione psicologica, stili di vita e relazioni – ricorda la referente Mariacristina Vanzetto –. Abbiamo acquistato e ristrutturato un locale chiamato Spazio Incontro: cento metri quadrati con una sala per raduni collettivi e tre stanze per colloqui individuali. Qui eroghiamo visite mediche ed esami gratuiti per i bisognosi. Questi e altri servizi vengono sostenuti con donazioni di privati, un mutuo acceso presso Banca Etica, di cui una parte a fondo perduto, e dall’ 8 per mille della Chiesa cattolica».

Tutti a scuola
Chi invece ha particolarmente a cuore il tema dell’istruzione è la cooperativa Santi Pietro e Paolo, nata nel 1995 dall’idea di un gruppo di assistenti sociali impegnati nel sostegno ai minori. Durante la pandemia i soci hanno preso parte a “L’arte ai tempi del Covid-19”, iniziativa attraverso cui i giovani hanno raccontato e condiviso la loro esperienza con il coronavirus e i disagi provocati dalle quarantene.

«Realizziamo progetti di inclusione a 360 gradi, sia dentro che fuori le scuole – sottolinea il portavoce Francesco Sagone –. Puntiamo molto sull’acquisizione di competenze matematiche e scientifiche. Ogni giorno partecipano fino a duemila soggetti tra Roma e Brindisi. Ad aiutarci economicamente sono le amministrazioni comunali, partner come Save The Children o multinazionali come Apple tramite il Benevity Program».

Per una vera parità di genere
Donne al centro con la cooperativa Nuova Arca, società che accoglie madri e figli in ambienti protettivi, dove loro possono usufruire dei mezzi materiali, umani e professionali necessari alla ricerca dell’autosostentamento e di un’autonomia personale e sociale. Il target di riferimento è quello delle ragazze dai 20 ai 45 anni residenti in case famiglia e con disagi economici e sociali, senza un impiego, con livelli formativi medio bassi, prive del partner e con minorenni a carico.

«Con il piano triennale MamHabitat miriamo a una policy cittadina di accompagnamento di giovani mamme – dice il responsabile Antonio Finazzi Agrò –. Ha un fondo bancario di microcredito collocato presso BCC fino a 5000 euro a tasso vicino allo zero. Il programma Augeo invece è focalizzato sull’inserimento lavorativo. In tutto aiutiamo oltre 170 nuclei senza contare su alcun finanziamento pubblico».

In arrivo il manager della disabilità
Ma per ridurre davvero le diseguaglianze occorre abbattere disoccupazione e inoccupazione. Ne è convinta la cooperativa Maggio ’82, che da 40 anni persegue l’integrazione di gente svantaggiata, in particolare rifugiati, richiedenti asilo e diversamente abili.

«Complessivamente impieghiamo 480 addetti, di cui circa la metà ha problemi motori, e per ognuno viene offerto un percorso d’inserimento ad hoc – conclude il presidente Mario De Luca –. Ecco perché stiamo studiando la creazione di un Disability Manager che progetti i servizi a misura di utente e di lavoratore. È molto difficile trovare dei canali per selezionare dipendenti con disabilità. Sembrerà paradossale, ma noi facciamo fatica a reperire manodopera. Il nostro principale interlocutore è la Pubblica amministrazione, la quale ci ha permesso di non chiudere neanche durante la pandemia».