ImbroglioncellumPiccolo vademecum anti-truffe su quel dettaglio della legge elettorale (e della democrazia)

La questione è semplicissima: se ci sono ancora le coalizioni, è sempre la stessa solfa, comunque la si chiami. Ma nel demonizzare il Rosatellum per tornare di fatto al Porcellum c’è un di più di malafede

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Prima che cominciate a sbadigliare – o peggio a cambiare canale – chiariamo subito una cosa: la questione della legge elettorale non è né tecnica né nominalistica, ma soprattutto non è complicata. Il punto è semplicissimo e si può riassumere in due righe: se nella nuova legge ci saranno ancora le coalizioni, per quanto proporzionale sia o la si voglia chiamare, sarà l’ennesima porcheria. Dove «porcheria», questo sì, è termine tecnico, trattandosi della legge cui il Partito democratico starebbe lavorando con il leghista Roberto Calderoli, padre del celebre «Porcellum», cioè di quella legge elettorale che egli stesso ebbe l’onestà di definire «una porcata» e che la Consulta, non sorprendentemente, ebbe la decenza di bocciare, per manifesta incostituzionalità.

Tanto ormai le elezioni si erano svolte, i risultati erano acquisiti, e dal giorno dopo, pur di non tornare a un vero proporzionale – cioè senza premi di maggioranza e senza coalizioni pre-elettorali – centrodestra e centrosinistra se ne sono inventate altre mille, perpetuando la gara delle «porcate» che va avanti indefessa a ogni giro di giostra da trent’anni filati. Perché il maggioritario all’italiana è una droga potentissima, tanto seducente quanto autodistruttiva. Chiedere per conferma all’inventore dell’Italicum, che ci si giocò il 40 per cento, prima di ripiegare sul Rosatellum (con cui si giocò tutto il resto).

E adesso, proprio per liberarci dal terribile Rosatellum, ci informava ieri un retroscena di Repubblica, Enrico Letta avrebbe dato mandato a Dario Parrini di lavorare con la Lega a questa possibile mediazione sul proporzionale, che non è né una mediazione né il proporzionale, nel senso del sistema in vigore in Italia prima della pseudo-rivoluzione maggioritaria del 1993, e tantomeno è una novità.

Si tratterebbe infatti di un «proporzionale con premio di maggioranza», ovviamente alla coalizione. Comprensibile che la proposta trovi il gradimento di Calderoli, considerato che la tanto deprecata «legge porcata» da lui partorita era esattamente questo: un proporzionale con premio di maggioranza. Dunque, come si vede, per quanto ci si possa divertire a discutere la migliore definizione – proporzionale con premio di maggioranza, maggioritario con punizione proporzionale, solita porcheria a base di ammucchiate pre-elettorali – nulla cambia nella sostanza. Siamo sempre lì. Solo con un di più di malafede, evidente nel tentativo di spacciare per chissà quale svolta un gioco delle tre carte in cui si parte dalla demonizzazione del Rosatellum per giustificare di fatto un ritorno al Porcellum, appena attenuato dalla risibile promessa di un premio di maggioranza caratterizzato da «proporzionalità e ragionevolezza» (ma certo, per carità, non esageriamo).

Inutile dire che tutti i rischi denunciati dallo stesso Partito democratico all’indomani della scelta di sottoscrivere il taglio grillino dei parlamentari (scelta comunque ingiustificabile), chiedendo come garanzia, proprio per questo, un sistema proporzionale, resterebbero lì intatti.

Non sorprende, pertanto, che anche Fratelli d’Italia sia tentato da un simile accordo, visto che la nuova legge, tra l’altro, toglierebbe al centrodestra anche l’ultimo problema rimasto, quello di doversi mettere d’accordo sui collegi uninominali.

Sorprende, si fa per dire, che un simile tentativo venga invece promosso proprio dal Partito democratico. E sapere che anche questa volta lo stratagemma si ritorcerà implacabilmente contro chi lo ha ideato, com’è regolarmente accaduto a tutti i suoi predecessori, nessuno escluso, è davvero una magra consolazione.

Ma sempre meglio di niente.