Campo di cocomeriIl proporzionale è auspicabile per molte buone ragioni. Anche estetiche

Un valido motivo per volere una riforma elettorale non maggioritaria è la speranza di non dover più leggere né scrivere un articolo come questo, su un argomento che annoia perfino chi lo scrive e figuriamoci chi lo legge. E poi ci sono anche motivi un tantino più seri, tipo sottrarre il Paese alla roulette (russa, ovviamente) e salvare lo Stato di diritto

Photo by Roman Kraft on Unsplash

Ci sono certamente ragioni più serie per auspicare una legge elettorale proporzionale in Italia — ragioni che attengono al rischio di giocarsi Stato di diritto e collocazione internazionale del Paese alla roulette (russa, ovviamente) — ma forse non andrebbe sottovalutata anche una ragione, per dir così, estetica.

Un valido motivo per volere il proporzionale, in pratica, è anche la speranza di non dover più leggere (o scrivere) un articolo come questo. Un articolo che parla cioè dell’«alleanza del Cocomero», tra Sinistra italiana ed Europa Verde, appena lanciata da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (il riferimento al cocomero «verde fuori e rosso dentro», solitamente dispregiativo, vorrebbe forse essere autoironico, mai però quanto il nome sui manifesti: «Nuove energie»), e del suo possibile innesto nel Campo largo di Enrico Letta, peraltro già infestato da formazioni grilline di diversa specie, non si sa nemmeno quanto compatibili tra loro. Progetto, quello del Campo largo, cui si rivolge ora esplicitamente Roberto Speranza, leader di Articolo Uno, partito nato nel 2017 proprio da una scissione del Pd e presentatosi alle ultime politiche in alleanza con il partito di Fratoianni (dal quale si è già silenziosamente re-scisso).
In un’intervista alla Stampa, infatti, il ministro della Salute si dice pronto a una «proposta unica col Pd che si candidi a essere la prima forza politica del Paese e sia il perno fondamentale dell’alternativa alla destra», nella convinzione che si debba prima di tutto «costruire una forza trainante del campo progressista, che prenda di petto la questione sociale, e poi continuare a lavorare sull’alleanza col Movimento e gli altri interlocutori».

Che è più o meno il programma alla base di tutte le sopracitate scissioni, riunificazioni e rifondazioni, e delle moltissime altre che per ragioni di spazio, e soprattutto di noia, evito di ricordare, con gli stessi protagonisti e le stesse parole d’ordine. Il gioco è sempre lo stesso, da trent’anni filati, cioè esattamente da quando abbiamo abbandonato il proporzionale, in nome della semplificazione della politica e della riduzione del numero dei partiti. Una giostra che non si ferma mai, su cui salgono e scendono a turno sempre le stesse persone.

Ora è tornato alla ribalta pure Michele Santoro, il quale ha assicurato al Foglio che se Giuseppe Conte volesse rifondare una vera forza di sinistra, rompendo con il governo sull’invio di armi all’Ucraina, e quindi con tutto il Campo largo lettiano, lui sarebbe felice di dare una mano. Ma se questo accadesse, bisognerebbe domandarsi con chi andrebbe a quel punto il Cocomero e soprattutto quel pezzo di Articolo Uno, a cominciare da Pier Luigi Bersani, da tempo assai più in sintonia con Conte che con Letta.

Mi fermo qui, perché sinceramente non me ne frega niente (e se non frega niente a me, immagino al lettore). Come si vede, tutte queste discussioni sul Campo largo prescindono completamente dalla politica, dalle scelte fondamentali sul governo, sulla pace e sulla guerra, che di fatto finiscono per essere un effetto collaterale (anziché, semmai, la causa) della politica delle alleanze, cioè di questo infinito gioco delle coppie.

Ci sono certamente ragioni più serie per volere il proporzionale, ma niente è più deleterio per l’immagine stessa della politica di questo interminabile girotondo, e delle parole vuote con cui si tenta di giustificarlo ogni volta.