La casta degli esentatiSe Bonino e Tabacci non devono raccogliere le firme, lo stesso esonero vale per Calenda

Per fare chiarezza, anche sul piano politico, servirebbe un’interpretazione ufficiale della norma che consente a PiùEuropa e a Tabacci di presentarsi alle elezioni utilizzando la stessa esenzione per due liste

Sullo sfondo della rottura tra Calenda e il Pd si staglia una domanda che non ha direttamente a che fare con la politica, ma che potrebbe condizionare in modo determinante la campagna elettorale.

Azione può presentarsi alle elezioni senza raccogliere le firme? Il partito di Calenda gode dello stesso esonero di cui vengono pacificamente accreditati partiti come +Europa e Centro Democratico, in base all’articolo 6-bis del decreto legge 41/2022  che prevede, tra le altre cose, che questo privilegio, oltre a partiti costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due camere al 31 dicembre 2021, sia riservato anche a partiti o gruppi politici che abbiano presentato candidature con proprio contrassegno alle ultime elezioni della Camera dei deputati o alle ultime elezioni dei membri italiani del Parlamento europeo in almeno due terzi delle circoscrizioni e abbiano ottenuto almeno un seggio assegnato in ragione proporzionale?

Chi abbia seguito, anche distrattamente, le cronache politiche di questi giorni, avrà notato come, praticamente ovunque, la possibile presentazione della lista di Azione fosse considerata subordinata  all’abbinamento con +Europa, perché al solo partito di Bonino e Della Vedova era riconosciuto l’esonero dalla raccolta firme. Al contempo, del predetto esonero, per così dire “duplicato”, era considerato titolare anche il Centro Democratico di Bruno Tabacci, dal quale questo privilegio sarà trasferito alla lista Impegno Civico di Di Maio.

Se però si approfondisce la questione, si  capisce che la situazione di +Europa, ai fini dell’esonero dalla raccolta firme, è esattamente identica a quella di Azione e che l’interpretazione (discutibile e estensiva) della norma pretesa da +Europa e Centro Democratico beneficerebbe nella stessa misura anche Azione e non impedirebbe ad essa una presentazione autonoma, senza dovere raccogliere le firme.

Vediamo la questione nel dettaglio. Alle elezioni politiche del 2018 la lista +Europa/Centro Democratico ha conseguito un eletto in ragione proporzionale nella circoscrizione Estero – ripartizione Europa.

La doppia denominazione della lista titolare  dell’esonero, come ha evidenziato in numerosi interventi pubblici il prof. Giovanni Guzzetta, però non sembra proprio, in base a come è scritto l’articolo 6-bis del decreto legge 41/2022, dare diritto a due esoneri disgiunti, utilizzabili per due liste diverse.

Eppure ciò è proprio quanto +Europa e Centro Democratico hanno annunciato e la stampa registrato come una cosa scontata.  Nell’accordo complessivo del campo progressista +Europa avrebbe trasferito  l’esonero alla lista comune con Azione e Centro Democratico alla lista dimaiana di Impegno Civico. Un esonero raddoppiato dunque, in ragione della doppia matrice della lista elettorale che ne aveva conseguito il titolo: uno per il genitore politico A, l’altro per il genitore politico B.

Se però questa interpretazione, diciamo così molto “larga”, della norma vale per +Europa e Centro Democratico, perché non dovrebbe valere per Azione? Il partito di Calenda, con la propria precedente denominazione (Siamo Europei), diede vita alla lista PD-Siamo Europei per le elezioni europee del 2019. Di questa lista furono eletti lo stesso Calenda e altri diciotto deputati europei. Allora, se la lista +Europa/Centro Democratico del 2018 produce due esoneri, perché la lista PD/Azione del 2019 dovrebbe produrne solo uno (per il PD), considerato che la norma speciale introdotta un mese fa vale sia per le candidature per la Camera dei deputati che per quelle del Parlamento europeo?

Il fatto stesso che da settimane la politica e l’informazione italiana girino intorno alla  questione senza che sia stato possibile ottenere di questa norma di favore una interpretazione ufficiale – assolutamente necessaria per rendere le forze politiche consapevoli dei diritti e degli oneri legati alla presentazione delle candidature – dà la misura del degrado del processo democratico nel nostro Paese, che Marco Cappato, Virginia Fiume e l’associazione  Eumans hanno denunciato anche in rapporto alle soglie di accesso ostruzionistiche, opposte a chi debba presentarsi alle elezioni raccogliendo le firme dei cittadini, secondo procedure rese deliberatamente impossibili, e senza possibilità di ricorso alla firma digitale, consentita invece per ogni atto con la pubblica amministrazione.  

A ciò si aggiunge l’impressione, francamente sgradevole, che gli esoneri scontati siano stati considerati in tutto questo periodo, per una sorta di indiretto accreditamento, quelli di liste legate al PD e l’unico ad essere stato considerato insussistente o molto dubbio sia stato l’esonero dell’unico partito recalcitrante a un accordo per il PD: Azione.