Fuoricampo largoLa rivoluzione delle alleanze è stata trasmessa in televisione

Dopo la rottura con il Pd, la domanda è: “Dove va Calenda?”. La risposta istintiva è “con Renzi”, ma si sa che i due non si sopportano. E ora c’è quindi il rischio che corrano, uno contro l’altro, un Terzo polo e un Terzo polo e mezzo

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La maionese è definitivamente impazzita in una trasmissione televisiva (non quella di Antonella Clerici ma quella di Lucia Annunziata); d’altronde, la fase politica vive ormai solo in tv e sui social ed è giusto che la novela del centrosinistra si sia conclusa con l’addio di Carlo Calenda in uno studio televisivo. Vanno dunque riposte nel baule tutte le teorizzazioni del “campo largo” et similia, alla fine il Pd rimane mezzo nudo e va allo scontro elettorale contro la favorita destra con questi alleati: Luigi Di Maio, (molto probabilmente) +Europa e la Sinistra-Verde del duo Fratoianni&Bonelli.

Non è certo il raccolto che il rabdomante Enrico Letta, che ha cercato di unire puntini troppo lontani e di seguire un doppio binario che non stava in piedi, si aspettava: secondo i sondaggi attuali è un cartello che non arriva al 30 per cento. Tutti lo negano, ma in teoria si potrebbe persino riaprire il discorso con quel che resta del M5s in nome dell’emergenza democratica già evocata per agganciare i sinistri-verdi. Sarebbe un esito clamoroso e probabilmente troppo indigesto anche per lo stomaco vuoto del Pd. Quel che è sicuro è che la scelta di Calenda, spiegata in tv con aria contrita, ha gettato il partito di Letta nello sconforto, oltre che nella rabbia. Rabbia? Molto di più.

Il Pd ieri era come un toro scatenato davanti alle banderillas del capo di Azione (così come due giorni fa aveva sparato tramite “fonti del Nazareno” contro Matteo Renzi): «Calenda parla di “onore”. “Onore” è rispettare la parola data. Il resto è populismo d’élite». Ha chiosato Stefano Ceccanti: «In politica bisogna pensare bene e molto prima di firmare accordi. Una volta sottoscritti, pacta sunt servanda».

Poi è partita tutta la contraerea: dichiarazioni contro il Calenda traditore da parte di: Meloni (Marco), Berruto, Cenni, Ascani, D’Elia, Vaccari, Quartapelle, Malpezzi, Serracchiani, Rossomando, Rotta, Orlando, Casu, Tinagli, Provenzano, Mirabelli, Alfieri, Misiani, Braga, Delrio (e ci scusi chi abbiamo saltato, ndr), tutte sul “tradimento” e sulla definitiva collocazione di Calenda nella destra: prepariamoci dunque a una campagna elettorale che il Pd giocherà, come cent’anni fa, contro la destra potenzialmente eversiva e contro chi l’aiuta, i traditori appunto.

Chi esulta invece sono i sostenitori dell’idea terzopolista del “Calenda originario”, cioè della terza via tra sovranismo e populismo, anche quello che per loro si annida nell’alleanza lettiana, nella convinzione che Azione sarà la calamita giusta per attirare gli elettori che vogliono rompere con Forza Italia. Entusiasta Mara Carfagna: «Sarà una battaglia rischiosa ma bellissima: quella per ricostruire in Italia un polo liberale e moderato che non sia schiavo di sovranisti e populisti. Finalmente!».

Dopodiché è legittimo chiedersi se la corsa in solitaria farà crescere i consensi di Calenda o, viceversa, se la sua continua altalena non gli alieni simpatie. Si accettano scommesse. Il Pd da parte sua non ha dubbi sul fatto che egli abbia commesso un errore esiziale anche per sé e non crede minimamente alla motivazione offerta dal capo di Azione per la quale stracciare l’accordo con Letta è la conseguenza della condotta del segretario dem che prima ha firmato un documento “draghiano” con Calenda e tre giorni dopo ha stretto un’alleanza “difensiva” e non di governo con i sinistri-verdi, i quali si sono subito precipitati ad attaccare Azione. In questo guazzabuglio generale senza precedenti si nascondono poi altri problemi.

Dove va ora Calenda? Istintivamente verrebbe da pensare a una clamorosa reunion con Matteo Renzi. Che i due non si amino lo sanno anche i sassi ma che vadano a disputarsi lo stesso osso pare veramente incredibile (anche perché Azione, da sola, deve raccogliere le firme) e politicamente insensato. “Carlo” non ne vuole sapere di “Matteo”, e di lì non si vuole schiodare, ma Renzi lavora sott’acqua per irrobustire il Terzo polo, che, nel caso di un pareggio, potrebbe essere decisivo.

Di certo, solo in Italia potrebbero vedersi un Terzo polo e un Terzo polo e mezzo, con una lotta selvaggia e minoritaria tra Italia viva e Azione che farebbe scappare gli elettori. L’altro problema di “Carlo” è la probabile rottura con +Europa, pronta a ribadire l’intesa con Letta. Nell’insieme viene fuori uno spettacolo pirotecnico ma soprattutto stucchevole così che il pubblico finirà per alzarsi e andarsene. Hanno poco più di un mese per raddrizzare una barca alla deriva e recuperare un partita che da ieri sembra chiusa: altrimenti il big bang di tutti questi è assicurato.