Palla al centroAlla destra non conviene festeggiare troppo la rottura tra Calenda e il Pd

Il distacco di Azione dal partito guidato da Letta ha suscitato ilarità e battute. Ci sta. Ma un terzo polo di sinistra potrebbe scaldare i delusi, mentre una coalizione di centro ispirata (davvero) all’operato di Draghi può erodere i voti di Forza Italia, fin quasi a dissolverli

Ian Schneider, Unsplash

Che festa a destra! Un ferragosto così quando mai Giorgia Meloni poteva immaginarselo. E Salvini? Altro che Papeete e sederi leopardati: comandare è meglio che fottere, direbbero in Sicilia.

Vabbè, a questo punto gli sfottò da parte del centrodestra e le frasi ad effetto ci stanno, sono prevedibili, dopo la rottura di Carlo Calenda con Enrico Letta. «A sinistra sembra di stare a scherzi a parte; Letta abbandonato sull’altare e scappare con Renzi; Carlo e Enrico? Nella foto in cui si stringevano le mani sembravano Stanlio e Olio». Bene, anzi male, ora si apre il capitolo dal titolo, “vittoria straripante di Giorgia Meloni”: maggioranza di due terzi, leggi e decreti sicurezza che passano in Parlamento come proiettili, tasse uguali per ricchi e poveri, riforme costituzionali che non hanno bisogno di referendum confermativo, controllo assoluto delle commissioni parlamentari, presidenza delle Camere in mano ai vincenti. Potrei continuare ad affliggervi con un lungo elenco di conseguenze (ah, a proposito, filotto di vittorie alle Regionali), per non farvi sentire il boato di risate e scroscianti applausi che in queste ore si alza dalle parti della destra. Qualche apprensione potrebbe avercela quel furbacchione di Silvio Berlusconi, che aveva tirato un sospiro di sollievo quando ha visto che Azione si era alleato con Pd.

Il Cavaliere si era convinto che era venuto meno un concorrente insidioso, che solo Matteo Renzi a fare il Terzo Polo non lo impensieriva affatto. L’addio di Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna l’aveva salutato in maniera funebre, “riposino in pace”, e gli interessati subito si sono toccati gli amuleti. In effetti la lista dei “che fai, mi cacci”, da Gianfranco Fini in poi è bella lunga. Ma finché c’è vita c’è speranza in politica e Calenda una speranza l’ha data a un pezzo di Forza Italia, insieme a un elettorato moderato che non vuole morire sovranista – o qualunque cosa stia diventando questa destra a guida Meloni, che comincia a indossare vestiti più comodi per governare nel suo tour delle Cancellerie occidentali.

Dunque, frizzi e lazzi su Enrico e Carlo, ma potrebbe succede che l’offerta politica di un Polo liberal-democratico adesso sia più convincente e omogenea, che chi vuole votare sinistra non abbia remore per le presenze “moderate, aliene e inquinanti”. Un quadro sicuramente più chiaro ma enormemente più favorevole al centrodestra. Cosa dovrebbe succedere per attutire il colpo? Che il Pd sia il partito più votato e che Calenda si unisca a Matteo Renzi e insieme facciano più del 10%.

Ecco, che Azione si unisca a Italia Viva. Non beccherebbero un solo collegio uninominale ma nel proporzionale potrebbero far crollare Forza Italia. Di questo potrebbe preoccuparsi Berlusconi: di trovarsi dentro una maggioranza ampia, vittoriosa al governo, ma diluito in un mare di parlamentari di destra, della Lega e di Fratelli d’Italia. La scomparsa del centro di questa parte politica sarebbe a rischio estinzione. E la vittoria forse di Meloni risicata.

Come avete forse notato ho usato tanti condizionali per tirarci su e immaginare un po’ di resipiscenza, almeno tra Renzi e Calenda, perché avere due che vogliono la stessa cosa e sono pure divisi sarebbe troppa grazia per Berlusconi. Il quale sta pregando nella sua cappella privata di Arcore affinché questo non avvenga. E che Gelmini e la Carfagna non abbiano lunga vita, politicamente si intende.

Le due ministre invece sono sollevate, ora possono andare a testa alta, senza alleanze con la sinistra, coerenti con il loro passato forzista e fedeli all’agenda Draghi. Erano imbarazzate di trovarsi in mezzo ai piedi Fratoianni e Bonelli, e doversi giustificare. Ci voleva una buona capacità contorsionista, ma adesso tutto è più lineare, ma per essere rielette hanno bisogno del 3%: senza +Europa non è scontato e allora ci vuole pure Renzi. Eppure fino a questo momento non si vedono resipiscenze.

Quindi, tranquilli, ritornate sotto l’ombrellone per chi se lo permettere, chiudetevi nelle stanze con l’aria condizionata, finché ci sarà concesso da Putin, rifate i conti di quante bollette salate vi tocca pagare, e pensate a Silvio che prega. Che spera nel cupido dissolvi degli ego. Sembra difficile ma la festa a destra deve ancora cominciare!

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter