Letta punta su economia e giustizia socialeCarlo Cottarelli e Ilaria Cucchi spiegano perché si candidano

L’Italia è «a un bivio economico», dice l’economista candidato da Pd e PiùEuropa. «Essere progressista vuol anche dire essere solidali con chi è stato meno fortunato della vita, avere quindi una tassazione progressiva, non una flat tax». E la sorella di Stefano Cucchi anticipa già le critiche: «Mi diranno che sfrutto la vicenda di mio fratello? Io dico che la utilizzerò affinché sia un esempio per tutti»

Foto Cecilia Fabiano/LaPresse

L’economista Carlo Cottarelli si candiderà alle prossime elezioni con Pd e PiùEuropa. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, e l’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro si candideranno con Sinistra Italiana e Verdi. Sono i primi nomi annunciati dalla coalizione di centrosinistra in vista delle elezioni del 25 settembre.

In un’intervento su Repubblica, Cottarelli spiega il perché della sua candidatura. «La decisione è stata rapida per un motivo ben preciso. Le prossime elezioni sono le più importanti che abbiamo avuto da anni e, forse, che avremo nei prossimi anni e mi sembrava giusto scendere in campo (si dice così, no?) direttamente», scrive l’economista. «Perché questa importanza? Primo perché si confrontano, in modo netto, due visioni politiche del mondo, una progressista e una conservatrice. Secondo, perché i prossimi anni saranno decisivi per il futuro economico del nostro Paese».

Per l’economista che guida l’Osservatorio sui conti pubblici italiani, «l’Italia è a un bivio politico. Le due visioni del mondo, quella conservatrice e quella progressista sono entrambe legittime. Ma sono visioni molto diverse. Per me essere progressista vuol dire mettere al centro della politica la giustizia sociale, intesa come possibilità di crescita personale che tutti devono avere indipendentemente dal fatto di essere nati da una famiglia benestante o meno, dal fatto di essere nati maschi o femmine, dal fatto di essere nati al Nord, al Centro, al Sud, o con disabilità o meno. È l’articolo 3 della nostra Costituzione: dare una possibilità a tutti. Essere progressista vuol anche dire essere solidali con chi è stato meno fortunato della vita, avere quindi una tassazione progressiva, non una flat tax (la cui progressività è minima). Vuol dire combattere l’evasione fiscale e non pensare sempre a che nome debba avere il prossimo condono fiscale mascherato, in modo che il peso delle tasse sia distribuito in modo più equo e non ricada solo su chi ora paga per gli altri». E ancora: «Essere progressista vuol dire guardare all’Europa come entità politica che si deve sviluppare ulteriormente, perché la sua voce nel mondo conti di più. E non guardarla, come altri fanno, solo come capro espiatorio quando le cose vanno male in Italia. Essere progressista vuol dire tutelare l’ambiente perché le prossime generazioni abbiano le stesse possibilità che abbiamo avuto noi, e non minimizzare i rischi climatici. Essere progressista vuol dire avere uno stato che funziona bene, che non sia di peso per le imprese con la sua burocrazia. Ridurre la burocrazia è il miglior sussidio che possiamo dare alle nostre imprese».

L’Italia è «a un bivio economico», secondo Cottarelli. «Il Pnrr è stato portato avanti con energia dal governo Draghi. Questo, insieme a un uso oculato delle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea e dalla Bce ha consentito una forte ripresa. Non siamo più il fanalino di coda dell’Europa». Ma «gli spazi di bilancio andranno inevitabilmente a ridursi. Diventa allora fondamentale usare le più limitate risorse in modo oculato, dando priorità alla pubblica istruzione, alla sanità, agli investimenti pubblici. Temo che, forse non tutta, ma una parte della destra, non si renda ben conto che il vincolo di bilancio diventerà più stretto nei prossimi anni. Non si spiegherebbero altrimenti le promesse elettorali già in circolazione».

Da più di un anno Cottarelli ha lavorato sia come presidente del Comitato Programma per l’Italia creato da Azione e PiùEuropa, sia con il Pd, come membro dell’Osservatorio degli indipendenti delle Agorà Democratiche. «È stato quindi per me naturale accettare l’offerta che veniva dal PD e da PiùEuropa», dice. «Mi è molto spiaciuto che non sia stato possibile portare avanti in modo unitario anche con Azione un percorso elettorale comune. Ma occorre guardare in avanti. Occorre capire che, seppure su strade diverse, ci accomuna la visione progressista del mondo, non la visione conservatrice che viene portata avanti dalla destra. E spero che, d’ora innanzi, tutti vedremo come avversario politico principale chi porta avanti quella visione conservatrice che non ci sentiamo di condividere».

Anche Ilaria Cucchi, in un’intervista. Repubblica, spiega perché sarà candidata alle prossime elezioni con Sinistra italiana e Verdi. «Lo dico già, voglio essere strumentalizzata per la vicenda di Stefano. Porterò l’esperienza maturata sul campo per portare avanti una battaglia sui diritti», sottolinea subito. Già sa quali saranno le critiche che le pioveranno addosso durante la campagna elettorale e vuole ribaltare il concetto: «Mi diranno che sfrutto la vicenda di mio fratello? Io dico che la utilizzerò affinché sia un esempio per tutti».

Cucchi si è battuta strenuamente nelle aule di tribunale affinché venisse fatta giustizia per la morte di Stefano per mano di due carabinieri. Un caso giudiziario oggetto di un feroce dibattito politico, di contrapposizione tra destra e sinistra. Dopo anni è riuscita a far riaprire il caso in procura, fino a ottenere la condanna definitiva pronunciata dalla Cassazione lo scorso aprile nei confronti dei militari ritenuti responsabili di omicidio preterintenzionale.

Ma non è la prima volta che si candida. Nel 2013 accettò di correre alla Camera con Rivoluzione Civile, la lista guidata dal magistrato Antonio Ingroia, che non superò lo sbarramento del 4%. E stavolta crede di farcela. Non ha mai fatto politica. Ma «per certi aspetti faccio politica da 13 anni. Diciamo che l’ho fatta sulla mia pelle. Ecco… vorrei essere un esempio, tutto quello per cui ho combattuto vorrei che avesse una dimensione collettiva», spiega. «Vorrei battermi da un lato per una giustizia efficiente. Il diritto ad avere una giustizia che funzioni per tutti. Lo stesso tema riguarda la sanità».

Ilaria Cucchi sa già che la vicenda di suo fratello «sarà oggetto di critiche, sicuramente questo succederà. Lo metto in conto già da ora. Ma non mi creo problemi e non questo a fermarmi. Mio fratello è un simbolo di ingiustizia. E io mi impegnerò perché simili vicende non si verifichino più. Per questo ho deciso di candidarmi».

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