Modello DraghiSolo il tetto al prezzo del gas può evitare la recessione, dice Emma Marcegaglia

«Le nostre imprese devono competere con quelle americane, che pagano sette volte meno, ma anche con spagnole e francesi, che hanno prezzi calmierati. I rischi di non stare sul mercato, e di chiudere, sono concreti. Questo si aggiunge all’allarme povertà per le famiglie: bisogna agire subito», spiega l’imprenditrice

«Siamo in un momento paragonabile alla crisi dell’euro del 2010 o alla pandemia. Servono misure urgenti sui prezzi dell’energia a livello europeo o il mercato unico rischia di rompersi e la recessione sarà inevitabile, con conseguenze di lungo periodo». Emma Marcegaglia, ex presidente di Confindustria ed Eni, oggi alla guida del gruppo siderurgico di famiglia insieme al fratello Antonio, conferma – in un’intervista a Repubblica – il rischio di «desertificazione industriale» arrivata dagli industriali del Nord: «Questi prezzi dell’energia, per un Paese manifatturiero come l’Italia, non sono sostenibili. Le nostre imprese devono competere con quelle americane, che pagano sette volte meno, ma anche con spagnole e francesi, che hanno prezzi calmierati. I rischi di non stare sul mercato, e di chiudere, sono concreti. Questo si aggiunge all’allarme povertà per le famiglie: bisogna agire subito».

Secondo Marcegaglia, «il tetto europeo è la soluzione più utile per evitare che l’Europa si frantumi, l’unica strutturale. Si parla anche di separazione tra prezzi dell’elettricità e del gas, una misura positiva ma che sarebbe comunque penalizzante per l’Italia, perché siamo il Paese con la quota più alta di produzione di energia da metano».

L’Europa, spiega l’imprenditrice, «come acquirente unico avrebbe un potere significativo, che le permetterebbe di imporsi, specie ai Paesi connessi via tubo come l’Algeria. Certo, il tetto non va messo a 50 euro, ma già i 150 di cui si parla, contro i 300 attuali, sarebbe un prezzo altissimo». Qui, continua, «parliamo di sopravvivenza del mercato unico, ci sono tensioni sociali in tutta Europa: la gente non capirebbe una non decisione, magari per tutelare gli introiti dell’Olanda. Nel frattempo una delle cose che si possono fare in Italia, anche velocemente, è distribuire a prezzi calmierati alle imprese energivore e alle famiglie l’elettricità che il Gse compra dai produttori rinnovabili».

Intanto lo spettro razionamenti non è scongiurato. Ma il piano di riduzione dei consumi, secondo Marcegaglia, «va fatto per tutti, imprese e famiglie. Con questi prezzi le imprese i risparmi li faranno comunque. Nei nostri stabilimenti stiamo analizzando linea per linea come risparmiare, cosa produrre di notte».

Ma le aziende «vanno preservate, perché le chiusure vorrebbero dire cassa integrazione e ulteriore emergenza sociale». Certo, in questi mesi «l’industria italiana è stata brava a rimanere competitiva in condizioni veramente difficili, più di Francia e Germania. Il primo semestre è stato buono, ma il contesto è cambiato completamente. C’è un rallentamento complessivo della domanda globale, dagli Stati Uniti alla Cina, adeguare i prezzi non è più possibile».

E sui mancati incassi della tassa sugli extraprofitti, Marcegaglia risponde senza mezzi termini: «Se la legge dice che bisogna pagare una tassa, bisogna pagarla. Poi eventualmente, se la si considera ingiusta, si fa ricorso».

Quanto allo scostamento di bilancio, «con tassi e spread in rialzo, sarebbe pericoloso», dice. «Ma senza soluzioni europee bisognerebbe ragionarci», aggiunge.

Intanto l’imprenditrice commenta la situazione politica in corso, definendo «irresponsabile» la scelta di far cadere il governo Draghi. «Vedo una campagna in cui manca del tutto una visione del Paese. Non sono naif, so come funziona, ma il Pnrr e l’agenda di riforme sono scomparsi. Il rischio è buttare via tutto, in mezzo a una tempesta perfetta».

Ma «chiunque governerà dovrà onorare i nostri vincoli con l’Europa, riconoscere il sistema di regole comuni. Possiamo immaginare che non rispetti gli impegni a cui sono legati i fondi del Pnrr? Sarebbe folle. E anche lo scudo antispread della Bce è legato a una serie di criteri di bilancio. Questi vincoli esterni, che sono positivi, andranno rispettati da chiunque vinca le elezioni». E non servirà neanche invocare l’isolazionismo, come fa Giorgia Meloni: «L’Europa ragiona di autonomia e nel contesto di una sfida tra Stati Uniti e Cina, per non venire schiacciati, c’è bisogno di tutele strategiche. Ma restando aperti. Nella storia italiana autarchia e isolazionismo hanno sempre portato male, siamo un Paese esportatore, in crisi demografica, per cui tutte le potenzialità di crescita sono fuori. Tutti gli imprenditori la pensano così».

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