Emissioni digitaliPer rendere internet più ecologico serve uno sforzo collettivo

I data center e le Ict producono il 2% delle emissioni globali. Per inquadrare meglio il problema è necessario fare passi avanti a livello di ricerca e monitoraggio dati. Tra le aziende che si stanno muovendo in quest’ottica c’è Maison Valentino, che userà un innovativo software per rendere il proprio sito web più green

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Delle emissioni di gas serra prodotte da internet si parla ancora poco, anche perché calcolarle è complesso e non ci sono tante stime precise, affidabili e aggiornate. Perché il World Wide Web inquina e contribuisce al riscaldamento del nostro pianeta? I motivi sono diversi. Innanzitutto, il trasferimento di dati richiede enormi quantità di elettricità, che se ottenuta da fonti fossili produce CO2 e altri gas a effetto climalterante. 

Ci sono poi altri fattori. Ad esempio, più le immagini di un articolo pesano, maggiori saranno le emissioni dell’elettricità necessaria per il trasferimento dei dati. Lo stesso discorso vale per gli allegati di una normalissima e-mail (alcuni esperti ritengono sia più ecosostenibile inviare un link al posto dell’attachment) o per i contenuti multimediali di un tweet o di un post su Facebook. A produrre emissioni sono anche determinate scelte a livello cromatico e di progettazione dei siti internet, ed è per questo che stanno nascendo diverse iniziative (ancora poco diffuse, purtroppo) di web design sostenibile. 

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature, i data center e tutte le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (Ict) – compresi gli apparecchi elettronici che usiamo ogni giorno – producono il 2% delle emissioni globali. Addirittura, secondo Jack Amend, fondatore del Web neutral project, «Internet è la più grande macchina di carbonio al mondo». Stando al Global carbon project, il web è come se fosse il quarto Paese al mondo per emissioni di anidride carbonica. In generale, internet sarebbe il responsabile di 416,2 TWh di elettricità all’anno, e una pagina web può arrivare a produrre più di 200 kg annui di anidride carbonica.

Esistono siti specializzati, come il Website Carbon Calculator, in grado di calcolare approssimativamente la emissioni di CO2 prodotte da ogni portale: un ottimo inizio nell’ottica di fornire ad aziende e privati un’idea dell’impatto ambientale della propria presenza online. Tuttavia, è necessario fare passi avanti a livello di ricerca, sviluppo e monitoraggio dati: solo così si può arginare il problema e creare una nuova consapevolezza.

In quest’ottica si stanno muovendo diverse aziende che non lavorano (direttamente) nei campi del clima e dell’ambiente, ma che si stanno rendendo conto della necessità di fornire un aiuto concreto alla causa. Un esempio è quello di Maison Valentino, che ha da poco annunciato la sua collaborazione con Karma Metrix Energy Efficient Website, una società italiana di search marketing e AI.

Karma Metrix, dotato di un algoritmo che quantifica le emissioni di ogni sito web, affiancherà la casa di moda in un percorso improntato alla sostenibilità digitale, con l’obiettivo di promuovere azioni concrete per monitorare e ridurre l’impatto ambientale delle attività online del brand. Assieme, Maison Valentino e Karma Metrix Energy implementeranno strumenti per migliorare le prestazioni ecologiche di “Valentino.com”, che al momento produce 2,56 grammi di anidride carbonica per pagina visualizzata. «Le misurazioni periodiche consentono di monitorare nel tempo gli indicatori di sostenibilità digitali e di continuare a migliorare l’efficienza energetica di Valentino.com», si legge sul comunicato dell’iniziativa. 

«La digitalizzazione è una tecnologia fantastica se usata in modo intelligente, ma anch’essa non è gratis energeticamente: si stima produca circa il 4% della CO2 totale, mentre gli aerei fanno il 2%, il trasporto leggero fa l’8%, quindi il digitale ha un peso specifico consistente», ha detto Roberto Cingolani, ministro per la Transizione ecologica, nel dicembre 2021. Un cambio di rotta è dunque necessario, e la speranza è che sempre più brand (specialmente quelli più attivi online) acquisiscano questa sensibilità.

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