La storia siamo noiViaggio tra i locali storici d’Italia

Sabato 1 ottobre si celebra l’appuntamento annuale con i luoghi simbolo dell’ospitalità nel Belpaese

Courtesy Locali storici d'Italia

Con un’età media di 150 anni sono sopravvissuti a guerre mondiali, catastrofi naturali, crisi economiche e a una pandemia. In Italia i locali storici censiti dall’associazione omonima sono oltre duecento, sparsi dalla Valle d’Aosta alla Sicilia: alberghi, ristoranti, pasticcerie, confetterie, caffè letterari e fiaschetterie in cui il tempo sembra essersi fermato. Minimo comune denominatore, almeno settant’anni di storia perfettamente conservata e qualche frequentazione illustre da poter vantare, per restituire il brivido di bere un caffè al tavolino di Umberto Eco, sorseggiare un aperitivo nello stesso locale amato da Hemingway, dormire nelle stanze preferite da Hermann Hesse o Maria Callas. Per questi santuari dell’ospitalità e della ristorazione c’è anche una giornata celebrativa, sabato 1 ottobre, organizzata dall’Associazione Locali Storici d’Italia con il sostegno di Birra Forst, Lavazza, Acqua Minerale San Benedetto e Select. Abbiamo fatto il nostro personale giro d’Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, a caccia delle location più suggestive.

Hotel Miramonti – Cogne, Aosta
Quasi centenario, conserva i trofei che nel 1906 re Vittorio Emanuele III donò al nonno Celestino dopo una battuta di caccia. La ristrutturazione ha conservato boiseries e arredi antichi cari anche a Giò Pomodoro, che da qui amava osservare l’incantevole panorama del prato di Sant’Orso e il Gran Paradiso. E circondati dalle stesse boiserie si cena con trota di Lillaz marinata, salsa Ponzu, cialda di riso soffiato, ditali "Senatore Cappelli"
mantecati con Fontina Dop, fave, mocetta di Cogne e favò rivisitato.

Caffè Pasticceria Arione – Cuneo
Su consiglio di Arnoldo Mondadori, Ernest Hemingway un giorno del 1954 entrò qui e acquistò un regalo per la moglie Mary in vacanza a Nizza: due chili di “Cuneesi al rhum”. È tutto documentato da una foto che fa bella mostra di sé all’interno di questo locale aperto nel 1923, caratterizzato dal particolare allestimento e, all’esterno, da modanature in pura radica. Da non perdere anche le meringhe alla panna.

Pasticceria Vigoni – Pavia
Anche l’illuminazione è rimasta quella originale di inizio Novecento in questa bella pasticceria Liberty, la più antica di Pavia, in cui tra banconi a motivi floreali e soffitti a cassettoni dal 1878 si sforna la Torta Paradiso, il dolce-simbolo della città.

Trattoria Alla vedova – Udine
Non è cambiato molto dal 1895, anno di apertura del locale che all’epoca vendeva vino, sale e offriva ai clienti minestroni e carne alla brace “a peso”. Oggi la carne viene cotta sullo stesso “fogolâr” e la vecchia cucina a a legna continua a diffondere il calore e i profumi di un tempo. Anche gli oggetti che riempiono le sale sono rimasti gli stessi, conservati dalla famiglia Zamarian che ancora oggi conduce l’attività.

Caffè dell’Ussero – Pisa
Nato nel 1775, è il terzo caffè più antico d’Italia e un autentico monumento della cultura (nel 1839 fu sede di riunioni del primo Congresso Italiano degli Scienziati). Laboratorio delle idee illuministe e risorgimentali, ha attraversato momenti travagliati durante il secondo dopoguerra ma dal 1959 è tornato al suo originario splendore.

Osteria Al brindisi – Ferrara
È, certificata dal Guinness, la più antica osteria del mondo. Dal 1100 ha cambiato nome diverse volte ma non si è mai spostata dalla sua sede, accanto alla Cattedrale. Citata da Ariosto, frequentata da Cellini, Tasso e Copernico, oggi è un’enoteca con cucina dove si gustano piatti della tradizione locale, dai cappellacci burro e salvia all’immancabile salamina da sugo o i salumi, accompagnati dal pane ferrarese.

Taverna del lupo – Gubbio, Perugia
In un palazzo del XIII secolo, dal 1968, la famiglia Mencarelli accoglie i suoi ospiti nelle sei sale dai soffitti a volta. Qui sono di casa, l’immancabile tartufo, tortelli di zucca, e la tipica focaccia bassa, il Brustegno, accompagnata da prosciutto di Norcia.

Grand Hotel Vittoria – Pesaro
In un delizioso villino Liberty affacciato sul mare, 27 camere preziosamente arredate accolgono gli ospiti dal 1908; tutte le suite portano il nome di un personaggio famoso – del presente o del passato – che ha soggiornato nell’albergo. All’interno è stato perfettamente conservato il salone in cui spiccano colonne, stucchi e arredi Art Nouveau appartenenti alla famiglia che possiede il Vittoria fin dalle origini. Si cena tra stucchi e boiseries, davanti a un camino del ‘500.

Grand Hotel Parker’s – Napoli
Il più antico albergo di Napoli ha ospitato, tra gli altri, re Vittorio Emanuele II, Oscar Wilde, Virginia Woolf e Robert Stevenson. Danneggiato durante la guerra e poi dal sisma del 1980, deve la sua resurrezione all’amore della famiglia Avallone che lo possiede dagli anni Cinquanta.
Senza lasciare le sue stanze, per una cena romantica vista golfo di Napoli  c’è il George restaurant, una Stella Michelin (il nome è un omaggio a George Parker il biologo marino che alla fine dell’Ottocento acquistò l’hotel): in carta, Carnaroli cotto in estrazione di foglie di limone, gamberi rossi al naturale, olio al dragoncello e jus di lampone fermentato; Vesuvio di Gragnano Igp mantecato con panna di cavolfiore, burro al caffè kamwangi e cetriolo fermentato; Agnello laticauda con ristretto di peperone bruciato, jalapeno fermentato e bagna caoda leggera di sardine affumicate.

Ristorante Majore – Chiaramonte Gulfi, Ragusa
Siamo nell’antico borgo medievale a Chiaramonte Gulfi, all’interno di un paesaggio incantevole, a pochi chilometri dal centro di Ragusa. L’affresco che decora la saletta storica di questo locale aperto nel 1896 recita: “Qui si magnifica il porco” e la promessa viene mantenuta nei piatti che celebrano il maiale a tutto tondo, dal risotto con la salsiccia allo stinco al forno, dalla gelatina aromatizzata all’aceto, al falsomagro, alla costata ripiena.