Nella tana del DragoneIl Kazakistan è diventato fondamentale per la politica estera cinese

I crescenti legami con il gigante asiatico raccontano di un cambiamento nella dinamica del potere dell’Asia Centrale. Approfittando delle difficoltà della Russia, Pechino vorrebbe usare Astana per proiettarsi verso il Mar Caspio e espandere la propria influenza in tutta la regione

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Con le visite del Papa e del presidente cinese Xi Jinping, il Kazakistan è tornato al centro delle cronache internazionali. Non è un caso: il Paese, ex repubblica socialista sovietica, fa parte di un’area, quella dell’Asia Centrale, che potrebbe vedere nell’immediato futuro un radicale cambiamento degli equilibri di potere.

Il sindaco di Almaty, la città più grande del Kazakistan, ha reso noto che tutti i rifugi antiaerei dell’insediamento urbano, risalenti agli anni dell’Unione Sovietica,  verrano rinnovati e ripristinati nel corso dei prossimi tre anni su richiesta del Presidente Qasym-Zhomart Tokayev. secondo quanto riferito dal primo cittadino il programma di ripristino, necessario dato che duecento rifugi su trecento sono ormai inutilizzabili, è stato lanciato perché Almaty sorge in una zona sismica. Ma non è certo che questa sia l’unica motivazione.

Nel mese di luglio Tokayev ha firmato un provvedimento legislativo che prevede un sostanzioso aumento del budget destinato al settore della difesa. La leadership kazaka, che in seguito all’invasione dell’Ucraina ha assunto una posizione neutrale, teme che le ambizioni geopolitiche di Mosca possano estendersi oltre Kyjiv e minacciarla direttamente.

Il Kazakistan si è trovato in una posizione svantaggiosa dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina perché, come ricordato da The Diplomat, sin dal 1991 ha perseguito «una politica estera multivettoriale» nel tentativo di mantenere buone relazioni con Cina e Russia, con cui confina, ma anche con l’Occidente ed il resto del mondo.

L’intensificazione delle divisioni su scala globale e del regionalismo ha reso difficile al Kazakistan proteggere i suoi interessi ed al tempo stesso preservare buone relazioni con tutti gli Stati. La nazione, che ospita una sostanziosa minoranza russofona nelle sue regioni settentrionali, non ha intenzione di riconoscere gli stati separatisti di Donetsk e Lugansk per evitare di fornire un pretesto affinché qualcosa di simile avvenga sul suo territorio e, per lo stesso motivo, non intende dare vita ad un peggioramento delle relazioni con la Russia.

Il Kazakistan è generalmente ritenuto l’alleato più fedele della Russia dopo la Bielorussia ed ha preso parte a tutti i progetti di integrazione voluti da Mosca come l’Organizzazione per il Trattato della Sicurezza Collettiva (Csto), un’alleanza militare equivalente alla Nato ma capeggiata dal Cremlino. Il Presidente Tokayev è riuscito, peraltro, a rimanere al potere a gennaio proprio grazie all’aiuto della Russia e della Csto. Le proteste, scoppiate a causa del peggioramento delle condizioni economiche generali, si erano diffuse nel giro di poco tempo in tutto il Paese e sono poi state domate grazie all’aiuto fornito dalla Csto.

L’obiettivo finale del Cremlino in Kazakistan sembra essere quello di voler trasformare la repubblica dell’Asia Centrale in un’altra Bielorussia, seguendo il modello della Comunità di Bielorussia e Russia e, se necessario, adoperando una retorica aggressiva che nega la stessa essenza della «sovranità del Kazakistan».

Le parole pronunciate da Vladimir Putin nel 2014, riassunte dal The Guardian e riportate da Eurasia Review, sono esemplificative in questo senso. Putin «mise in dubbio la legittimità dello Stato post-sovietico del Kazakistan e ordinò ai suoi cittadini di comportarsi nel migliore dei modi per servire gli interessi russi». Nel 2020 il deputato russo Vyacheslav Nikonov dichiarò, come chiarito da Eurasia Review, che «il Kazakistan non esiste e che ciò che c’è oggi non è altro che un grande dono da parte della Russia e dell’Unione Sovietica».

I crescenti legami della Cina con il Kazakistan sono lo specchio di un cambiamento nella dinamica del potere dell’Asia Centrale. Pechino ha bisogno di questo Paese per poter proiettarsi verso il Mar Caspio, e l’Europa e si è dimostrata pronta ad investire in loco promuovendo la Nuova Via della Seta. Questi sviluppi, uniti alla crescita nel commercio e nei rapporti tra le due nazioni, potrebbero avere importanti implicazioni per il sistema politico e gli obiettivi di potere in competizione nell’area.

Nella seconda metà del Ventesimo Secolo i rapporti economici tra Kazakistan e Cina erano praticamente inesistenti, ma le cose sono cambiate dopo il crollo dell’Unione Sovietica. L’ex Presidente Nursultan Nazarbayev vide in Pechino un alleato per modernizzare l’economia e per fare da contraltare alla pesante influenza della Russia sulla politica interna ed estera del Kazakistan.

Il Partito Comunista Cinese teme che l’instabilità dell’Asia Centrale si riversi nello Xinjiang e se riterrà che i suoi interessi energetici e di sicurezza siano minacciati potrebbe espandere sostanzialmente la sua impronta di sicurezza nella regione e ciò costituirebbe una complicazione nei suoi rapporti con i russi.

La Cina è uno dei principali partner commerciali e d’investimento del Kazakistan con un volume di scambi bilaterali che, nel 2021, ha sfiorato i 23 miliardi di dollari. Alla fine del 2019 aveva accumulato investimenti pari a 29 miliardi di dollari in Kazakistan, erogato prestiti per 50 miliardi di dollari e firmato contratti per un valore complessivo di 37 miliardi di dollari. Tra il gennaio ed il novembre 2021 sono state importate 4 milioni di tonnellate di gas naturali.

Non sono, però, mancati alcuni problemi come la difficoltà di reperire manodopera locale per la realizzazione dei progetti, a causa delle pessime condizioni di lavoro offerte dalle ditte cinesi ed una serie di ritardi organizzativi dovuti alla pandemia. L’opposizione popolare agli investimenti cinesi ha dato vita ad una serie di proteste dato che è diffusa la percezione di un aumento della corruzione in seguito a questi ultimi

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