Quesiti linguisticiPerché si dice «prendere gallo»? Risponde la Crusca

Il pennuto noto per la sua baldanza nel pollaio è chiamato a simboleggiare quel momento in cui, dopo un primo momento di sfortuna, ci si riprende in maniera convinta

da Unsplash

Tratto dall’Accademia della Crusca

Un lettore ci chiede chiarimenti sull’espressione prendere gallo usata in contesti come “dopo un primo momento di sfortuna, l’avversario prese gallo e si riprese…”, o anche “questo modo di comportarsi sta prendendo gallo tra i giovani”.

Risposta
Nei dizionari del secolo d’oro (che per la lessicografia è l’Ottocento) il concetto di prendere gallo è rappresentato dalle sue varianti pigliar gallo e metter su gallo.
Il Tommaseo-Bellini sotto la voce prendere dichiara l’equivalenza con pigliare (“si adopera in molte delle locuzioni e maniere dell’altro suo sinonimo Pigliare”) e sotto la voce gallo chiarisce molto bene valore e ambito d’uso delle nostre locuzioni in questione: “Fam. Metter su gallo. Aff. A Ringalluzzarsi e Fare il galletto; ma segnatam. del Montare in superbia. Anche Pigliare gallo, ma men com. V. la voc. GALLO seg. [che è l’antiquata: GALLO “galloria”]”.

Dunque, metter su gallo è del parlar familiare e più comune di pigliare gallo, e gallo va comunque inteso nell’accezione di gallòria (“Allegrezza eccessiva manifestata con gesti […] dagli atti del gallo, come Ringalluzzarsi, e Fare il gallo”).

La quinta edizione del Vocabolario della Crusca concorda con la preferenza per metter su gallo, dichiarato affine a Fare il gallo, Aver gallo “e simili, dicesi figuratam. per Prendere aria e tuono di superiorità, Diportarsi con alterigia e disprezzo verso chicchessia; Alzar la cresta”.

I manzoniani Rigutini-Fanfani (Vocabolario italiano della lingua parlata, Firenze, Cenniniana, 1875) e Petrocchi (Novo dizionario universale della lingua italiana, Milano, Treves, 1891) a loro volta decretano la supremazia di metter su gallo.

Non è esclusa, naturalmente, qualche presenza di prendere gallo, come ad esempio nel Vocabolario metodico italiano parte che si riferisce all’agricoltura e alla pastorizia arti ed industrie che ne dipendono, per cura di Stefano Palma, parte seconda (Milano, Libreria editrice di Educazione e d’Istruzione, 1870) dove a p. 254 si legge “Siccome il gallo si mostra baldanzoso, gallo si dice anche per baldanza, superbia, d’onde le frasi Prender gallo, avere un gran gallo etc.”.

Gli attuali dizionari storici e dell’uso concordano con quelli del passato non solo nell’ignorare prendere gallo, ma anche − con l’eccezione che vedremo − pigliare e metter su gallo.

Nel GDLI e nei suoi supplementi, nel GRADIT e nei suoi supplementi, in Devoto-Oli 2022, Garzanti, Sabatini-Coletti (Dizionari eLexico.com), nel Vocabolario Treccani, nello Zingarelli 2022, tra le molte locuzioni formate con prendere, pigliare e metter su non figurano le nostre.

GDLI, Zingarelli 2022 e Vocabolario Treccani registrano di gallo l’accezione antiquata di “gioia, allegria; superbia”; il Vocabolario Treccani riporta anche come locuzione poco comune avere il gallo, metter su gallo.

Diversa e più accogliente si presenta la situazione che ci restituiscono gli archivi giornalistici, in motori di ricerca ad ampio raggio come Factiva banca dati prodotta da Dow Jones, dove troviamo Prendere gallo nel senso di prender campo, quota, rafforzarsi sia nel linguaggio politico:

L’EX sindaco ritiene che per questo centrodestra la cultura della responsabilità è un tram da cui salire e scendere. “Grandi appelli alla responsabilità e alla condivisione quando e dove si governa – aggiunge – opposizione sempre e comunque quando si è sconfitti. Con il corollario comico che quando vince prevalgono i moderati, i mediatori e i «pratici» e quando perde prendono gallo i duri e puri, i settari, i più estremi o i nostalgici”

Eppure è un fronte che politicamente sta prendendo gallo, o almeno ci prova

“[…] Si deve bussare alla Cassa Depositi e prestiti o scendere in piazza anche noi? Certo. Non si può aspettare 4 anni per la riperimetrazione se no non ci resta manco un investitore. O no?”.
TARADASH prende gallo, stuzzicato sulla lontananza di Livorno (da Firenze) riprendendo l’intervento di Matteoli (che parlava da ex ministro)

sia in quello sportivo:

“SIAMO RIUSCITI a segnare nel momento in cui il Viareggio stava prendendo gallo. E’ andata bene ma qualche preoccupazione ce l’ho anche io perché non vedo più la squadra brillante e vivace come qualche tempo fa”

Nella ripresa, dopo il vantaggio, gli ospiti hanno preso gallo, ma è stato Rabellino a far registrare l’azione più pericolosa, quando in un suo repentino inserimento (30′) è stato gridato al gol, invece la palla è stata ribattuta da un difensore.

La Montagna prende gallo e macina gioco e azioni fino al 35′ quando, sugli sviluppi di un corner, Ricci di punta trova il gol: 1-0.

Si sarà notato che in almeno due casi l’espressione è all’interno di un discorso diretto, in accordo con la natura colloquiale che già i lessicografi del passato attribuivano a questo gruppetto di polirematiche. Il dato più significativo, infine, insieme a quello della sopravvivenza ai giorni nostri è certamente la restrizione territoriale toscana tra Firenze e Livorno: le citazioni provengono nell’ordine da: “La Nazione” 26/8/2015, “La Nazione” 22/8/2014, “La Nazione” 9/9/2013, “La Nazione” 1/2/2016, “Il Tirreno” 24/4/2018, “La Nazione” 12/7/2011.

Non stupirà, allora, di trovarla anche nell’accentuata espressività di un giallista livornese, Giampiero Demi: “Ronaldo aveva solo scatizzolato, messo in moto; ma era già lì da un pezzo, fermo, assogliolato sul fondo, immobile, per ora. Quanto ci avrebbe messo ad alzare la cresta, prendere gallo?” (Odiodiclasse, Roma, Europa Edizioni, capitolo 18).

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