Fuga da MoscaL’impatto economico dell’esodo russo verso Armenia e Georgia

Il flusso anomalo è in aumento. Questo fenomeno ha provocato una crisi inflazionistica che ha colpito duramente il settore immobiliare, ma potrebbe anche far crescere il Caucaso più della Russia, affondata dalle sanzioni

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Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Dall’annuncio della mobilitazione parziale in Russia, circa 400mila persone hanno lasciato il Paese. Per sfuggire alla guerra, in molti hanno deciso di espatriare verso Armenia e Georgia, due stati nella penisola del Caucaso confinanti a nord con la Russia.

Questa serie di spostamenti – che negli ultimi 10 giorni è incrementata considerevolmente – ha avuto un brusco impatto sull’economia di entrambi i Paesi, influenzando i tessuti economici locali. Il risultato più eclatante è la grande inflazione venutasi a creare sul mercato immobiliare delle principali città. La situazione abitativa è diventata complessa rendendo le case in affitto quasi introvabili.

Armenia
Negli ultimi giorni, l’aeroporto internazionale di Yerevan Zvartnots ha gestito un sovraccarico nella programmazione dei voli. «La mia famiglia è già in Armenia da diversi mesi, ho sempre rimandato la partenza, ma non avevo più altre opzioni», racconta Pyotr, arrivato a Yerevan pochi giorni fa.

Il primo flusso anomalo di cittadini russi in Armenia è stato registrato già nel marzo di quest’anno, spinti dall’invasione russa dell’Ucraina. Secondo i dati forniti dal Servizio migrazioni armeno, nel periodo gennaio-giugno sono arrivati nel Paese 372.086 cittadini russi. Per un confronto, nello stesso periodo del 2021, erano stati 159.466.

Non tutti quelli che arrivano intendono rimanere a lungo, ma confrontando i dati degli arrivi negli anni scorsi con il numero degli attuali residenti è evidente il notevole aumento. Al momento le autorità armene forniscono i dati elaborati solo del primo semestre 2022, si prevede però un considerevole incremento degli ingressi per il prossimo semestre.

Se paragonati al 2021, quest’anno i prezzi degli appartamenti in vendita in Armenia hanno raggiunto cifre molto più alte. Nel corso di un anno, il prezzo al metro quadro degli appartamenti nel centro della capitale è cresciuto di 109 mila drams di media (circa 273 euro).

Anche i prezzi degli affitti sono aumentati. Nel distretto amministrativo di Kentron, quello del centro della capitale, se lo scorso anno un appartamento bilocale arredato poteva essere affittato per circa 500 euro, ora il prezzo è cresciuto di almeno il 50%.

Secondo le stime dell’economista Samson Grigoryan, la causa di questi aumenti è stata la guerra.  «Ogni flusso umano contribuisce alle fluttuazioni dei prezzi. Ma questo fatto ha anche il suo lato positivo – contribuisce allo sviluppo delle regioni – perché Yerevan non può ospitare tutti, quindi altri andranno anche in altre regioni del paese», ha scritto Grigoryan.

Dopo la capitale, la città preferita dagli esuli russi è Gyumri, nella regione Shirak. È la seconda città più grande dell’Armenia con circa 100 mila residenti. Come a Yerevan, anche qui l’inflazione ha già colpito duramente il mercato immobiliare.

«Di solito vivevo in un bilocale nella periferia della città e pagavo 100 euro. Era una cifra normale per Gyumri. Oggi, non si trova più nessuna casa a quel prezzo, o addirittura non si trovano proprio case libere», racconta Karen Sahakyan, che è in cerca di un appartamento da più di un mese.

La spirale inflazionistica ha purtroppo creato significative frizioni sociali. Karen, che si era trasferita da poco dall’appartamento precedente a causa dell’aumento del prezzo d’affitto, si trovata a dover ridiscutere con il nuovo proprietario i termini del contratto di affitto.

«Mi è stato raddoppiato il canone mensile. Non potevo pagare in quel momento, per questo ho lasciato la casa. Ma questo nuovo flusso di russi prova che non troverò un appartamento accessibile per tanto altro tempo».

Secondo Liza Gasparyan, specialista di turismo a Gyumri «l’inflazione del mercato immobiliare è certamente un fattore negativo, ma questo flusso di persone ha anche avuto i suoi effetti positivi. Gyumri è una delle mete più gettonate per le vacanze di molti armeni. Tuttavia, l’immagine della città è cambiata negli ultimi mesi. Adesso i bar della città sono pieni tutti giorni di turisti provenienti da Russia, Bielorussia e Ucraina. Amiamo tutti la pace. Daremo il benvenuto a chiunque, affinché regni la pace». 

Georgia
La situazione in Georgia è simile a quella armena. Sono arrivati un gran numero di cittadini della Federazione Russa e si è registrata una rilevante inflazione nel mercato immobiliare.

Secondo l’Ong georgiana IDFI, dall’inizio della guerra in Ucraina fino a giugno sono stati 49.505 i cittadini russi a stabilirsi in Georgia. Le città di destinazione sono le più grandi, come la capitale Tbilisi, Batumi, Kutaisi e Rustavi: quasi tutte sedi universitarie con una forte richiesta di case in affitto da parte degli studenti.

Lika proviene dalla regione di Imereti e ha iniziato gli studi quest’anno, ma non riesce a trovare un appartamento in cui vivere con i suoi amici.

«Quest’anno sono stata ammessa all’Università di Business e Tecnologia, ma non riesco a trovare un appartamento. Molti studenti hanno lo stesso problema. Qualche proprietario di casa afferma di non voler studenti. Considerato l’aumento dei prezzi, abbiamo deciso di metterci assieme in 4, ma non tutti vogliono affittare a così tante persone. Stiamo cercando da un mese e non abbiamo trovato niente. Non perdo ancora la speranza, ma ho pensato addirittura di prendermi un anno sabbatico e continuare i miei studi più tardi», afferma Lika.

L’aumento dei prezzi d’affitto è confermato dai dati dell’Istituto nazionale di statistica della Georgia, secondo il quale, in agosto, paragonato con lo stesso periodo dell’anno precedente, le entrate statali dalle tasse sugli affitti sono aumentate del 22.5%.

Quale sarà l’effetto sui prezzi nei prossimi mesi del nuovo afflusso? Come e quanto cambierà la disponibilità abitativa? Per ora gli esperti non azzardano previsioni.