Verso il nuovo governo Pace fragile tra Meloni e Berlusconi, l’incarico da Mattarella forse venerdì

«Ci sono state incomprensioni, adesso siamo in dirittura finale», dice Lollobrigida. Lo scontro «non è stato tanto tra Meloni e Berlusconi, ma con una parte di Forza Italia». Rampelli assicura che la leader di Fratelli d’Italia è pronta. Al Cavaliere andranno cinque ministeri, ma non la Giustizia come aveva chiesto

La foto che sancisce la pace mostra Giorgia Meloni vestita di fucsia e sorridente e accanto a lei Silvio Berlusconi in abito scuro. Con uno scatto e una nota comune, viene annunciato l’accordo politico tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, accompagnato dal comune impegno ad andare insieme alle consultazioni al Quirinale. Ma, come scrive Repubblica, gli stati d’animo dei protagonisti entrati in conflitto alla fine della settimana scorsa sono opposti. La futura premier ricuce con Berlusconi al quale però, dopo oltre un’ora di faccia a faccia, non concede molto: a Forza Italia vanno cinque ministeri e l’incarico di vicepremier per Antonio Tajani, che va agli Esteri. Analoga carica sarà del segretario leghista Matteo Salvini che prenderà le Infrastrutture. Ma Meloni respinge di nuovo la richiesta del Cavaliere di avere la Giustizia e fa muro anche su Sviluppo e Salute.

Un accordo fragile che dà il via ora alle altre tappe istituzionali. Oggi si eleggono i capigruppo dei Camera e Senato, che andranno alle consultazioni. Meloni si attende di ricevere l’incarico già il 21 ottobre e vorrebbe chiudere il tutto entro il 25 ottobre con la lista dei ministri e il giuramento del nuovo governo.

«Ci sono state incomprensioni, adesso siamo in dirittura finale», dice al Corriere Francesco Lollobrigida, tra gli uomini più vicini a Giorgia Meloni. Lo scontro, spiega, «non è stato tanto tra Meloni e Berlusconi, ma con una parte di Forza Italia, che anche a giudicare dagli atteggiamenti e dalle parole del Cavaliere, considererei minoritari…». In tanti «ci hanno fatto arrivare la richiesta di non dividerci, di fare ciò per cui ci hanno votato. Due leader come Meloni e Berlusconi non possono non rispondere ai richiami degli elettori». E per il governo, «credo che ci sia il 99,99% di possibilità che nasca, entro l’inizio della prossima settimana».

Lollobrigida non si sbilancia su nomi e totoministri, ma le liste sono già quasi costituite. «Giorgia Meloni è pronta, il lavoro di tessitura lo ha anticipato in queste settimane di duro lavoro, proprio con lo scopo di fare presto, non appena il Capo dello Stato le avrà dato il mandato a comporre il governo», assicura Fabio Rampelli su Repubblica.

La lista dei ministri
I ministri di Forza Italia saranno Elisabetta Casellati alle Riforme, Alessandro Cattaneo alla Pubblica amministrazione, Anna Maria Bernini all’Università e ricerca, Gilberto Pichetto Fratin alla Transizione ecologica e Antonio Tajani agli Esteri e vicepremier.

I ministri di Fratelli d’Italia saranno Guido Crosetto allo Sviluppo economico, Adolfo Urso alla Difesa, Carlo Nordio alla Giustizia, Raffaele Fitto agli Affari Europei, Chiara Colosimo alla Gioventù e allo Sport.

In quota Lega ci saranno Matteo Salvini alle Infrastrutture e vicepremier, Gian Marco Centinaio all’Agricoltura, Roberto Calderoli agli Affari regionali, Simona Baldassarre alla Disabilità, Giuseppe Valditara all’Istruzione. In più, Giancarlo Giorgetti sarà al ministero dell’Economia e delle Finanze ma scelto come “tecnico” e Matteo Piantedosi, ex capo di gabinetto di Salvini, andrà al ministero dell’Interno.

Maurizio Lupi del Centro andrà ai Rapporti con il Parlamento. Tra i tecnici, Marina Elvira Calderone al Lavoro, Francesco Rocca alla Salute. Mentre Giordano Bruno Guerri, di area Fratelli d’Italia, è dato come ministro della Cultura. 

Come sottosegretario alla presidenza, Meloni dovrebbe portare con sé Giovanbattista Fazzolari. Un altro nome che circola, scrive oggi Il Messaggero, è quello di Carlo Deodato, l’attuale responsabile dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi che potrebbe diventare il segretario generale alla presidenza del Consiglio.

 

Le prossime tappe
Tra oggi e domani, costituiti i gruppi, ciascuna forza politica eleggerà i propri capigruppo. A quel punto il Quirinale, con una nota del segretario generale Ugo Zampetti, convocherà le consultazioni. Si potrebbe cominciare già giovedì 20 ottobre.

Per prassi salgono per primi i presidenti delle Camere, Ignazio La Russa (Senato) e Lorenzo Fontana (Camera); Mattarella sentirà al telefono il presidente emerito Giorgio Napolitano. Quindi toccherà ai rappresentanti del Gruppo Misto, Terzo Polo, M5S. Pd e i quattro del centrodestra (Fdi, Lega, Forza Italia, Noi Moderati) dovrebbero essere ricevuti nella mattinata di venerdì. La delegazione della destra sarà guidata da Meloni.

È probabile che il Quirinale attenderà venerdì sera il ritorno da Bruxelles di Mario Draghi, dove parteciperà al suo ultimo Consiglio europeo, prima di conferire l’incarico. La prima presidente del Consiglio donna giurerà tra sabato e lunedì mattina: dipende da quanto durerà il suo giro d’orizzonte con gli alleati, dopo che avrà accettato l’incarico con riserva. Dopo il giuramento premier e ministri devono, secondo la Costituzione, presentarsi in Parlamento entro dieci giorni per ottenere la fiducia. Ma tutto potrebbe essere molto più veloce.

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