Modellazione digitalePossiamo rinunciare all’intelligenza artificiale per progettare le città del futuro?

Edifici con le finestre che si aprono e chiudono in base agli stimoli naturali, grattacieli che fungono da torri di purificazione dell’aria, giardini verticali residenziali: l’IA può rendere tutte queste novità meno utopiche. Come? Ne parliamo con Manas Bhatia, designer computazionale indiano che ha avviato un progetto unico nel suo genere

Courtesy of Manas Bhatia

Immaginatevi una costellazione di imponenti grattacieli avvolti da piante e torri futuristiche che purificano l’aria: non è l’ambientazione di un film di Denis Villeneuve, ma il progetto di una città del futuro ecosostenibile, realizzato interamente da un’intelligenza artificiale (IA). L’idea è di Manas Bhatia, architetto e designer computazionale di Nuova Delhi, che ha chiesto all’intelligenza artificiale di Midjourney – un generatore di immagini – di elaborare una metropoli green all’avanguardia. E lei lo ha fatto.

Il progetto, “AI x Future Cities”, prevede enormi giardini verticali residenziali, torri biofiliche elevatissime che fungono da purificatori dell’aria ed edifici ondulati in stile cyberpunk, in grado di ridurre le emissioni di carbonio e diminuire l’uso del raffreddamento artificiale. Strutture immaginarie che nascono però da un’esigenza ben precisa: rispettare l’ambiente. «Ciò che dobbiamo fare è imparare dalla natura e costruire un’architettura capace di coesistere con essa», afferma Bhatia.

Per la realizzazione del progetto, il designer indiano si è affidato sì alla sua immaginazione,  ma solo in parte: «Ho voluto esplorare i concetti, convertire i pensieri in qualcosa di grafico senza sottoporli al convenzionale processo di schizzo e modellazione digitale», racconta a Linkiesta. Bhatia si è rivolto all’intelligenza artificiale di Midjourney sottoponendole alcuni input testuali, ad esempio “simbiotico”, “biomimetico”, “appartamenti fluidi fatti di alghe”, “materiale bioluminescente”, “torri di purificazione dell’aria”, “città futuristica”.

«Per generare le immagini è necessario inserire nel sistema il cosiddetto prompt, una combinazione di parole o frasi insieme ad altri elementi che possono essere utilizzati per descrivere ciò che si vuole visualizzare. L’intelligenza artificiale elabora il prompt e genera più immagini. Se si cambia l’input, anche i risultati vengono stravolti completamente. Spesso infatti è necessario effettuare diverse iterazioni e provare varie combinazioni per ottenere il risultato desiderato. È qui che l’intelligenza artificiale impara e migliora nel tempo. Questo processo si chiama “prompt-craft”», spiega l’architetto. Il risultato è una metropoli futuristica ecosostenibile con ponti fluttuanti e aree verdi sospese.

Courtesy of Manas Bhatia

Ma non è l’unica sperimentazione di Bhatia nel campo dell’intelligenza artificiale. Utilizzando lo stesso strumento, il designer ha immaginato un futuro in cui gli edifici sono fatti con materiali “viventi” che crescono nel tempo. Il progetto si chiama “Architettura simbiotica” e prevede appartamenti costruiti all’interno di giganteschi alberi, ispirati chiaramente a Hyperion, la sequoia californiana che – con i suoi 115,66 metri – è la più alta del mondo.

«Il calcestruzzo è il materiale più versatile utilizzato per le costruzioni. Noi costruiamo case che sono delle “scatole di cemento”. Dopodiché sfruttiamo condizionatori per raggiungere il comfort termico, contribuendo ad aggiungere ulteriore calore all’ambiente. Un ciclo estremamente pericoloso», dice l’architetto. «E se gli edifici regolassero la loro temperatura autonomamente come fanno gli esseri viventi? E se potessimo progettare edifici in cui le finestre e gli infissi si aprono e si chiudono in base agli stimoli naturali? O costruire grattacieli che fungono anche da torri di purificazione dell’aria?». Domande intriganti a cui l’intelligenza artificiale, applicata a un approccio ecologista, potrebbe essere in grado di rispondere. 

“IA x Future Cities” è un progetto utopico e sperimentale che potrebbe però aprire la strada a un nuovo modo di concepire l’urbanistica e le infrastrutture: «Quando non c’erano i computer, gli architetti disegnavano i loro progetti a mano. Ora il settore dipende enormemente dai software e l’intelligenza artificiale è solo un altro livello di tecnologia in un ambito in continua trasformazione. Sono certo che anche l’architettura abbraccerà presto l’IA», precisa.

La recente popolarità degli strumenti di imaging AI come Midjourney e Dall-E 2 di OpenAI ha sollevato domande e perplessità sulla creatività e l’inventiva di designer e artisti. «L’estro è umano. Anche quando si usa l’IA per creare qualcosa, l’input che le viene dato è un pensiero o un’idea generata dal nostro cervello. Le persone devono imparare ad adattarsi alla tecnologia: chi è creativo può diventarlo ancora di più grazie all’IA solo se sceglie di stringerle la mano, invece di farle la guerra», conclude il giovane architetto (di cui sentiremo parlare a lungo). 

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