Tutti a casaLa ritirata da Kherson è solo l’ultima prova della disfatta dell’esercito russo

Che gli ucraini stiano vincendo e avanzando è ormai palese da tempo. Quello che è nuovo è una crescente ammissione di difficoltà da parte dei soldati del Cremlino, lasciati sempre più allo sbaraglio

LaPresse

La Russia si ritira da Kherson, la città più importante che aveva occupato in Ucraina. È stato il generale Sergej Surovikin, comandante designato da Putin per le operazioni di invasione, ad ammettere la sconfitta direttamente al ministro della Difesa Sergej Shoigu. «Procedere con il ritiro delle truppe e prendere tutte le misure necessarie per garantire il trasferimento sicuro di truppe, armi ed equipaggiamento sull’altra sponda del fiume Dnepr», è stato dunque costretto a ordinare Shoigu. 

Una scoppola tremenda. Non solo Kherson era l’unico capoluogo di regione che le forze russe avevano preso in otto mesi di guerra, ma adesso il suo controllo permetterebbe agli ucraini di prendere la Crimea per sete. «Non è stata una decisione facile» ha ammesso Surovikin, che ha assunto il comando di tutte le truppe russe in Ucraina all’inizio di ottobre. Ma ha spiegato che Kherson era ormai indifendibile, per l’impossibilità di continuare a rifornire il contingente militare russo dispiegato nell’area. «Salveremo la vita dei nostri soldati e la capacità di combattimento delle nostre unità. Mantenerli sulla sponda destra (occidentale) è inutile. Alcuni di loro possono essere utilizzati su altri fronti», ha detto Surovikin. 

La notizia è arrivata dopo settimane di avanzamenti ucraini sulla città e la corsa affannosa della Russia per trasferire più di centomila dei suoi residenti in una mossa che è stata soprattutto una deportazione e una colossale presa di ostaggi. Appunto, ormai tutto ciò che la macchina militare di Putin riesce a fare è scappare, prendere ostaggi e bombardare infrastrutture civili. «Apparentemente lasceremo la città, per quanto sia doloroso scriverne ora», ha spiegato il blog War Gonzo ai suoi 1,3 milioni di abbonati su Telegram. «In parole povere, Kherson non può essere tenuto a mani nude. Sì, questa è una pagina nera nella storia dell’esercito russo. dello stato russo. Una pagina tragica».

Ma che gli ucraini stiano vincendo è ormai palese da tempo. Quello che è nuovo è una crescente ammissione di difficoltà da parte russa. A fine settembre, fonti Nato fecero filtrare una stima secondo la quale in Ucraina ci sarebbero state circa centomila vittime, di cui quarantacinquemila russe. 

Una quarantina di giorni dopo, una nuova stima fa ascendere a centomila le sole vittime russe. Lo affermerebbe un rapporto ufficiale presentato a Putin dal servizio segreto esterno Svr, che darebbe in dettaglio 77.291 caduti tra il personale delle Forze armate russe, 2.317 della compagnia Wagner e 5.308 della Rosgvardija. Mettiamo al condizionale, perché non è stato divulgato dal Cremlino, ma è stato reso noto da Asia News. Testata peraltro di area Santa Sede, visto che è un’agenzia di stampa del Pontificio istituto missioni estere. Dunque, non proviene da fonte che come la Nato possa accusata di particolare accanimento anti-Putin.

Al di là di una contabilità generale che probabilmente potranno acclarare con precisione solo gli storici futuri, come ricordato i segnali di disagio da parte russa non hanno fatto che moltiplicarsi negli ultimi tempi. Ad esempio, c’è stata una lettera di marines della 155esima brigata della flotta russa del Pacifico dal fronte di Donetsk al governatore della regione russa di Primorye, che è stata ripubblicata da un importante blog militare russo e ripresa dalla Cnn. «Ancora una volta siamo stati gettati in una battaglia incomprensibile dal generale Muradov e da suo cognato Akhmedov«, «come risultato dell’offensiva attentamente pianificata dai grandi comandanti abbiamo perso circa trecento uomini, morti e feriti, negli ultimi 4 giorni».

Secondo The Moscow Times, varie dozzine di coscritti appena arrivati al fronte si sono arresi a Lugansk). Altri 21 che si sono rifiutati di combattere sono detenuti in uno scantinato nel villaggio di Zavitne Bazhannya nella provincia di Donetsk, secondo una lettera delle mogli e delle madri. Venerdì scorso, l’intelligence britannica ha affermato che la Russia «probabilmente» ha iniziato a schierare «unità di contenimento» che minacciano di sparare ai disertori. 

Martedì, secondo Taiga.info, a sua volta, l’ufficio del procuratore militare ha ammesso che i mobilitati Norilsk mobilitati che si addestrano nella regione siberiana di Omsk hanno esaurito il cibo caldo. La strssa fonte ha diffuso un video registrato da otto parenti di coloro mobilitati vicino all’ufficio di registrazione e arruolamento militare a Pavlovsk, nella regione russa di Voronezh, per chiedere il ritorno dei loro parenti dal fronte. La madre di uno dei mobilitati, Marina Kretova, ha detto che suo figlio è stato portato al poligono di tiro solo una volta durante le due settimane di allenamento.

Il media indipendente Meduza ha fatto eco anche ai video registrati dai mobilitati in Tatarstan che chiedevano ai loro superiori di migliorare le loro condizioni, lamentando la mancanza di acqua, legna da ardere per il riscaldamento e la consegna di armi obsolete. Nel frattempo, nella Repubblica russa della Ciuvascia, più di cento persone mobilitate si sono rifiutate di combattere in Ucraina all’inizio di questo mese perché non hanno ancora ricevuto alcun pagamento dei 195.000 rubli promessi (3.184 dollari) al mese, secondo Gulagu.net. Viste le denunce, il ministero della Difesa russo ha assicurato oggi di aver anticipato a questo martedì il pagamento degli stipendi del mese scorso, che avrebbe normalmente effettuato tra il 10 e il 20. 

Anche al Guardian è arrivato il racconto di 440 soldati appena mobilitati uccisi dai bombardamenti ucraini dopo essere stato abbandonasti dai loro comandanti. Come ha raccontato il riservista russo Aleksej Agafonov, dei 570 soldati reclutati e mobilitati nella sua unità, ne sono sopravvissuti solo 130 nell’attacco del primo novembre. Al battaglione era stato ordinato di scavare trincee per tutta la notte, con un numero di pale insufficiente. Il lavoro si è interrotto all’improvviso quando i missili ucraini avevano iniziato ad illuminare il cielo e a piovere sui malcapitati. «Ho visto uomini fatti a pezzi davanti a me, la maggior parte della nostra unità è sparita, distrutta. È stato un inferno», ha detto Agafonov, spiegando che i comandanti della sua unità erano scappati poco prima che iniziassero i bombardamenti.