Leggere K al ParentiHelena Janeczek e il parallelismo tra la Xylella e il Coronavirus

La scrittrice tedesca naturalizzata italiana, vincitrice del Premio Strega 2018, ha letto live sul palco del Teatro Franco Parenti il suo racconto pubblicato all’interno dell’ultimo numero di K, la rivista letteraria de Linkiesta curata da Nadia Terranova e Christian Rocca

Foto: Gaia Menchicchi

A rompere il ghiaccio della quarta edizione del Linkiesta Festival sono il direttore editoriale Christian Rocca e Helena Janeczek, scrittrice tedesca naturalizzata italiana che grazie al libro “La ragazza con la Leica” ha vinto «il triplete dei premi letterari», tra cui il Premio Strega 2018. Il romanzo parla della vita della fotoreporter Gerda Taro, vittima della guerra civile spagnola degli anni Trenta, e della sua storia d’amore con un altro straordinario fotografo: Robert Capa, morto in Vietnam nel 1954 dopo aver pestato inavvertitamente una mina. 

Janeczek era sul palco del Teatro Franco Parenti anche a marzo 2022, durante l’evento “Per l’Ucraina, Per l’Europa”. E, allora, è tempo di cominciare con un annuncio: nelle prossime settimane, sempre tra le mura del Parenti, ci sarà una serata analoga dedicata al popolo iraniano e alle donne iraniane, che stanno protestando per la loro libertà e la loro emancipazione. 

Foto: Gaia Menchicchi

Il primo talk del Festival de Linkiesta è stato dedicato al quinto volume di “K”, incentrato sul Pianeta e disponibile – oltre che che in libreria – sul Linkiesta store cliccando qui. «K è stata la prima rivista print de Linkiesta, e mi piace definirla il gioiello della corona», ha detto in apertura Christian Rocca, che cura questo prodotto cartaceo assieme a Nadia Terranova. Tra gli scrittori che hanno dato un contributo concreto alla nascita di “K Volume 5 – Pianeta” c’è proprio Helena Janeczek, autrice di un racconto originale che comincia a Brindisi all’interno di una piccola libreria, le cui porte sono varcate da un gruppo di turisti stranieri alla ricerca di testi scritti da autori pugliesi. Janeczek l’ha definito una sorta di atto di ribellione contro Amazon. 

Nata nel 1964 a Monaco di Baviera da genitori polacchi di origine ebraica, Helena Janeczek vive in Italia dagli anni Ottanta e si è sempre confermata una grande sostenitrice del popolo ucraino. Il suo emozionante racconto, letto in diretta sul palco del Teatro Franco Parenti, presenta un parallelismo tra l’epidemia di Xylella – che in meno di dieci anni ha ucciso più di ventimila ulivi – e la pandemia da Coronavirus. Due tragedie diverse, difficili da paragonare, ma che mostrano quanto il nostro Pianeta sia precario. 

Janeczek ha definito l’ulivo un «dispensatore di pace e fratellanza» e ha riportato i dubbi dei cittadini pugliesi nei confronti delle leggi per fermare la Xylella: «I nostri magistrati hanno condannato a morte i nostri ulivi». E l’Europa, secondo alcuni, avrebbe «fatto terra bruciata in Puglia e in Salento per salvare l’olio d’oliva comunitario». Un racconto, quello della scrittrice tedesca, che parla (anche) della morte di due persone e di ventimila ulivi millenari. Uomo e natura alle prese con le fragilità del Pianeta.