Omakase 2.0House of Ronin e il nuovo esclusivo format Roulette. Chi, come e quando

Prendi la formula classica dell’Omakase e fanne un format totalmente innovativo, dedicato a soli dieci ospiti, scandito dal ritmo della creatività di giovani chef. Il risultato è qualcosa a cavallo tra il gioco, l’estro e la cucina d’autore

L'interno della sala fotografato da Letizia Cigliutti

House of Ronin era qualcosa di già molto conosciuto ancora prima di aprire i battenti. Noto ma non definito. Forse ad oggi quello che molte persone ancora non realizzano di questo indirizzo sono le diverse sfaccettature della palazzina più instagrammata di via Canonica, alle porte di via Paolo Sarpi. Tanti piani, più ingressi, tanti format in una sola venue (così internazionale come concetto e allo stesso tempo così poco italiano), un’offerta su più livelli e su più fasce di prezzo. L’ultima novità, inaugurata da quasi un mese, è la stanza dell’Omakase. Se i più conservatori pensavano che qui potesse svolgersi il classico e ormai sdoganato cerimoniale giapponese, il pensiero è stato subito spazzato via da una proposta contro tendenza e rock. Da qui il nome Omakase Roulette, ovvero una sorta di bisca clandestina, riservata a pochi eletti, con alcuni chef particolarmente acclamati e significativi della scena italiana e internazionale che si esibiscono in un menu predefinito di tot portate.

Arianna Consiglio e il servizio del plin al tovagliolo- courtesy Gastronomika

Un temporary project a tutti gli effetti, una serata one shot and never again, una vera e propria roulette di sapori, un tourbillon di creatività inscritti nell’identità di Ronin Shokunin. Al centro la convivialità, rimarcata dalla disposizione a ferro di cavallo dell’elegante bancone in legno. È una cena? Si, anche se con regole leggermente diverse e uguali per tutti. Il menu non si cambia, o sei dentro o sei fuori. Il progetto è stato ideato e messo a punto da Cultivar Agency, un’agenzia giovane e intraprendente con base romana e progressivamente in espansione sul territorio. Ci si aspetta per mangiare e il servizio dura un’ora e mezza. Poi fuori il primo turno e dentro il secondo. Un po’ di gioco, un po’ di suspense, un po’ di vera cucina e un po’ di mistero. Possono nascere relazioni, si possono incontrare persone assurde così come prenotare la stanza per dieci fortunati amici appassionati di gastronomia. Il primo episodio ha visto protagonista la giovanissima Arianna Consiglio di Exit Pastificio Urbano che ha aperto le danze. Un menu rappresentativo della sua cucina e in dialogo con la matrice giapponese del posto. Nel caso di Arianna, il tentativo di elevare la pasta ad antipasto, portata principale, secondo piatto e quasi dolce è stato assolutamente riuscito. Esplorare nuove possibilità dell’ingrediente, smarcare alcuni preconcetti ormai un po’ datati nelle nostre menti ma comprensibili quando si parla di pasta e di italianità, e soprattutto divertire. Se non siete abituati a vivere il bancone troverete la cena particolarmente gradevole perchè in costante dialogo con lo chef, mentre il tempo scorre veloce all’insegna di nuovi impiattamenti, cotture e racconti. Il calendario degli appuntamenti è tutt’altro che noioso. Il 26 e 27 ottobre ha visto protagonisti due cuochi, menti nomadi e indipendenti come Gioele Vacchina e Silvano Toscani. Le date dei prossimi giorni vedono sbarcare a Milano un po’ di Roma, Al di là dei retropensieri, qui c’è una visione. Possiamo uscirne più o meno soddisfatti, però siamo finalmente a scrivere di un’idea, dietro a un luogo e a nomi altri, rispetto al consueto.

Qui di seguito il calendario fino a metà novembre. Stay tuned!

3/4 novembre
Francesco Capuzzo e Guglielmo Chiarapini – Marzapane

9/10 novembre
Alessandro Miocchi e Giuseppe Lo Iudice – Retrobottega

16/17  novembre Bernardo Paladini – Torno Subito (Dubai)
23/24 novembre Nino Rossi – Quafiz
6/7 dicembre Yoji Tokuyoshi – Bentoteca

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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