Quartieri di domaniCome la biodiversità urbana può resistere al costante aumento della popolazione

I dati della Danimarca mostrano che, grazie a lungimiranti politiche di pianificazione, il verde delle nostre città può sopravvivere anche nel mezzo di un’urbanizzazione sempre più sfrenata. In che modo? Una delle strategie più efficaci è la valorizzazione del cosiddetto “habitat residuo”

LaPresse

Secondo la pubblicazione britannica People and Nature, la crescita dell’urbanizzazione sta avvenendo con una rapidità mai sperimentata nella storia umana. Considerando che si prevedono ulteriori due miliardi di persone nelle aree urbane entro il 2050, la conseguenza realistica è che nei prossimi due decenni verranno costruite più case di quante ne esistano attualmente in Europa. 

La forma di questi nuovi quartieri urbani – intendendo con “forma” le caratteristiche fisiche che costituiscono le aree edificate, tra cui le dimensioni, la densità e la configurazione degli insediamenti – impatterà su numerosi aspetti della sostenibilità: dall’uso delle risorse all’efficienza dei materiali, passando per le emissioni di gas serra. Questo in virtù del fatto che esiste una correlazione negativa tra la densità della popolazione e la diminuzione di alberi e spazi verdi. Per le aree urbane funzionali nell’Ocse – riporta lo studio – ad un raddoppio della densità umana è associato un calo del 2,9 per cento della copertura arborea.

Dall’altro canto c’è da dire che uno dei motori che, a livello globale, sta spingendo una parte crescente dell’umanità a risiedere nelle aree urbane, sono proprio i vantaggi che derivano dal vivere nelle grandi città (anziché nelle aree rurali). I numeri ci dicono che l’urbanizzazione stimola la produttività economica e l’innovazione. 

«Densità più elevate di popolazione e un modello efficiente di insediamento urbano – recita lo studio – sono associati a una maggiore produttività economica. Ad esempio, un’analisi delle regioni subnazionali europee ha rilevato che a una maggiore popolazione è associata a migliori risultati economici. Nelle città degli Stati Uniti, un aumento del dieci per cento della densità di popolazione è associato a un aumento dell’1,7 per cento del PIL pro capite, mentre in altri paesi dell’Ocse è associato a un aumento del 2,1 per cento del PIL pro-capite».

Dunque, da un lato abbiamo gli innumerevoli studi in materia che attestano che gli spazi verdi nelle aree urbane – come gli habitat residui, i parchi, le zone umide costruite e gli alberi lungo le strade – offrono molteplici vantaggi in quanto svolgono un ruolo importante nell’ospitare la biodiversità e promuovere il benessere umano. 

Dall’altro, invece, abbiamo le prove che una maggiore densità di popolazione nelle aree urbane funzionali dell’Ocse è associata a una maggiore attività economica pro-capite, a un minor consumo di energia legato ai trasporti (l’uso dell’automobile privata diminuisce), a una maggiore vicinanza tra gli individui e tra le imprese, a vantaggi sociali ed economici per la produzione come condivisione, corrispondenza e apprendimento.

Diventa dunque essenziale chiedersi come possono le aree urbane avere sia densità di popolazione, sia abbondanti spazi verdi. Una scoperta chiave degli studi sulla biodiversità urbana è che il cosiddetto “habitat residuo”, cioè la vegetazione originaria che sopravvive all’espansione urbana, è una delle tipologie più importanti di spazi verdi al fine di aumentare e conservare la biodiversità urbana. Tuttavia, si rivelano essenziali anche gli altri spazi verdi, come gli alberi piantati ai margini di strade e marciapiedi, parchi o habitat su proprietà residenziali. 

In sintesi, i numerosi studi suggeriscono che la forma urbana ideale per mantenere la biodiversità è una città compatta e ad alta densità, che riduca al minimo la conversione dell’habitat residuo. Grandi porzioni di habitat residuo dovrebbero essere mantenute dentro e vicino alle aree urbane, con “corridoi” per collegare queste aree, mentre gli spazi verdi dovrebbero essere presenti nelle zone urbane per migliorare il più possibile la qualità della città stessa. Un esempio? Gli alberi pensati per gli ambienti urbani, la cui chioma è lo spazio verde più efficace nella regolazione della temperatura dell’aria. 

Tuttavia, molte città stanno sprecando queste opportunità. Uno studio globale ha evidenziato che solo il tredici per cento degli abitanti delle città ha abbastanza alberi vicino alle loro case per ottenere benefici sulla salute. Eppure, i dati della Danimarca mostrano che con le giuste politiche di pianificazione urbana sia possibile per le città aumentare sia la densità, sia il verde: sono risultati evidenti, oltre che incoraggianti. Oggi abbiamo il compito di modellare i quartieri di domani, quando le città dovranno necessariamente cambiare e adattarsi agli effetti della crisi climatica. Non possiamo più perdere tempo. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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