L’altro poloUna vittoria dei riformisti alle regionali in Lombardia può cambiare il quadro politico nazionale

Letizia Moratti non dovrebbe presentarsi come la candidata di un centro più o meno liberale, ma come la candidata capace di sventare la minaccia bipopulista di Fontana e Majorino

Lapresse

Abbiamo passato gli ultimi due secoli a dividerci fra destra e sinistra: socialisti e liberali hanno proposto le loro diverse visioni del mondo e dell’economia.

Quantomeno in Europa, i socialisti hanno avuto la meglio tanto che, fatta eccezione per il governo di Margaret Thatcher, tutti i governi europei, anche quelli sostenuti da maggioranze di centrodestra – è il caso ad esempio del governo di Angela Merkel – hanno portato avanti politiche, di fatto, socialdemocratiche.

Poi è arrivata l’era della globalizzazione e della digitalizzazione e con essa i nuovi paradigmi senza i quali non riusciamo a leggere lucidamente la realtà. Chi continua a indossare i vecchi “occhiali”, continua a dividersi fra destra e sinistra, ma chi indossa quelli nuovi, quelli dei nuovi paradigmi, legge una realtà tutta diversa e coglie come il vecchio bipolarismo fra destra e sinistra appaia archiviato e la contraddizione destra-sinistra sia divenuta del tutto secondaria. Grazie a questi nuovi occhiali, si coglie come, oggi, destra e sinistra si assomiglino.

Si assomigliano su tanti temi, ma due, su tutti, rappresentano una vera e propria cartina tornasole: il popolo e la giustizia.

Tanto a destra quanto a sinistra, si fa un gran parlare del popolo. Così la retorica del popolo è diventata un comune denominatore di tutti gli schieramenti di destra e sinistra. Il successo di Giorgia Meloni è in gran parte dovuto al suo porsi come una “popolana”, Giuseppe Conte si presentò come “l’avvocato del popolo”, la sinistra resta fedele al mood di «avanti oh popolo alla riscossa». Tutti insieme, uniti dalla retorica dello stare fra la gente e non chiusi nel palazzo.

Destra e sinistra si assomigliano anche rispetto al tema della giustizia. Entrambi gli schieramenti propongono infatti un atteggiamento giustizialista. Certo, delle differenze ci sono, la destra sembra più contigua alle forze di polizia, mentre la sinistra sembra più contigua alla magistratura, ma entrambe propongono una visione illiberale dello Stato. È tutto sommato irrilevante se tale visione sia testimoniata con i festeggiamenti a ogni avviso di garanzia al Berlusconi di turno o con i cappi esibiti nell’aula del parlamento.

Da un punto di vista culturale, il nuovo bipolarismo è dunque rappresentato dal confronto fra il fronte bipopulista che integra le culture politiche di destra e sinistra e un’alternativa che ancora non si è rivelata compiutamente.

La consapevolezza di questo nuovo scenario deve generare un nuovo e più originale posizionamento da parte del cosiddetto Terzo Polo. Esso deve superare la tentazione di proporsi come una forza moderata di centro, inevitabilmente subalterna all’uno o all’altro schieramento, ma deve iniziare a porsi come “l’altro polo”, il polo alternativo a quello bipopulista.

Da questo punto di vista, le elezioni regionali lombarde possono rappresentare uno straordinario laboratorio politico. La candidata del Terzo Polo, Letizia Moratti, infatti, non trae vantaggio dal proporsi come candidata di centro, può invece affermarsi proponendosi come candidata alternativa al fronte bipopulista di Attilio Fontana e Pierfrancesco Majorino.

Per quanto attiene Fontana, non occorre spendersi in argute elucubrazioni intellettuali, basta osservare la contraddittorietà della sua amministrazione. È molto più interessante cogliere il pensiero di Majorino rispetto ai temi che fanno da collante al fronte bipopulista. Per quanto attiene la retorica del popolo, nel corso di un’intervista di Peter Gomez per il Fatto Quotidiano ha detto: «Cosa farò quando sarò al 39esimo piano di Regione Lombardia? Io scenderò. Perché per essere utili alle persone non ci si può chiudere in un palazzo».

Sul tema della giustizia, è stato ancora più esplicito in un tweet: «La guerra contro le intercettazioni condotta dal ministro Nordio è assolutamente preoccupante». Sull’appartenenza di Majorino al fronte bipopulista non possono esserci dubbi.

Letizia Moratti non si affermerà dunque proponendosi come la candidata di un centro più o meno liberale o più o meno riformista. Potrà invece affermarsi se saprà proporsi come la candidata dell’altro polo. Se così sarà, avrà concorso non solo al suo stesso successo, ma alla possibilità concreta che dal suo successo lombardo possa derivare un nuovo posizionamento del Terzo Polo in Italia e un conseguente squadernamento del quadro politico nazionale.