Quesiti linguisticiPerché si dice «colare a picco»? Risponde l’Accademia della Crusca

È un calco dal francese, dove «couler» si usa per «affondare, mandare a fondo». Mentre «pic» indica uno stato (o un movimento) perpendicolare dall’alto verso il basso

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Un lettore ci chiede se sia corretto che il verbo colare, usato per descrivere il movimento di un liquido dall’alto verso il basso, nel caso dell’espressione colare a picco si riferisca al movimento verso il basso di un oggetto solido come una nave.

Risposta
Per rispondere al quesito del lettore, occorre anzitutto portare l’attenzione sul verbo colare (dal lat. cōlāre, deriv. di colum ‘filtro’, dalla seconda metà del XIII sec.) che ha una duplice proprietà, di transitivo: ‘filtrare’ (colare l’olio, colare la pasta), ‘versare in uno stampo’ (colare l’oro), ‘stillare’ goccia a goccia (la ferita colava sangue); e di intransitivo: ‘gocciolare’ (il sudore colava dalla fronte), ‘sciogliersi’ (la cera è colata) (GRADIT II, 147, s. v.).

A questa seconda categoria si riferisce la locuzione colare a picco (o a fondo), che è un calco dal francese, dove couler, anche qui con valore transitivo e intransitivo, può dirsi in assoluto per ‘affondare, mandare a fondo’ (scil. una nave) o, nel medesimo significato, appunto usando la locuzione couler à pic (anche figurata, detta di una persona o di un progetto; colloquiale se la couler douce ‘passarsela bene’) (Dizionario francese-italiano Hoepli online, s. v.).

Anche picco è un francesismo (forse di origine preindoeuropea, attestato dal 1350 ca., in italiano dal 1612) che può indicare la ‘cima’ (p. es. di una montagna) o, come traslato, il ‘valore massimo’ di una grandezza (p. es. in un diagramma). Nella terminologia marinaresca, picco è l’“asta di legno o metallo disposta obliquamente a un albero e usata nelle imbarcazioni con vele quadre per inferire il lato superiore della randa della mezzana” (GRADIT IV, 1024, s. v.). La locuzione (avverbiale e aggettivale invariabile) a picco si usa per indicare uno stato (o un movimento) perpendicolare dall’alto verso il basso: una casa a picco sul mare, un volo a picco; in ambito marinaresco, si dice di “ancora affondata, che si trova esattamente sotto la prora” (a picco corto, a picco lungo) (GRADIT cit.).

Attestazioni di colare a picco (e colare a fondo), transitivo e intransitivo, si trovano nel Tommaseo (“colare a picco, colare a fondo vuol dire ‘sommergere’; ed usasi generalmente allorché la sommersione è conseguenza di naufragio o di combattimento”) e altri autori (Abba, Barilli), anche in senso figurato (Jahier).

Una ricerca nel Vocabolario marino e militare del Guglielmotti (Roma, C. Voghera, 1889) non produce nuovi risultati. La locuzione colare a picco non è presente autonomamente, se non nella forma assoluta colare (trans. e intrans.): “Cacciare in fondo un bastimento, e intr. Andare in fondo: massime nei casi di combattimento e di tempesta” (Guglielmotti 1889: 226, col. 451, s. v.). Quanto a picco, lo troviamo come termine marinaresco (“quella verga che, a differenza di ogni altra, si appicca di punta dietro all’albero, per sostenere la testiera della vela di brigantina”), con ampia esemplificazione e nella locuzione avverbiale a picco, con fraseologia: andare a picco (“Profondarsi a piombo nel mare. Falcone. 40: ‘E non potendo colle trombe vincere la detta acqua, si corre rischio di andare a picco in fondo.’ Indi son chiare le frasi analoghe passive ed attive coi verbi Colare [corsivo mio], Scendere, Cacciare e Mandare a picco”), àncora a picco, virare a picco (Guglielmotti 1889: 651-652, coll. 1303-1304, s. v.).

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