Paura del deficitUna nuova stretta sul Superbonus blocca lo sconto in fattura e la cessione del credito

Con il nuovo decreto del governo per i nuovi interventi edilizi si potrà battere solo la strada della detrazione d’imposta per le spese. Ma l’Ance critica la decisione: «Così si affossano famiglie e imprese in nome di non si sa quale ragion di Stato»

Mourad Balti Touati/LaPresse

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto sullo stop alla cessione del credito sul Superbonus 110 per cento. Il decreto del governo Meloni attende ora solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Fine dello sconto in fattura e della cessione del credito, dunque. D’ora in avanti per i nuovi interventi edilizi – quindi non per quelli già avviati – si potrà battere solo la strada della detrazione d’imposta per le spese, spalmandole però su cinque anni.

«È un vero terremoto quello deciso ieri a tambur battente dal governo, a fronte del rischio che il deficit di quest’anno possa esplodere dopo che Eurostat martedì scorso in Senato ha fatto sapere e tutti i crediti fiscali vanno conteggiati col disavanzo e non col debito», scrive la Stampa.

In conferenza stampa, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che il decreto del governo si rende necessario per bloccare gli effetti di una «politica scellerata usata anche in campagna elettorale e che ha prodotto beneficio per alcuni cittadini ma posto alla fine in carico a ciascun italiano duemila euro a testa». Dal 2021 a oggi i crediti di imposta prodotti dal Superbonus per l’edilizia ammontano a centodieci miliardi di euro.

Di contro, per le imprese del settore il nuovo cambio di rotta è un colpo durissimo: sgonfia il mercato e non risolve il problema dei crediti incagliati. «Così il governo affossa famiglie e imprese in nome di non si sa quale ragion di Stato», ha protestato la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio. Ci sarebbero venticinquemila aziende in pericolo, ora, per un totale di centotrentamila occupati a rischio, secondo l’Ance, le cui critiche si sommano a quelle di Cna, Confartigianato, Confedilizia e Fillea Cgil, che prevede, con lo stop alle cessioni dei crediti, migliaia di licenziamenti nel comparto edile.

Nella doppia pagina dedicata al Superbonus, la Stampa spiega in quattro punti i principali effetti del nuovo decreto. In testa ci sono ovviamente le modifiche in materia di cessione dei crediti fiscali, previste all’articolo 2 del nuovo decreto. Poi il blocco per gli enti locali che volevano acquistare i crediti: «A spingere il governo ad intervenire dopo che molti comuni, province e regioni nelle ultime settimane avevano di imboccare questa strada per alleviare le sofferenze di tante imprese è stato il rischio di compromettere la tenuta dei bilanci degli enti locali dopo che Eurostat ha stabilito che questi crediti devono essere conteggiati nel deficit», si legge sulla Stampa.

Poi, per alleggerire la responsabilità sul fronte delle truffe, in particolare quella delle banche che sono le più esposte, il decreto prevede l’esclusione dal reato di «concorso in violazione» per gli acquirenti i crediti da bonus edilizi in possesso di specifica documentazione. «Ad esempio – scrive la Stampa – il titolo abilitativo, la comunicazione Asl, la documentazione fotografica o video, la visura catastale ante operam, le fatture e quietanze di pagamento, le asseverazioni tecniche e di congruità dei costi, il visto di conformità)».

Infine, i quindici miliardi di euro congelati, cioè la mole dei crediti fiscali rimasti incagliati nei cassetti delle banche e degli operatori finanziati che in questi anni hanno accettate di scontare il Superbonus a 110 per cento: «È un problema che le imprese segnalano da mesi e che anche il decreto varato ieri dal governo non affronta. Nei mesi passati c’erano state promesse, impegni a sbloccare la situazione presi anche pubblicamente dal ministro dell’Economia, ma poi non se ne è fatto nulla. Secondo le stime dell’Ance, ogni miliardo di crediti incagliati produce il blocco di circa seimila cantieri, tra case unifamiliari e condomini, con il rischio di fallimento di almeno millesettecento imprese di costruzioni e la perdita di circa novemila occupati. In totale quindi se non vengono scongelati i quindici miliardi l’effetto rischia di essere devastante con venticinquemila imprese a rischio fallimento, centotrentamila disoccupati in più nel settore delle costruzioni (senza contare le aziende della filiera) e problemi per circa novantamila cantieri».

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