Étranger Cugini di vino

Anche in enologia la secolare diatriba Francia Italia può avere un solo vincitore: la collaborazione. Nella tenuta dei Moratti in Oltrepò Pavese la condivisione di saperi, di nazionalità e di generazioni fa la differenza

La tenuta Castello di Cigognola in Oltrepò Pavese è una delle proprietà vinicole di Gabriele Moratti, e anche se è una tenuta storica, dall’arrivo della nuova proprietà è pensata come una start-up, con i giovani professionisti che dialogano con esperti del settore in grado di fare un passaggio di consegne di grande livello. Sopra a Broni, il microclima è intrigante per il Pinot nero e grazie al nuovo corso si possono già assaggiare vini in evoluzione che raccontano lo stile di una vinificazione che prende in prestito la tecnica francese e la adatta al territorio e alle esigenze italiani, mettendo insieme il meglio che le due realtà possono offrire.

Il nuovo stile della casa prevede il frazionamento del mosto fiore, per creare i vini di base che servono poi per gli assemblaggi. In pratica, l’acino viene spremuto solo a bassissimi livelli di pressatura, e si fraziona la resa in lotti che andranno a comporre le cuvée. In Champagne, per avere l’uva perfetta per ciascun prodotto la vendemmia si fa funzionale, e prima dell’uva si pensa al progetto: ed è così che stanno lavorando anche in questo territorio dalle infinite possibilità non ancora pienamente comprese e sfruttate.

Il ph è al centro del progetto, il programma di pressatura cambia ad ogni vendemmia perché l’uva cambia. Questo influenza la resa del vino e la sua evoluzione. Rispetto dell’uva, del territorio e delle singole parcelle permette poi di avere in bottiglia l’identità di ciascuna. C’è tanta variabilità nel vigneto, e proprio per questo prima si pensa al progetto e poi arriva il pensiero sull’uva, anche se la sua qualità rimane sempre centrale. Un lavoro artigianale di persone che conoscono perfettamente la materia su cui vanno ad operare.

Il pensiero è merito dell’enologo alsaziano Nicolas Secondé, lo “straniero” della squadra del Castello, che ha rimesso mano a questa storica tenuta e ha costruito con la stessa uva dei vini completamente nuovi, morbidi, eleganti, di struttura, con una bella acidità marcata e tanta bevibilità intringante. E oltre al frazionamento del mosto, è intervenuto con la creazione del vino di riserva, che viene usato per dare complessità alle cuvée, ma soprattutto per dare “la firma” al vino. Quel timbro stilistico unico determina la classe e la linea di una maison, e qui viene interpretata esattamente come si fa in Champagne, con i migliori vini base protetti nel tempo per aggiungere quel “sale” al piatto finale.

Un binomio Francia-Italia particolarmente riuscito, che speriamo sia la base sulla quale costruire una nuova credibilità e dare così vita a un altro importante terroir italiano.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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