Ministri occasionaliIn Italia il divieto di trasferta è una questione (di incapacità) politica

I tifosi tedeschi contestano a Piantedosi il bando ai supporter dell’Eintracht per la partita di Champions contro il Napoli. I grandi eventi sportivi sembrano diventati trappole per le autorità, che rivelano difficoltà nella gestione del pubblico, ma non siamo davanti a una finale di coppa

Lo striscione contro Piantedosi esposto dai tifosi del Bayern
Lo striscione contro Piantedosi esposto dai tifosi del Bayern (Foto da Twitter)

Tra tutti i modi in cui il nome di un ministro può diventare popolare a livello internazionale, quello di venire insultato su uno striscione durante una delle partite più seguite al mondo non è certo tra i più positivi. È successo a Matteo Piantedosi mercoledì 8 marzo, ad opera della Sudkurve del Bayern Monaco, durante l’ottavo di finale contro il Paris Saint-Germain. Mentre in Italia il ministro dell’Interno era sotto accusa per la gestione del naufragio di migranti a Cutro, i tifosi tedeschi lo hanno attaccato per una questione senza dubbio meno grave, ma allo stesso tempo molto sentita nel mondo del calcio.

Si tratta del divieto di trasferta a Napoli per i tifosi dell’Eintracht Francoforte, gemellati con quelli bavaresi, in occasione della partita di Champions di questo mercoledì 15 marzo. Una decisione che in Italia potrebbe non sembrare così sorprendente, considerati anche gli scontri avvenuti nella gara d’andata, ma che a livello europeo rappresenta un caso abbastanza raro.

La Uefa non vede di buon occhio le limitazioni alla circolazione dei tifosi, che danneggiano enormemente il prodotto-calcio. Basti pensare che, nel 1998, quando a Istanbul la gente bruciava le bandiere italiane davanti al consolato per protesta per il caso Ocalan, la Juventus dovette affrontare lo stesso il Galatasaray in Turchia e il match si svolse assolutamente a porte aperte.

Di recente, un caso in cui invece è stato approvato il divieto di trasferta è stato quello di Sheriff Tiraspol-Partizan Belgrado a Chisinau, quando il governo moldavo temeva un colpo di stato operato anche da agenti filorussi infiltrati tra i tifosi serbi. Come a dire: ci devono essere situazioni davvero molto serie, per bloccare una trasferta internazionale.

Dal problema sicurezza a quello politico
A rincarare la dose, giovedì scorso è arrivato il durissimo comunicato dell’Eintracht, che senza mezze misure ha condannato la «grave e inaccettabile interferenza della autorità italiane» nell’organizzazione di un evento sportivo europeo. Il club tedesco ha accusato il governo di ammettere «di non essere nella posizione di garantire il sicuro svolgimento di una partita con 2.500 tifosi ospiti che era stata fissata diversi mesi prima».

La questione, dunque, diventa politica, investendo direttamente l’operato del ministro dell’Interno. Pure un parlamentare della maggioranza socialdemocratica al Bundestag, Armand Zorn, ha scritto una lettera all’ambasciatore Armando Varricchio per chiedere la revoca del provvedimento.

Quello dei divieti delle trasferte, nel nostro Paese, è un tema sempre molto caldo, specialmente negli ultimi mesi. Proprio in questi giorni scade una simile interdizione, della durata di due mesi, rivolta contro i tifosi del Napoli dopo i fatti dell’autostrada A1 del 9 gennaio scorso. Già per la gara dello scorso 5 marzo era stato disposto uno stop per i tifosi del Lecce, che dovevano recarsi a San Siro per affrontare l’Inter.

La decisione ha fatto molto discutere, e due giorni prima dell’incontro il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso del club pugliese, sospendendo il provvedimento. Stessa cosa avvenuta sabato per Napoli-Eintracht, quando il Tar della Campania ha bloccato il divieto di trasferta per i tedeschi, costringendo la Prefettura di Napoli a elaborare assieme al Ministero un nuovo stop, emesso domenica pomeriggio e stavolta confermato.

Un grande caos, insomma, in cui a uscirne male è soprattutto il ministero dell’Interno. L’impressione che si tema di non riuscire a gestire gruppi di tifosi in trasferta è alquanto forte, e cozza decisamente con la sproporzione di personale a disposizione delle autorità. Benché poco noto, secondo dati del 2022 l’Italia conta circa 467 agenti di polizia ogni diecimila abitanti, che ne fanno addirittura il terzo Paese più militarizzato al mondo, dopo Russia e Turchia. Rinunciare a monte alla gestione dell’ordine pubblico, a fronte di più risorse degli altri Stati europei, non depone certo a favore di un ministro che, nelle ultime settimane, si è trovato spesso nel mirino delle critiche.

Le difficoltà dell’Europa coi tifosi di calcio
Se la situazione dell’Italia spicca, non si può però negare che, negli ultimi anni, anche altre nazioni europee hanno avuto problemi a gestire i tifosi di calcio. A molti verranno in mente i disordini avvenuti a Wembley in occasione della finale degli Europei, nell’estate del 2021.

Ma in realtà il caso più emblematico è quello della finale di Champions League del 2022 a Parigi, quando la polizia e il governo francese crearono una situazione di alto rischio per la sicurezza dei tifosi inglesi. La particolarità del caso parigino è che non si era verificato nessun episodio di tensione o violenza da parte delle tifoserie ospiti, il che aggrava le responsabilità delle autorità transalpine.

Il report della stessa Uefa sulla finale di Champions è durissimo nel delineare quali sono stati gli errori nella gestione dei fan, e da esso non ne escono bene né la confederazione europea del calcio né, soprattutto il governo francese, che fino all’ultimo ha sostenuto la versione dell’ostilità dei tifosi.

Oggi, i grandi eventi sportivi, o almeno i grandi eventi di calcio internazionale, sembrano diventati delle trappole per le autorità politiche, che rivelano di frequente difficoltà nella gestione del pubblico. In tutto questo, il caso italiano appare il più problematico, dato che non siamo davanti a una finale di coppa, ma a partite di minor livello e quindi teoricamente più controllabili.

Tutto ciò rappresenta una questione espressamente politica, specialmente nel momento in cui ci si candida a organizzare eventi internazionali. Il prossimo 12 aprile, l’Italia dovrà ufficializzare alla Uefa la lista delle città che ospiteranno eventualmente gli Europei del 2032. La forza della candidatura non dipenderà però solo dalla qualità degli impianti, ma implicitamente anche dalle garanzie che il governo darà sulla gestione di grandi masse di tifosi che si spostano sul territorio nazionale.

Le prossime partite delle coppe europee sono dunque un banco di prova non solo per il mondo del calcio.

Le newsletter
de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter