A modo mioL’industria cinematografica italiana e la difficoltà di emergere senza snaturarsi

Essere giovani e fare film indipendenti (e di qualità) è un’impresa titanica. Lo dimostra il caso della giovane produttrice romana Amanda Salvati: servono talento, sensibilità e fortuna. E tanta versatilità

Courtesy of Amanda Salvati, ph Claire Helleringer

Nell’industria cinematografica italiana c’è ancora poco spazio per i giovani, anche per via della carenza di laboratori e accademie dove farsi le ossa per emergere. Per creare un prodotto inedito e che stravolga le aspettative ci vogliono talento, fortuna, sensibilità e versatilità. Per arrivare in alto senza snaturarsi la strada è tortuosa, e sui media si parla poco di queste difficoltà.

Abbiamo trattato il tema con Amanda Salvati, giovane produttrice cinematografica romana, che ha raccontato la condizione attuale di chi vuole fare cinema di qualità e indipendente, partendo (quasi o completamente) da zero.

Ciò che si conosce, ma che a volte non si sottolinea abbastanza, è la notevole capacità dei produttori di organizzare una enorme mole di lavoro. Cautela e rispetto dei dettagli sono elementi chiave in grado di fornire input anche al regista. Insomma, un produttore deve avere mille occhi ed essere poliedrico.

Courtesy of Amanda Salvati, ph Claire Helleringer

Per questa ragione, nel tentativo di alzare l’asticella dei suoi progetti, professioniste come Amanda hanno bisogno di seguire con attenzione ciascuna fase del lavoro: dalla pre-produzione alla distribuzione. In questo modo, queste figure riescono ad acquisire le conoscenze necessarie per esprimersi al meglio in contesti nazionali e internazionali.

Appena compiuti i diciotto anni, Salvati si è trasferita in Regno Unito per seguire un corso in Filosofia e Studi cinematografici al King’s College di Londra: «Camminando per Covent Garden mi sono imbattuta in un portone che ha attirato la mia attenzione. A quel punto ho scattato una foto, così, senza un vero motivo, ma solo perché quel portone mi intrigava. Poi, quando si è trattato di fare domanda alla London Film School, ho collegato e sono andata a ripescare quello scatto di due anni prima, È stato po’ un segno del destino».

Amanda Salvati ha mostrato una enorme consapevolezza dello stato del mercato italiano. Un cambiamento è nell’aria, e le dinamiche legate alla produzione del cinema stanno cambiando rispetto al passato. Con l’idea di creare un cortometraggio prodotto a livello internazionale – girato a Parigi nel febbraio 2023 – lei e il suo team hanno promosso il progetto “Marcher Seul Dans les Rues de Paris” su Kickstarter, servizio gratuito di crowdfunding.

Sulla piattaforma vengono caricati i riepiloghi delle idee creative dietro ai progetti che un utente può finanziare: dalle produzioni cinematografiche ai fumetti. Gli appassionati che scelgono di sostenere economicamente un progetto ottengono in cambio dei vantaggi, come ad esempio delle anteprime esclusive.

Courtesy of Amanda Salvati, ph Claire Helleringer

Uno dei più importanti casi recenti è quello di Plantopia, un anime prodotto in Giappone nel 2022. Ha riscosso molto successo, nonostante non sia stata ancora annunciata l’uscita. Nel caso di Plantopia, la strategia creativa consiste nel fare uscire una fanfiction insieme al film e alla serie, che fa pendant con il piano di marketing dietro alla distribuzione internazionale del film. Infatti, la presenza di Plantopia sulla piattaforma dispiega diversi scenari da “user generated content” allo sviluppo di occasioni per interagire con la storia nei vari formati.

«Chiaramente, il crowdfunding è servito anche a far girare le voci su “Marcher”. Ovviamente, oltre ai fondi per la produzione del film, io e il mio team ragioniamo con un forte senso di positività che, proprio ora, ci rafforza più di ogni altra cosa. L’obiettivo è quello di dare la possibilità alle persone che ci sostengono di avere un trailer in anteprima. “Marcher” è un progetto a cui tengo molto e sono fiduciosa che possa entrare in diversi festival internazionali», ci spiega Amanda Salvati.

Non è da tutti inventarsi da zero, e addirittura anticipare, alcuni trend che non sono ancora affermati nel panorama cinematografico di riferimento, come quello italiano nel caso di Amanda. «Ad oggi posso dire di voler imparare a premere i tasti giusti per fare la differenza in questo campo. Per il mio percorso, che si consacra un po’ con “Marcher”, ne servirà di tempo». La sensibilità di Amanda è notevole, ed è più che presente in questa sua prima produzione. Quello che viene trasmesso è la volontà di esplorare diverse culture e nuovi luoghi, presentando storie dai diversi sapori. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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