La solitudine del PresidenteLa visita di Mattarella a Crotone e l’assenza irresponsabile del governo Meloni

Il capo dello Stato rende omaggio alle vittime del naufragio, rappresentando la solidarietà e la costernazione degli italiani per ciò che è avvenuto. Mentre i ministri e la presidente del Consiglio tacciono o minimizzano il loro ruolo istituzionale nella vicenda

LaPresse

Lui, il Presidente, davanti alle bare bianche con davanti gli orsetti di peluche e le targhette con i nomi o con i macabri codici di esseri umani non identificati, il Presidente – dicevamo – cui tocca per l’ennesima volta riparare con il suo carisma a uno Stato ridicolo, la cosiddetta sesta o settima potenza del mondo che non riesce a salvare un caicco tra onde alte ma non da tempesta perfetta, il Presidente cui la gente normale guarda e si appella – «giustizia, giustizia», gli hanno gridato – ma che nello sguardo fiero nasconde la consapevolezza che più di tanto non può fare, da solo. 

Già, a Crotone, davanti a quelle bare, ieri si è stagliata la solitudine di Sergio Mattarella, solitudine persino esibita nel palazzetto dello sport-obitorio, accompagnato solo dal prefetto Maria Carolina Ippolito, il Presidente in raccoglimento come a chiedere un teologico perché di questa tragedia, e forse un più politico perché non si sia riusciti a salvare questi fratelli. 

Come in altri momenti, il Capo dello Stato ha avvertito la necessità di colmare un vuoto, di schermare in qualche modo il bailamme dello Stato che attacca lo Stato, gangli contro gangli, burocrazie contro burocrazie, ministri che balbettano o tacciono, l’immagine di uno Stato ottocentesco – più borbonico che piemontese – che nei momenti decisivi non c’è mai e che soprattutto nemmeno davanti alla Spoon River di Crotone ammette le sue responsabilità, sperando nel solito polverone italiano che tutto copre e soffoca, pure i ricordi, e le voci: è la tattica non umana e non onesta del governo, evitare autocritiche, ammettere le colpe, perlomeno interrogarsi seriamente su cosa sia successo quella notte.

L’opinione pubblica – questa è l’impressione – le spiegazioni di Matteo Piantedosi non se le beve. Da quella maledetta domenica del disastro davanti al mare di Cutro non è passato giorno senza che venissero avanti dubbi e nuove verità sulle responsabilità di chi doveva agire per salvare quelle vite; da tutto quello che si legge, a cominciare dalle parole dolenti del comandante della Guardia costiera di Crotone Vittorio Aloi, emerge che forse perché le regole non sono chiare c’è stato un gran pasticcio. 

Ma in un Paese civile un “pasticcio” di  questo tipo, semplicemente, non è ammissibile. Perché non sia intervenuta la Guardia costiera non è chiaro, a meno che non abbia ragione (e senz’altro ha ragione) l’ammiraglio Vittorio Alessandro, ex portavoce del Comando generale delle Capitanerie di porto, che ha ricordato che «a un certo punto le nostre motovedette sono diventate i taxi del mare, i nostri uomini da eroi sono diventati la cinghia di trasmissione, le nostre navi, come la Diciotti e la Gregoretti, che avevano fatto niente più che il loro dovere salvando i migranti in pericolo, sono state lasciate fuori dai porti italiani».

E poi? Con il governo Conte 1 –  ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio – «è cambiato il clima politico, ma sono cambiate anche le regole d’ingaggio ed è cambiata l’immagine stessa del Corpo». Come si fa a non vedere che il problema è politico?

Ecco allora che Mattarella non diventa il bersaglio delle critiche come accadde a Oscar Luigi Scalfaro dopo Capaci ma viene percepito come il simbolo dello Stato vero contro lo Stato ridicolo. 

Ed è inutile girarci intorno, il governo è oggettivamente sul banco degli imputati: si dice – lo ha detto senza vergogna Piantedosi – che queste tragedie sono accadute anche in passato, ma che significa? La strage di Cutro è avvenuta adesso, ed è il governo di adesso che deve spiegare, dove “spiegare” significa chiarire per filo e per segno cosa si è fatto e cosa non si è fatto senza trincerarsi nel burocratese viminalizio. 

Si dice anche che non bisogna strumentalizzare la tragedia, una frase che pare giusta ma che non significa nulla: non se ne deve parlare? Qualcuno può avere da ridire sulla opportunità che Elly Schlein sia andata ieri a Crotone, e effettivamente in questi casi come fai sbagli, se vai ti criticano se non vai ti criticano per il motivo opposto. Ma è sempre meglio esserci che non esserci, o addirittura scappare come ha fatto il governo che a Crotone non s’è visto. 

Non hanno capito che dimenticare Crotone non sarà possibile. A maggior ragione dopo l’immagine del Presidente davanti alle bare, questo Presidente ancora una volta ha rappresentato la solidarietà e anche la costernazione degli italiani per quanto è avvenuto con una presenza muta che ha detto più di mille parole che si saranno sentite anche in India.

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