Una Mare Nostrum europeaNon basta dire «Basta!» per evitare la strage di migranti nel Mediterraneo

Il governo Meloni propone di bloccare le partenze di chi cerca una nuova vita in Italia. Ma il problema non è la mancanza di respingimenti e di rimpatri. La fuga è inarrestabile a causa delle guerre fra Stati, dalla fame, dai disastri ambientali e dall’espropriazione delle terre

LaPresse

L’ennesima strage nel Mediterraneo al largo delle coste calabresi sulla spiaggia di Cutro – con decine di bambini, donne e uomini in un barcone partito da Izmir con migranti provenienti dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iraq, dal Pakistan, dalla Somalia e dall’Iran – ha suscitato le ennesime e ipocrite dichiarazioni di cordoglio a cominciare da quelle del capo del governo italiano Giorgia Meloni e quelle vergognose del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Per frenare le stragi, il governo italiano propone di bloccare le partenze dei migranti dai loro Paesi di origine e l’Italia si è mossa in questa direzione approvando il cosiddetto «Decreto contro le Ong» ora trasformato in legge dello Stato che impedisce alle organizzazioni non governative di agire in mare per soccorrere le imbarcazioni in pericolo.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato invece che i migranti fuggono da paesi dove si muore di guerre, di terrorismo, di persecuzioni e di disastri ambientali: queste sono le cause del pull factor e non la presenza delle Ong nel Mediterraneo che applicano e rispettano le convenzioni internazionali.

È questo lo spirito su cui si è mosso il Movimento europeo insieme a oltre cento altri soggetti collettivi e a mille cittadine e cittadini europei nel lanciare una proposta di petizione urgente al Parlamento europeo per il rispetto del diritto internazionale, dei valori dell’Unione europea e dei diritti fondamentali.

Lo strumento della petizione fa parte dei diritti attribuiti dall’Unione europea alle sue cittadine e ai suoi cittadini ma anche alle associazioni e a tutte le persone provenienti da Paesi terzi che risiedono sul territorio dell’Unione e il Movimento europeo – che lo ha utilizzato con successo in passato per la difesa dello stato di diritto – ha deciso di agire dopo il Consiglio europeo del 9 febbraio 2023 per denunciare davanti al Parlamento europeo il fatto che:

  • Nulla è stato detto sulle ragioni dei movimenti di popolazioni, che avvengono in larga parte all’interno dei paesi di origine, fra paesi dell’Africa sub-sahariana e verso paesi in via di sviluppo,
  • Il cosiddetto pull factor non deriva dalla mancanza di respingimenti e di rimpatri dei migranti irregolari ma dalla fuga inarrestabile dai conflitti interni, dalle guerre fra Stati, dalla fame, dai disastri ambientali e dall’espropriazione delle terre,
  • I rimpatri in molti casi non sono realizzabili per l’impossibilità di sottoscrivere accordi bilaterali con Paesi terzi,
  • Molti rimpatri avranno come conseguenza la morte o la schiavitù dei migranti definiti irregolari.

Il Movimento europeo ha anche deciso di denunciare il fatto che l’Unione europea non ha ancora adottato un piano ambizioso per lo sviluppo del continente africano e che nulla è stato detto sul valore aggiunto per le economie europee e per la ricchezza delle nostre culture dall’ospitalità dei migranti economici e sulla necessità di mobilitare risorse umane e finanziarie da mettere a disposizione in particolare dei poteri locali per garantire politiche di inclusione considerandole come gli unici strumenti efficaci per garantire la sicurezza di chi arriva e la sicurezza di chi accoglie.

È evidente che lo strumento della petizione non basta perché la richiesta del Consiglio europeo alla Commissione di «investire immediatamente ingenti risorse finanziarie» per chiudere le frontiere esterne dell’Unione europea si basa su una interpretazione distorta di un regolamento adottato dal Consiglio e da Parlamento europeo nel luglio 2021 che consentirebbe alla Commissione di usare in una logica di respingimenti oltre sei miliardi di euro iscritti nel bilancio europeo dal 2023 al 2027.

Il regolamento non si limitava a fornire una base giuridica per finanziare infrastrutture di protezione delle frontiere esterne ma prevedeva di dedicare risorse alla accelerazione delle procedure per la concessione dei visti e dello status di rifugiato, di aiutare le organizzazioni non governative e di formare risorse umane per l’accoglienza.

Per queste ragioni e insieme alle organizzazioni che hanno deciso di sostenere la proposta di petizione abbiamo deciso di creare un osservatorio permanente di monitoraggio delle modalità di applicazione della decisione del Consiglio europeo del 9 febbraio e dell’esecuzione del Regolamento 21/1148 sul controllo delle frontiere esterne.

Inoltre intendiamo avviare una riflessione su una proposta di modifica del bilancio dell’Unione europea per l’esercizio 2024 e per la revisione del Quadro Finanziario Pluriennale fino al 2027 per inserire uno strumento finanziario che si ispiri alla operazione «Mare Nostrum» decisa dal governo italiano nel 2013 dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre per il pattugliamento e il soccorso dei migranti utilizzando mezzi aerei e unità navali adeguatamente attrezzati stabilendo a monte le regole di ingaggio e la lista dei porti sicuri più vicini, un sistema di verifica immediata sulle unità navali dello status di rifugiato e un accordo sulla ricollocazione dei richiedenti asilo o dei migranti economici sulla base del Migration Pact del 2020.

L’operazione Mare Nostrum ebbe un costo globale per tutti i ministeri italiani coinvolti di una media di dieci milioni di euro al mese ed è possibile immaginare che un’operazione Mare Nostrum europea possa costare per tutto il Mediterraneo duecentocinquanta milioni di euro all’anno per un totale di un miliardo e mezzo di euro in cinque anni pari ad un quinto del bilancio previsto dal Regolamento 21/1148.

A proposito del Regolamento 21/1148 noi riteniamo che tutte le organizzazioni che hanno sostenuto e promosso la proposta di petizione al Parlamento europeo dovrebbero riflettere sull’opportunità di lanciare una iniziativa di cittadini europei per invitare la Commissione europea a sottoporre al Consiglio e al Parlamento europeo un progetto di revisione di quel regolamento al fine di renderlo conforme all’idea di un’Unione europea che accoglie e che include e che sia fondato sul rispetto dei valori comuni e della Carta dei diritti.

Last but not least, Il Movimento europeo sostiene da tempo che le politiche migratorie non fanno parte o non fanno solamente parte degli affari interni e della giustizia e che lo sviluppo di queste politiche richiede un approccio olistico – come è stato sostenuto più volte dalla Commissione europea – che unisca le questioni sociali e dell’occupazione, della cultura e delle relazioni esterne immaginando che le politiche migratorie vengano discusse due volte all’anno in un Consiglio Jumbo al fine di sottrarre il potere di decisioni dalla sola responsabilità dei ministri degli Interni come se il governo dei flussi migratori fosse esclusivamente una questione di sicurezza interna.

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