Governo in tiltSi riduce la protezione speciale per i migranti, ma resta il riferimento ai trattati internazionali

È atteso oggi al Senato il voto finale sul decreto Cutro. Stralciato all’ultimo minuto l’emendamento della Lega, come chiesto dal Quirinale, dopo una giornata di scontro a distanza tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini

AP Photo/Valeria Ferraro

È atteso oggi al Senato il voto finale sul decreto Cutro. Dopo le tensioni nella maggioranza, l’emendamento sulla stretta alla protezione speciale per i rifugiati è stato approvato a Palazzo Madama con una nuova modifica al testo. Reintrodotto, anche con l’intervento di Palazzo Chigi, il riferimento al rispetto dei trattati internazionali che la Lega aveva fatto eliminare. Un risultato raggiunto dopo una giornata di divisioni nel governo e marce indietro, a un soffio dall’incidente con il Quirinale.

Il governo offre, in questo modo, quanto di più lontano dall’immagine di compattezza che aveva promesso nelle ultime ore.

Salvini e la Lega si sono sempre mostrati decisi a non ritirare i loro 21 emendamenti, usati come una leva per ottenere il più possibile un avvicinamento al ritorno dei decreti Sicurezza del 2018. Per Meloni quello della Lega era un approccio utile a «piazzare bandierine», con scarso rispetto per gli equilibri interni e gli obiettivi di governo. Non solo. Dietro questo atteggiamento, la premier nelle ultime ore si diceva certa che certe rigidità di Salvini miravano solo a cercare di provocare un incidente tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Sergio Mattarella infatti si è sempre mostrato particolarmente sensibile al tema delle protezioni speciali. Ma il Colle non si sarebbe mai fatto trascinare in un’eventuale scontro con la Lega.

Questo Meloni lo sapeva. Ma, racconta La Stampa, ha pensato comunque di poter sfruttare la cosa a suo favore, con l’obiettivo di dare un segnale chiaro a Salvini. Così, gli ha offerto carta bianca su una delle modifiche a cui il leader della Lega teneva di più: eliminare ogni riferimento al «rispetto dei trattati internazionali previsti dalla Carta di Nizza e dalla Carta europea dei diritti dell’uomo sulla protezione speciale». In questo modo si sarebbe tornati ai decreti Sicurezza del 2018. Quelli su cui il Presidente Sergio Mattarella, al tempo, aveva già espresso dei rilievi, citando proprio la necessità di rispettare «gli obblighi costituzionali e internazionali».

In questi giorni, gli uffici legislativi del Quirinale non hanno mai interrotto il confronto con Palazzo Chigi sul testo del decreto e avevano già fatto presente al sottosegretario Alfredo Mantovano il problema del mancato riferimento agli «obblighi internazionali» di cui Mattarella è garante. Insomma, con quel testo si sarebbe arrivati molto vicini a un incidente. Meloni sarebbe stata al corrente del problema da tempo, tanto da aver già rassicurato in anticipo il Colle. Ha quindi aspettato fino all’ultimo minuto e nel pieno delle votazioni in Senato ha dato mandato di fermare tutto e di ripristinare il testo originario.

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, primo firmatario dell’emendamento, prende la parola per chiedere «alla maggioranza di chiarire che cosa significa far venire meno la tanto sbandierata soppressione del rispetto degli obblighi internazionali». Domanda che porta alla sospensione dei lavori in Aula, necessaria per rimettere mano al testo in un momento in cui non ci sarebbe stato il tempo di aprire una nuova faticosa trattativa con la Lega. Pochi minuti dopo, infatti, il riferimento agli «obblighi internazionali» magicamente riappare. Con buona pace di Salvini.

L’emendamento viene quindi approvato, il sistema di protezioni speciali si riduce come volevano entrambi, Lega e Fratelli d’Italia. Ma resta uno strappo profondo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club