Corsa contro il tempoIl Tetris del governo tra fondi e progetti green per salvare il Pnrr italiano

Il ministro Fitto vorrebbe riversare le risorse dalle opere in ritardo su quelle certe, giocando con le diverse fonti di denari dell’Ue: Next Generation Eu, RepowerEu, fondi strutturali europei, Fondo di sviluppo e coesione. Entro il 20 aprile arriverà il quadro dai ministeri dei progetti incagliati e da eliminare. Poi il confronto in Parlamento

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Una sorta di Tetris, il videogioco in cui bisogna spostare e incastrare i blocchi per farli stare insieme. È quello a cui sta provando a giocare il governo Meloni con i progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, Pnrr, per evitare di perdere i miliardi di euro in arrivo da Bruxelles.

La logica è spostare le risorse dai progetti del Pnrr che già ora sembrano impossibili da completare entro giugno 2026 verso progetti green più semplici da realizzare. Il ministro per gli Affari europei e il Pnrr Raffaele Fitto ha già detto che non tutto si potrà fare, ma non vuole rinunciare a quei soldi. Basta giocare con le diverse fonti di denari dell’Ue: Pnrr, RepowerEu, fondi strutturali europei, Fondo di sviluppo e coesione.

Su queste quattro gambe – come spiega Repubblica – Fitto ha aperto una negoziazione con la Commissione europea. Ne ha parlato con la commissaria per la Coesione e le Riforme Elisa Ferreira e anche con il commissario all’Economia Paolo Gentiloni e con la presidente Ursula von der Leyen.

L’idea è di togliere i progetti del Pnrr troppo complessi per essere finiti entro giugno 2026 e spostarli sui fondi strutturali Ue del settennio 2021-2027, guadagnando tre anni in più, visto che la rendicontazione in quel caso va mandata a Bruxelles entro il 2029. Alcuni progetti potrebbero essere anche messi sul il Fondo sviluppo e coesione.

In questo modo si liberebbero risorse nel Pnrr da usare in due modi: per nuovi progetti, ma la negoziazione con la Commissione non sarà facile; o spostando questi soldi sul RepowerEu, il fondo del Pnrr per l’efficienza energetica che per l’Italia vale 9 miliardi più il 10% (opzionale) dei fondi coesione. Si può arrivare quasi a 17 miliardi. Ma con il RepowerEu sarebbe più facile spendere. L’idea del governo è di usare il credito di imposta per famiglie e imprese, sulla installazione di caldaie e pannelli fotovoltaici ad esempio, e affidare il grosso ai colossi di Stato Eni, Enel, Snam e Terna.

Entro il 20 aprile Fitto dovrebbe avere un primo quadro dai ministeri di quanti e quali progetti sono incagliati al punto da non stare nei tempi. Entro aprile, o al più ai primi di maggio, il ministro potrebbe riferire l’esito della mappatura al Parlamento, in occasione della relazione semestrale sul Pnrr, a sei mesi dall’ultima fatta in ottobre dall’allora premier Draghi. Prima però, dopo il Def in arrivo l’11 aprile in Consiglio dei ministri, potrebbe anticipare qualcosa alle Camere, richiamato dal Pd a riferire su ritardi e modifiche al Pnrr.

La costruzione del “sistema a quattro gambe” corre parallela alle verifiche che la Commissione europea ha chiesto di poter fare sulla terza rata del Pnrr da 19 miliardi, quella scaduta il 31 dicembre. Bruxelles vuole vederci chiaro su tre progetti che presenterebbero criticità: i piani urbani integrati (gli stadi di Firenze e Venezia), il bando sul teleriscaldamento e le concessioni portuali. La Commissione ha concesso all’Italia un mese in più per spiegare e chiarire.

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