Un altro?Il nuovo piano in nove punti di Piantedosi e Tajani contro gli sbarchi di migranti

Il dossier immigrazione di cui si discuterà domani in un vertice previsto a Palazzo Chigi. Ci sono le intese con i Paesi d’origine, il coinvolgimento dell’Onu, l’attenzione alla rotta balcanica, il sostegno alla Tunisia fino alla costruzione dei centri di permanenza in ogni regione

Contrastare gli arrivi di migranti previsti per i prossimi mesi, coinvolgendo alcuni Paesi europei nella gestione dei flussi, sostenendo quelli in difficoltà nel Nord Africa – come la Tunisia – e rinforzando gli accordi già esistenti con altri partner. Il Corriere anticipa un fantomatico piano anti-sbarchi in nove punti di cui si discuterà domani in un vertice previsto a Palazzo Chigi. Un progetto a cui starebbero lavorando i ministri dell’Interno e degli Esteri, Matteo Piantedosi e Antonio Tajani, insieme all’intelligence nazionale e sotto la regia della premier Giorgia Meloni.

Ieri al Vinitaly il vice premier Tajani ha incontrato al Vinitaly di Verona i presidenti di Serbia e Albania, Aleksandar Vucicćed Edi Rama, e poi i ministri degli Esteri austriaco e bosniaco, Alexander Schallenberg e Elmedin Konaković. «Siamo d’accordo contro il traffico di essere umani. La lotta deve essere fermissima, non può essere soltanto italiana, serve il coinvolgimento di tutti, dell’Europa e delle Nazioni unite: vogliamo colpire coloro che stanno dietro allo scafista manovale, ovvero gli organizzatori», ha spiegato Tajani, favorevole «all’immigrazione regolare: le nostre imprese hanno bisogno di lavoratori nei settori industriale, servizi e agricolo». Oggi Tajani incontrerà a Roma altri sei ministri dei Paesi balcanici.

Il primo punto del piano italiano si basa sul rilancio dei rapporti strategici con la Tunisia, in crisi economica e sociale, e incapace di fermare le partenze verso l’Italia, coinvolgendo anche la Commissione europea. Ma negli ultimi mesi sono aumentate la partenze anche dalle coste libiche di Tobruk e Bengasi, amministrate dal generale Khalifa Haftar: questa è un’altra rotta che parte dall’Egitto. Da qui la necessità di raggiungere intese con le autorità locali per portare aiuti e cercare di prevenire, con l’aiuto degli 007, le azioni dei trafficanti.

Sempre nell’ottica di limitare le partenze verso l’Italia, secondo il piano di Viminale e Farnesina è fondamentale stipulare patti con i Paesi di provenienza dei profughi. A fine marzo erano operativi quelli con Costa d’Avorio, Guinea, Pakistan, Bangladesh, Tunisia, Egitto, Camerun, Siria, Mali, Burkina Faso. Servirà poi concretizzare le intese già esistenti con Tunisia, Costa d’Avorio, Egitto e Gambia, affinché accolgano i connazionali giunti sulle coste italiane, ma irregolari e quindi espulsi. È un altro punto importante, perché prevede il coinvolgimento anche di Niger, Guinea, Mali, Camerun, Burkina Faso, Bangladesh e Pakistan.

Si punta sui rimpatri volontari assistiti: per questo si chiederà la collaborazione dell’Onu in modo da coinvolgere i Paesi di transito per il rientro in quelli d’origine agevolando progetti di lavoro e di sostegno familiare.

Sul fronte europeo — ed è il senso degli incontri di ieri dal ministro Tajani, e anche di oggi a Roma con altri sei ministri dei Paesi balcanici — il piano prevede il rafforzamento delle relazioni, soprattutto con Croazia e Slovenia, per ridurre gli ingressi via terra.

In Italia saranno ampliate le strutture per assistere i migranti in Sicilia e Calabria (ma non solo) per velocizzare le procedure di aiuto e trasferimento nelle Regioni, e in alternativa quelle di espulsione. Il ministro Piantedosi ha invece già inviato ai prefetti la raccomandazione per una accoglienza diffusa e quindi numeri ridotti «in modo da non stressare i territori». È anche prevista l’apertura di almeno un Centro di permanenza per il rimpatrio in ogni regione, visto che il decreto Cutro del 10 marzo scorso consente in deroga, fino a tutto il 2025, la realizzazione e l’ampliamento di nuove strutture, oltre alle dieci già esistenti.

Ma il governo lavora anche a misure per ridurre quelli che secondo Palazzo Chigi sono i fattori di attrazione dei trafficanti. Dopo aver limitato con un decreto l’attività delle organizzazioni non governative, adesso si punta a rendere più complesse le procedure per la protezione speciale, anche se su questo la Corte Costituzionale aveva già bocciato le norme contenute nei pacchetti sicurezza.

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