Le nostre prigioniSovraffollamento, violenze, torture: le condizioni impossibili dei detenuti in Italia

L’ultimo rapporto dell’associazione Antigone fa una ricognizione sulla situazione delle carceri nel Paese. Un quadro desolante e vergognoso tra condizioni igienico-sanitarie insostenibili (in molti istituti mancano acqua calda e riscaldamento), suicidi e rischi di morte per sciopero della fame

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Sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie impossibili, suicidi, violenze, torture. Le carceri italiane sono invivibili. È quanto emerge dall’ultimo rapporto di Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale che ogni anno fa una ricognizione puntuale sulla situazione nelle prigioni in tutto il Paese.

Le criticità sono moltissime e le misure messe in campo sempre poche, sempre insufficienti e inadeguate. Il rapporto si intitola “È vietata la tortura”: ci sono tredici procedimenti a carico di poliziotti penitenziari per violenze e torture, tra quelli attualmente in corso, in cui l’associazione Antigone si è costituita parte civile. «Inchieste e processi che rischiano di saltare se fossero approvate le proposte presentate in Parlamento dalla maggioranza di centrodestra», scrive la Stampa in un articolo firmato da Grazia Longo. «Ce n’è una di Fratelli d’Italia per l’abrogazione del reato di tortura, mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato una proposta di modifica». Ma il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, non ci sta: «Ci batteremo affinché la legge non venga toccata. Anche perché altrimenti finirebbero in un nulla di fatto i processi in corso, prima di tutti quello di Santa Maria Capua Vetere con oltre cento imputati».

Le carceri italiane sono anche estremamente affollate, molto più di quel che gli spazi consentirebbero: ci sono novemila detenuti in più rispetto alla quota limite (il 30 aprile erano 56.674), con un tasso medio del centodiciannove per cento, si legge sulla Stampa. Numeri peggiori in Europa li registrano solo Cipro e Romania.

Tra le regioni, la Lombardia ha un tasso di riempimento delle carceri del 151,8 per cento, seguita da Puglia (145,7 per cento) e dal Friuli-Venezia Giulia (135,9 per cento). Tra gli istituti, il più affollato è quello di Tolmezzo, con un tasso di riempimento del centonovanta per cento, seguito da Milano San Vittore (185,4 per cento), Varese (179,2 per cento) e Bergamo (178,8 per cento).

La conseguenza è una vita in condizioni non sostenibili, a maggior ragione se si considera che «in metà delle carceri italiane non c’è neanche l’acqua calda, in alcuni istituti non funziona nemmeno il riscaldamento», scrive Grazia Longo nel suo articolo. «Innanzitutto ci sono strutture dove nelle celle i detenuti vivono con meno di 3 metri quadrati calpestabili a testa. Non è un caso che nel 2022 siano state 4.514 le condanne inflitte allo Stato dai tribunali per condizioni di detenzione inumane e degradanti, legate soprattutto all’assenza di spazio vitale».

Da qui emerge l’emergenza suicidi, con già ventitré casi dall’inizio dell’anno e ottantacinque registrati nel 2022. In altri casi, invece, dietro le sbarre c’è il rischio di morire per lo sciopero della fame: per questa ragione il dossier dedica un capitolo all’anarchico Alfredo Cospito che ha interrotto la sua protesta lo scorso 19 aprile dopo averla iniziata il 20 ottobre 2022 per opporsi al regime del 41 bis. La decisione è avvenuta il giorno dopo la sentenza a lui favorevole della Corte Costituzionale che ha aperto a una possibile pena diversa dall’ergastolo. «Il caso Cospito – dice Patrizio Gonnella – ci fa riflettere sullo sciopero della fame che ogni giorno viene iniziato da almeno 30 detenuti. Occorre capire l’importanza di ascoltare, non di assecondare ma di ascoltare. La morte di due detenuti nel carcere di Augusta, dopo 41 e 60 giorni di sciopero della fame, è un fallimento delle istituzioni».

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